đ´Il silenzio delle vittime
Non siamo piĂš al sicuro. In Italia, circa una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. Ă una realtĂ drammatica: molte violenze rimangono sommerse, controllate dalla paura o dallo stigma.
Nel 2024, sono state registrate oltre 2.900 violenze sessuali e 12.000 maltrattamenti in famiglia. Gli atti persecutori (stalking) superano gli 8.500 casi nei primi sei mesi dello stesso anno. Le chiamate al numero 1522 sono aumentate dellâ83âŻ% rispetto al 2023, passando da circa 2.300 a oltre 17.800.
Le donne subiscono violenza anche online: nel periodo 1° dicembre 2022â31 agosto 2024, tra i contenuti violenti e di odio sui social sono stati registrati oltre 27.200 messaggi violenti, un leggero aumento rispetto agli anni precedenti. Le piattaforme social spesso non rispondono adeguatamente alle denunce, lasciando le vittime nellâimpunitĂ âŻDors.
In questa atmosfera, le donne diventano oggetti di violenza sistemica â fisica, psicologica, digitale. E la societĂ moderna, sempre piĂš immersa nei social network, finisce per disarmarsi: lâimpunitĂ non è solo legale, ma anche culturale. Chi commette violenza sa di poter agire nellâombra, confidando che le sue azioni resteranno anonime, sospese tra il terrore reale e lâindifferenza collettiva.
Questa tensione â tra vulnerabilitĂ delle vittime e silenzio della societĂ â è il terreno su cui ho voluto collocare il racconto. Non serve solo parlare dellâomicida, ma di ciò che lo rende possibile: il vuoto istituzionale, la colpevole fiducia nei social, lâabitudine a ignorare le chiamate dâaiuto. Di questo argomento parlo anche su “Diario di una sottomessa”

Mi chiamo Marco Vargiu, brigadiere della stazione di Montepruno, un paese che si crede immune dal sangue, finchĂŠ non accade.
Erano le 6:17 del mattino quando mi hanno chiamato: una ragazza trovata senza vita sotto casa sua, in via delle Camelie. Si chiamava Lara Ortu, ventisei anni, commessa in un centro estetico. Il corpo era riverso sul selciato, ancora tiepido.
Nessun segno di rapina. La borsa era lĂŹ, chiusa. Il cellulare, intatto. Ma il collo mostrava un livido netto, ovale, come una stretta disperata. Un omicidio pulito, intimo.
Il primo a essere interrogato è Daniele, il suo ex. Storia finita da mesi, ma non accettata da lui. Trovato agitato, con i graffi sul polso, âcolpa del caneâ, dice. Il telefono di Lara mostra chiamate sue, insistenti. Una, alle 22:04 della sera prima: âTi aspetto. Parliamo o la faccio finitaâ.
Una vicina, la signora Egle, racconta di aver visto âuna sagoma sotto il lampione, ferma per oreâ. Una seconda testimone, una ragazzina insonne, giura di aver sentito un urlo strozzato e poi passi rapidi verso il parcheggio.
Sul citofono, rileviamo unâimpronta parziale. In casa sua, un mazzo di fiori freschi, anonimo, e un biglietto: âNon puoi ignorarmi per sempreâ.
Daniele nega tutto. Ma ha un alibi fragile: âEro a casa a guardare una serieâ. Solo, senza testimoni.
Quando finalmente analizziamo le telecamere della farmacia a pochi metri, la sorpresa: la sagoma non è Daniele. PiÚ bassa. PiÚ esile.
Il DNA trovato sotto le unghie di Lara conferma: non è dellâex.
Il colpo di scena arriva con una segnalazione: un cliente del centro estetico, Giacomo Serra, cinquantenne, sposato, disturbava Lara da settimane. Lei aveva confidato a unâamica di sentirsi spiata, seguita.
Mai denunciato.
Lo troviamo in garage. Non oppone resistenza. Dice solo: ÂŤNon voleva piĂš vedermi. Mi ha umiliatoÂť.
Il caso è chiuso. Ma mentre firmo lâultima pagina del verbale, mi resta in gola lâamaro: Lara aveva chiesto aiuto. Nessuno ha ascoltato.
Rita Pinna, nata a Cagliari, abbraccia la sua indipendenza alla maggiore etĂ . Scrive romanzi di avventura ambientati nella sua Sardegna, dipingendo quadri vividi della societĂ e delle meraviglie locali. Consapevole dei problemi sociali, Rita abbraccia il cambiamento radicale, spostando la sua penna verso il genere thriller. I suoi romanzi affrontano con coraggio le storie di donne maltrattate e abusate, contribuendo a dare voce a chi spesso resta in silenzio.

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