Villacidro intorno agli anni cinquanta
Si era nel periodo della fine della guerra. L’economia villacidresi era agro-pastorale: Diversi grossi “massaius” si servivano dell’opera dei braccianti agricoli, per cui non vi era sostanzialmente disoccupazione e la vita paesana era tranquilla.
Nei giorni feriali il paese restava quasi deserto perché tutti si recavano al lavoro in campagna per accudire il bestiame, molto numeroso, o il seminato, o gli agrumi.. I braccianti venivano in paese ogni 15 giorni (su quindisci) per le loro varie esigenze. Talvolta riuscivano anche a fare una puntatine, specie per i giovani, per accompagnare le loro donne o ragazze alla Messa Cantata, e per una passeggiata nella polverosa via Roma.
Le strade no erano curate: la strada principale, che era la via Roma e poi la via Sassari e Cagliari, erano acciottolate, come pure le strade minori. La via Parrocchia arrivava solo al cimitero. I mezzi di trasposto erano le carrette, i calessini, per i proprietari i carri a buoi per il trasposto delle derrate.
Le grandi somme di denaro, erano in mano di poche persone, ma il popolo si industriava per vivere una vita dignitosa anche in silenzio. La gente era buona e cordiale: ci si salutava tutti, e in ogni circostanza di bisogno tutti erano pronti a venire incontro alle necessità; ci si voleva bene, ci si aiutava a vicenda e in certe occasioni si scambiavano i doni (benestanti o poveri che si fosse)specie di quelle derrate che non tutti possedevano.
Ma incomincia il progresso: molti giovani emigrano in cerca di lavoro più remunerativo. Si ventila la possibilità di costruire una fabbrica, anche per utilizzare i terreni di Cannamenda.
Tratto dal libro “Villacidro, città da amare” di A. Mostallino.
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