Diritto di contestare
in un seggio elettorale di oristano – Jana ‘e Mari
Jana ‘e Mari scrive il 25 maggio 2014, alle 22.45 da oristano: Bene bene! o meglio: Male male!!!! sono andata a votare con la gomma di mia figlia nella tasca destra dei pantaloni. Vi interessa sapere cosa è successo? Ora ve lo racconto nei particolari: Arrivo nella sezione del mio seggio, aspetto il mio turno, in silenzio poche persone si alternano nelle cabine. Tocca a me. Entro. Nel seggio ci sono due scrutatori più il presidente e il vicepresidente. Consegno la tessera elettorale, ma non subito il mio documento perché pensavo fosse superfluo, visto che il presidente è un mio collega. Ma lui non mi riconosce e quindi consegno pure la patente. Mi danno scheda rosa e matita timbrata Ministero. Entro in cabina, faccio una croce sul simbolo e scrivo il cognome e nome della candidata che ho scelto. Poi un po’ scettica tiro fuori la gomma e provo a cancellare il cognome. Oh! si cancella….. lo riscrivo e dopo aver piegato la scheda in due esco dalla cabina e faccio presente che la matita si cancella. Il presidente mi urla di rientrare in cabina, rifare il segno e imbucare la scheda nell’urna. Obbedisco un po’ perplessa da tanta veemenza. Riesco, imbuco la scheda e chiedo che sia messo a verbale che la matita si cancella dalla scheda. Cominciano a urlarmi contro presidente e vice. Io, pacatamente con la voce ma agitata dentro, chiedo di nuovo cortesemente che sia messo a verbale quanto affermo. Lo devo chiedere altre due volte tra le urla dei due e gli sguardi sperduti degli altri scrutatori che da due son diventati quattro nella stanza. Il presidente mi chiede di scrivere una dichiarazione in un foglio a quadrettoni che lui stesso mi consegna insieme ad una penna bic nera punta grossa. Io di nuovo obbedisco. Mi siedo e mi metto all’opera in silenzio. la vicepresidente continua a urlare che sto intralciando le operazioni di voto. Io continuo a scrivere senza rispondere e poi, quando ho finito, chiedo che sia messa a verbale la mia dichiarazione. Cominciano le minacce quando insisto sul fatto che sia un mio diritto. La prima è di chiamare i carabinieri. Io con sguardo chiaro e fermo rispondo:”Giusto! chiamiamo i carabinieri”. La vice esegue e torna con un carabinierino giovane giovane. La vice comincia a urlare che sto disturbando le operazioni di voto. Il carabinierino le dice di calmarsi in tono gentile e di farmi parlare. Pacatamente racconto in maniera il più possibile oggettiva i fatti. La vice e il presidente ricominciano a urlare accusandomi di un’altra decina di cose: sto disturbando le operazioni di voto, ho deturpato la scheda (non è assolutamente vero visto che prima ha controllato mentre la stavo imbucando, non conosco le leggi che regolano le elezioni, ho commesso un reato perché ho osato portare una gomma da cancellare dentro la cabina e ho osato cancellare il segno che io stessa avevo apposto.) I tre carabinieri mi portano dentro una stanza insieme alla vice che continua a urlarmi contro e a minacciarmi e trema tutta mentre lo fa. La porta se la chiudono alle spalle e io non posso fare altro che sorbirmi le urla della vice e il carabiniere che prende nota degli estremi sul mio documento, mentre io gli chiedo perché visto che i miei estremi li hanno già presi qualche minuto prima e io non ho commesso nessun reato. Insisto sul fatto che è un mio diritto chiedere che la mia dichiarazione venga messa a verbale. Mi riportano nella sezione e il presidente prende la mia dichiarazione mettendola da parte senza fare nient’altro. Io insisto sul fatto che voglio sia messa a verbale. La vice mi urla contro dicendomi che sono una provocatrice e che non la incanto facendole credere che ho ragione solo perché non alzo la voce come fa lei e parlo con calma. Io continuo a chiedere quello che ritengo che sia un mio diritto come cittadina che paga le tasse e collabora attivamente col proprio lavoro di insegnante alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione. Il carabiniere si assume la responsabilità di controllare a chiusura verbale che la mia dichiarazione sia presa in considerazione. Me ne vado, scortata dai carabinieri. All’uscita dal seggio mi si avvicina un ragazzo alto e barbuto che mi dice: ” Si segni il mio nome”…. Io, agitata, gli rispondo in malo modo… Lui, gentilmente, insiste e si spiega: “Ho assistito a tutto l’accaduto e nel caso Lei possa avere problemi o volesse fare una denuncia sono a disposizione come testimone a suo favore, visto che lei ha difeso i diritti di tutti i cittadini”. E mi da le sue generalità e il suo numero di cellulare nel caso possa servirmi. E’ allibito per la scena a cui ha assistito: l’aggressione verbale, le minacce velate, la violazione di un diritto del cittadino…. Io quasi mi metto a piangere perché, lo confesso, mentre cercavo di far valere un mio diritto che è quello di tutti i cittadini che possono votare, mi son sentita sola.
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