La mia storia d’amore per la natura
Questo è un racconto vero a cavallo in Sardegna. Un ricordo indelebile che parla d’amore, libertà e connessione con la natura e con gli animali.
Mancava poco al tramonto e io cominciavo a preparare i cavalli per la passeggiata notturna. Ormai era luglio, i turisti arrivavano a frotte in quell’angolo di Sardegna magica. Faraone, il vecchietto del gruppo, come al solito mi ronzava intorno. Non vedeva l’ora di uscire, di galoppare in quella splendida spiaggia dove era stato già decine di volte. Mi posò il muso sulla spalla. Il suo modo per dire che mi amava. Infilai la mano dentro la sua bocca e gli presi la lingua. Questo gioco lo divertiva moltissimo, tanto da ripeterlo parecchie volte al giorno: ogni volta che mi vedeva si avvicinava per replicare quel rito d’amicizia.I miei cavalli erano liberi, le stalle aperte per ripararsi dal sole o dalle intemperie del tempo. Girovagavano nell’oliveto, giocando tra loro.
Io li guardavo, mi trattenevo anche ore ad ammirare ciascuno di loro. Ma Faraone era il mio preferito, e indugiavo spesso sul suo mantello bianco, contando con tenerezza i cerchi rossicci sul posteriore.
Ormai i turisti erano arrivati: due tedeschi e quattro italiani, due dei quali erano ragazzine adolescenti. Faraone era già sellato e lo affidai alla ragazzina più piccola. Avevo un occhio di riguardo per lui, era il mio vecchietto. Gli altri ebbero in affido i cavalli più docili, maestri per chi non sa cavalcare e insegnanti per i più ribelli. Io presi l’arabo più ribelle: volevo fargli fare una passeggiata insieme ai cavalli più esperti. Più tardi avrebbe dovuto essere lui un insegnante per i puledri più indisciplinati.
Ormai tutti erano in sella, aspettavano solo me. Diedi un bacio frettoloso a quel muso di velluto del mio Faraone e montai velocemente. Condussi il gruppo in fila indiana dentro un sottopassaggio che conduceva alle spiagge di Santa Margherita. Distese sabbiose lunghe chilometri. Stava imbrunendo, ma riuscivo a vedere tutti. I tedeschi parlavano un italiano stentato, ma riuscivano a farsi capire. Arrivati in spiaggia, lo spettacolo era unico. Vedevo i turisti che aprivano la bocca per lo stupore e si incantavano a quella che era l’ottava meraviglia del mondo. I profumi della pineta retrostante, degli elicrisi, del cisto e del timo barona si mischiavano all’odore forte della salsedine.
D’un tratto Faraone si mosse e venne verso di me, creando panico nella ragazzina poco esperta. I tedeschi non si accorsero di nulla, incantati com’erano dalla bellezza. Faraone era impaziente, voleva galoppare in quella meravigliosa spiaggia rosa. E chi poteva dargli torto. Spezzando l’emozione che si era creata, impartii le regole per il galoppo.
“Tenete bene le redini senza tirarle, altrimenti fermerete il cavallo, e state seduti in sella con le spalle ben aperte e leggermente all’indietro. Tenete i talloni bassi e cercate di non perdere le staffe, altrimenti il cavallo si ferma.”
Faraone, sentendo la solita litania di avvertimenti alle persone in sella ai suoi amici, cominciava a scalpitare.
Uno dietro l’altro, con me a capofila, cominciarono il loro piccolo galoppo sulla battigia. I tedeschi, ultimi in fila perché già esperti, mollarono le redini e spalancarono le braccia abbracciando il tramonto e tutti i suoi profumi. Il mare, color dell’oro, increspato appena dallo scirocco, ricambiava la loro felicità schizzandoli di sabbia e acqua. All’improvviso un “Beautiful!” urlato, che sgorgava dal cuore più che dalla bocca, fece girare tutti. Erano bagnati fradici, i loro occhiali, tanto erano sporchi di sabbia, che credo non ci vedessero nemmeno più. Uno di loro stava piangendo. Seppi dopo che quella galoppata al tramonto, per lui, era stata una liberazione dalla sofferenza che stava provando ormai da due anni, ovvero dalla morte della moglie. Continuò a venire da me tutte le estati e ogni volta succedeva la stessa cosa.
La corsa soddisfò anche Faraone che, dopo un paio di chilometri, si fermò stanco ma soddisfatto. Io assecondavo i suoi tempi, anche a discapito dei clienti: era lui che dirigeva il gruppo, non io. Ormai era già buio e chiesi ai turisti se volevano fare il bagno insieme ai cavalli, così potevamo rinfrescarci tutti insieme. L’entusiasmo a quella mia proposta era unanime. Tolsi le selle aiutata dai due tedeschi e aiutammo le ragazzine e i genitori, entusiasti più delle figlie, a salire in groppa senza sella. Piano entrammo nell’acqua fresca e profumata d’estate.
Credo che i ricordi di quella serata saranno indelebili, scolpiti nel cuore di tutti i partecipanti. A Faraone piaceva il mare, non era la prima volta che portava i turisti in quel piacevole viaggio dentro la natura. Passò circa mezz’ora tra nuotate in acqua e i giochi con i cavalli, ma era l’ora di tornare in scuderia. I cavalli avevano fame ed erano stanchi. Mi aiutarono a sellare i cavalli e poi, rimontando in sella, mi ringraziarono tutti per la bella esperienza.
Ritornando alle scuderie presi una strada diversa e, nel silenzio della sera, offrii un’altra esperienza ai miei nuovi amici. I cavalli al passo sulla sabbia illuminata dalle stelle, i profumi della pineta e del mare. Il fruscio del vento leggero sulle fronde non finiva di stupirmi. Infondevano in me la gratitudine per essere viva.
L’immagine di quella sera e il ricordo di quel sentimento non mi ha mai più abbandonata. Oggi cerco disperatamente le emozioni di quegli anni così pieni d’amore e di gioia. Vago per le pinete del paese dove abito, ma il mare è lontano, al di là di quelle montagne. Non c’è più il mio Faraone, ma rimangono i profumi, eterni come l’amore che provo ammirando l’orizzonte, mentre sogno di nuotare in mezzo al mare dorato insieme ai miei cavalli.
Questo episodio della mia vita si è svolto a Santa Margherita di Pula, per chi vuol sapere di più della zona, può cliccare qua
Rita Pinna, nata a Cagliari, abbraccia la sua indipendenza alla maggiore età. Scrive romanzi di avventura ambientati nella sua Sardegna, dipingendo quadri vividi della società e delle meraviglie locali. Consapevole dei problemi sociali, Rita abbraccia il cambiamento radicale, spostando la sua penna verso il genere thriller. I suoi romanzi affrontano con coraggio le storie di donne maltrattate e abusate, contribuendo a dare voce a chi spesso resta in silenzio.
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Anna Rita Murtas
Meraviglioso❣️
admin
Grazie cara



2 comments