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Un viaggio interiore verso la trascendenza

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Un viaggio interiore verso la trascendenza

Il romanzo di Paolo Bertulessi si presenta come un’opera potente, dalla struttura intensa e dal linguaggio evocativo, in cui la narrazione in prima persona diventa un canale privilegiato per esplorare i più profondi moti dell’animo umano. Fin dalle prime pagine, il lettore viene immerso in un flusso di pensieri densi e ricchi di riflessioni, che accompagnano il protagonista nel ricordo di un’infanzia segnata da figure femminili fragili e un rapporto quasi salvifico con lo zio, unica figura di riferimento solida e paterna.

L’atmosfera iniziale, nostalgica e a tratti dolente, si trasforma gradualmente in qualcosa di più ampio e simbolico. L’incontro con Raffaella segna una svolta: la relazione tra i due diventa strumento e simbolo di una trasformazione radicale, che travalica l’umano per sfociare in una dimensione altra. I due protagonisti si fondono con la natura, diventano uno con una pianta sacra, abbandonando il piano della quotidianità per approdare a quello del mito, della spiritualità, della rigenerazione assoluta.

La scrittura si fa via via più visionaria, e l’intero impianto narrativo si innalza verso un esito che unisce elementi distopici, religiosi e new age in una sorta di rivelazione finale. La comunità che li accoglie – fuori dal tempo e dallo spazio, lontana dal mondo decadente – rappresenta l’utopia tanto cercata, ma anche una critica implicita alla realtà esterna, ormai corrotta e irrecuperabile.

Non si tratta di una lettura semplice o convenzionale: la prosa riflette la complessità del viaggio interiore dei protagonisti, e chiede al lettore di lasciarsi andare, di accettare la sospensione del realismo per accedere a una dimensione più simbolica e sensoriale. Chi saprà abbandonarsi al ritmo del racconto, troverà in questo romanzo un’esperienza profonda, un invito alla trasformazione e alla rinascita dell’essere, che risuona come un canto di speranza nell’epoca della disillusione.

Sinossi:

Ambientato nella città di Padova, e in parte nella vicina Venezia, il romanzo
si dipana nell’arco dei 44 anni che intercorrono tra il 1976 e il 2020.
Leonardo, il protagonista, rimane orfano di padre in tenera età e viene
praticamente cresciuto da uno zio ufficiale dell’Aeronautica per il quale
nutre una profonda ammirazione. Il rapporto con lo zio viene da lui raccontato
in prima persona e, dopo un prologo intenso e introspettivo che analizza
il tempo nel quale il protagonista vive, viene convogliato nei ricordi
della propria vita a partire dall’anno 1976, anno nel quale Leonardo subisce
il trauma del terremoto con epicentro nel vicino Friuli: da quel giorno
la sua vita verrà irrimediabilmente segnata da quell’evento naturale e conoscerà
meglio Raffaella, una ragazzina che vive nel suo stesso condominio.
Quella stessa sera, nella base militare dove opera lo zio, sita nei pressi dei
Colli Euganei alla sommità del Monte Venda, accade qualcosa che cambierà
radicalmente il graduato, fino a condurlo a una missione che coinvolgerà
il nipote in prima persona.
Da quel momento, a rendere particolarmente sofferta la vita di Leonardo
saranno anche i misfatti compiuti dallo zio, crimini giustificati dallo stesso
come atti necessari per la sua protezione e dei quali lui diventa muto spettatore:
inizia a trasparire un disegno supremo particolarmente inquietante
che riguarderà l’intera umanità e che vedrà Leonardo come eletto assoluto.
Utopia o distopia? Ai lettori l’ardua sentenza.

Se vuoi leggerlo clicca qui

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Il volo del deicida Paolo Bertulessi

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