Dialogo con Abdu i jalil, immigrato dall’Africa.
Questo incontro ha cambiato il mio pensiero sugli immigrati, al mercato a Cagliari incontro questi ragazzi che scaricavano un camion, uno di loro per poco non mi manda a gambe per aria, mi chiede scusa e riprende il suo lavoro. Il padroncino ( l’autista del camion ) è una persona che conosco rimaniamo a parlare fino a che il camion non è stato scaricato tutto, al termine i tre ragazzi vengono pagati e stanno per andarsene, ma il mio amico e io decidiamo di offrirgli un caffè; e così al bar iniziamo a parlare.
Io: ma tu hai sei un immigrato, o sei qua da tempo?
Abdu: ci sono 4 mesi, prima ero a Lampedusa.
Io: e il permesso di soggiorno, noi italiani siamo bravi, vi veniamo incontro….
Abdu: permesso di soggiorno? ( dice ridendo) in Italia niente permesso, ci lasciano andare così, io e loro ( indicando gli amici) facciamo qualche lavoretto per vivere, ma il resto ce lo danno in un convento e con la carta prepagata.
Io: e dove vivete?
Abdu: nel convento, mangiamo anche li. Ali viene dalla Germania, la lo hanno preso perché non lavoravo e l’hanno mandato in Francia e loro in Italia. Ma qua sta meglio, stiamo meglio tutti, italiani bravi.
Io. Ma siete tutti così, cioè quelli della vostra comunità? Fatte lavoretti e andate in giro a fare i “vucumpra”
Abdu: no, molti si nascondono perché hanno paura dei carabinieri, sono ricercati li, da dove siamo partiti. Loro hanno paura.
Abdu: e tu, dove vivi? Dove lavori?
Io ho risposto che vivevo a Villacidro e ci lavoravo anche, e mi ha fatto altre domande del tipo se anche a me davano la carta prepagata perché molti sardi ce l’hanno.
Insomma più di questo non mi hanno detto, ha solo ringraziato per il lavoro e il caffè per lui, il pastiss per Ali e la birra per il più giovane, si la birra, loro mangiano carne di maiale e bevono alcolici. Il nome del terzo ragazzo, sembrava minorenne, non l’ho capito bene, ma forse era voluto.
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