Recensione di “diario di una sottomessa” di Angela
Devo ringraziare Angela, per questa bellissima recensione, arrivata per mail.
Quando ho iniziato questo libro, non sapevo bene cosa aspettarmi. Il titolo mi aveva incuriosito, ma la sinossi mi ha spinto ad aprirlo: sentivo che dietro c’era molto più di quello che sembrava. Avevo ragione.
“Diario di una sottomessa” non è una storia leggera. Non è un romanzo che leggi per passare il tempo. È un pugno nello stomaco, ma anche una mano tesa. Parla di dipendenza emotiva, di manipolazione, di violenza psicologica. Ma lo fa in un modo diverso da tanti altri libri che trattano questi temi: senza vittimismo, senza esagerazioni, senza pietismo.
La scrittura è diretta, vera. A tratti cruda, ma mai gratuita. Ogni parola ha un peso, ogni silenzio è assordante. Si sente che chi scrive conosce ciò di cui parla. E si sente anche la fatica, quella vera, di chi cerca di liberarsi da una gabbia invisibile.
Mi ha colpito soprattutto la parte in cui si parla del giudizio degli altri, di quel sospetto che arriva quando finalmente ce la fai: “Forse non era davvero una vittima?” È una frase che ti resta in testa. Perché troppo spesso chi sopravvive viene messo in discussione, quasi colpevolizzato per la propria forza.
C’è anche un tocco da racconto giallo, e ammetto che inizialmente non capivo dove volesse andare a parare. Poi ho capito che non era importante “la trama” nel senso classico. Il vero mistero qui è la mente. Le sue catene, le sue fughe, i suoi tentativi di risalire.
Questo libro non ti dice cosa pensare. Ti accompagna. Ti provoca. Ti fa riflettere. E questo, secondo me, è il suo punto più forte. Lo rileggerei? Sì. Lo consiglierei? Solo a chi ha il coraggio di guardare la realtà senza filtri. Per tutti gli altri, potrebbe essere troppo.
Ma se vi ci ritrovate anche solo in parte, leggetelo. Fa male, ma fa anche bene.



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