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Cos’è la Banca del Tempo

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Le Banche del Tempo italiane sono: “libere associazioni tra persone che si auto-organizzano e si scambiano tempo per aiutarsi soprattutto nelle piccole necessità quotidiane”. Diversamente dai L.E.T.S. inglesi, nelle B.T. italiane non avviene scambio di merci o di prestazioni con un valore di mercato valutabile. Sono “luoghi nei quali si recuperano le abitudini ormai perdute di mutuo aiuto tipiche dei rapporti di buon vicinato. Oppure si estende a persone prima sconosciute l’aiuto abituale che ci si scambia tra appartenenti alla stessa famiglia o ai gruppi di amici”.


Chiunque può fondare una Banca del Tempo. Bastano poche persone (4, 5 o 6) che, attratte dall’idea e dall’utilità della banca, coinvolgono amici o conoscenti (colleghi di lavoro, genitori di compagni di scuola dei figli, parenti, eccetera) fino ad essere 15 -20 al massimo e costituire così il gruppo promotore della Banca del Tempo. Sulla base dell’esperienza, si consiglia di progettare la banca e sperimentarne il funzionamento per alcuni mesi all’interno del solo gruppo promotore. Si procederà, in seguito, a pubblicizzarla e a cercare l’adesione di nuovi soci. E’ fondamentale che, al momento dell’apertura a nuove persone, la banca possa contare su un gruppo promotore già esperto e, quindi, in grado di aiutare gli altri ad inserirsi. Questa è, forse, la condizione principale affinché la banca duri nel tempo funzionando bene e non subisca traumi se, ad esempio, con l’eventuale ritiro di qualcuno dei soci fondatori. La sperimentazione è importante anche per definire l’organizzazione interna più efficace. A questo proposito si raccomanda di: – semplificare al massimo le attività di conduzione della banca, evitando di incorrere in doppioni e meccanismi burocratici che farebbero perdere inutilmente tempo; – distribuire gli incarichi tra più soci che chiameremo “gruppo di gestione”. E’ bene avere presente che, a parte l’incarico di ognuno, tutti conoscano il sistema di conduzione della banca (è sbagliato che lo sappiano soltanto una o due persone!); – prevedere periodicamente il ricambio dei componenti del gruppo di gestione (scambiando le funzioni, ma anche facendo entrare persone nuove), al fine di evitare contraccolpi nel caso qualcuno decida di ritirarsi. Nell’esperienza ormai consolidata, i soggetti promotori delle Banche del Tempo italiane si confermano essere di quattro tipi: gruppi spontanei di cittadini (spesso amici tra di loro); associazioni già esistenti oppure organizzazioni sindacali; comuni tramite assessorati o singoli uffici e servizi (Settore servizi sociali, Centri Donna, Comitati Pari Opportunità, Uffici Informazione, Centri Anziani, Uffici Tempi della città) *; cooperative sociali e dopolavoro aziendali (creano B.T. chiuse per i loro soci). A proposito di banche promosse dai Comuni, è opportuno adottare i seguenti accorgimenti: – il Comune individui il servizio e l’operatore pubblico al quale affidare l’azione promotrice di una B.T.; – l’operatore coinvolga singole persone, i gruppi, le associazioni del suo territorio e proponga di aderire al progetto per la nascita della banca del tempo. Operi per creare un gruppo promotore composto esclusivamente da singoli individui (ad esempio, non di associazioni in quanto tali) per evitare che nascano problemi nella conduzione, ma soprattutto di far nascere un doppione di quanto esiste già; – l’operatore aiuti il gruppo promotore a far nascere e a sperimentare l’organizzazione della banca (vedi il capo 2 e 3 del presente capitolo); è consigliabile che l’operatore faccia parte del gruppo promotore; – l’operatore aiuti il gruppo promotore nelle fasi di apertura al pubblico e metta a disposizione della banca ormai nata i servizi dei quali ha necessità, come: la sede, il telefono, l’accesso alle fotocopie, possibilmente un computer e una linea di posta elettronica e, eventualmente, le spese di registrazione dello Statuto. A questo punto, la banca è un soggetto autonomo e necessariamente il suo rapporto con il Comune e deve cambiare. Di conseguenza, è opportuno che: – il Comune aderisca alla banca stessa indicando un proprio rappresentante presso di essa (ad esempio nel Direttivo dell’Associazione). E’ consigliabile che, almeno nella prima fase, il suo rappresentante sia l’operatore che ha aiutato la banca a nascere; – il Comune e la banca sottoscrivano un accordo di scambio nel quale sia prevista la restituzione sotto forma di tempo del sostegno che la banca riceve in servizi

Tratto da Tempomat


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