Amico… ma l’editore è tuo amico?
Amico… ma l’editore è tuo amico?
Partire il giovedì mattina con gli spari dei cacciatori nelle orecchie non è la cosa migliore, soprattutto quando la situazione scatena in te domande esistenziali. Il cacciatore non è tuo amico, lo sai benissimo. Ma la domanda, come da titolo, è: “L’editore è tuo amico?“
La risposta non è facile da trovare e per capirlo bisogna fare alcune considerazioni a seconda del posto che tu, lettore di questo articolo, occupi nella catena libraria.
Così capita che dobbiamo fare dei distinguo. Prendiamo in esame le tre principali categorie che costituiscono la filiera libraria. Nell’ordine inverso rispetto all’uscita di un libro prendo il lettore, il libraio e l’autore. I riferimenti sono alle categorie e non alle singole persone. Nel senso che per lettore intendo una persona che normalmente consuma letteratura (diciamo una quindicina di libri l’anno), per libraio intendo la persona che spaccia letteratura e per autore intendo la persona che fabbrica letteratura. L’editore in questa catena ha a che fare con tutti, quindi osserveremo i suoi rapporti con i tre anelli della catena. A proposito, secondo voi esistono anelli deboli? Vedremo, secondo me sì.
Il lettore
L’editore è amico del lettore, lo coccola con le sue offerte letterarie e cerca sempre di soddisfare le sue esigenze. Il lettore troverà nell’editore un catalizzatore di gusti. Se l’editore fa una buona scelta in fase di selezione, editing, distribuzione, il lettore sarà contento e l’editore sarà il suo migliore amico. Lo elogerà sempre, anche quando troverà un titolo che non gradisce, perché comunque può essere un calo di qualità, o un gusto personale appena difforme. In ogni caso seguirà con interesse ogni nuova uscita dell’editore e lo ascolterà come se fosse suo fratello. Se non gli piace un editore per le sue scelte, il lettore non ha problemi: lo saluta e amici come prima. Quindi, come vedete, in ogni caso amici.
Il libraio
Il libraio ha, con l’editore, un rapporto di amore e odio. Lui deve soddisfare le esigenze del lettore con l’opera dell’editore, quindi se il lettore è amico dell’editore si presume che lo sia anche il libraio. Però non sempre vendere il prodotto di una persona significa averla come amico. Se l’editore è costante con la qualità delle pubblicazioni e ha scelto un buon distributore (a cui ha fornito una buona tiratura) il libraio è un grande amico dell’editore. Dopotutto non deve faticare, spendere tempo e denaro in telefonate e conferme, solleciti e umiliazioni di fronte all’espressione “Come non è ancora arrivato?” del lettore che sgrana gli occhi di fronte al ritardo nelle consegne del titolo da lui chiesto. Se invece ci sono problemi, poca chiarezza, ritardi, il libraio e l’editore non sono amici. Siccome al libraio interessa mantenere l’amicizia del lettore senza perdere la salute, il rapporto tra editore e libraio deve essere buono in tutti i sensi. Altrimenti il libraio potrebbe anche rifiutarsi di accogliere le pubblicazioni dell’editore nella sua libreria. Questo per quanto riguarda il libraio indipendente. Diverso è il punto di vista del libraio di catena: in quel caso non c’è un rapporto che non sia quello di “fornitore unico” – “commerciante”. Non c’è da scegliere, e la scelta è la condizione essenziale per distinguere tra amici e nemici.
L’autore
Eccoci al punto cruciale, quello a cui, in fondo, volevo arrivare: il rapporto tra editore e autore. A questo punto mi rivolgo a te, singolo autore: l’editore non è mai tuo amico. Per quanto il rapporto personale possa essere buono, devi tenere presente che lui vede in te solo uno sfornatore di testi, un promotore dei propri libri, un piccolo gruppo (i tuoi amici e parenti) a cui vendere le prime copie del tuo romanzo. Forse sceglie la pubblicazione del libro anche in base al numero dei tuoi contatti sui social, come qui ipotizza anche la Lipperini a proposito del “klout”. Lui quindi non ti è amico, non ti sta facendo nessun favore. E tu non lo stai facendo a lui. Per una somma di denaro vi state sfruttando l’un l’altro. Se ti trovi male con un editore che ha pubblicato un tuo lavoro, non sei legato a lui da un rapporto di amicizia: vattene. Si tratta di un mero rapporto di lavoro, economico, commerciale. Chiamalo come vuoi. In ogni caso non è tuo amico. Mai. Può esserlo la persona con cui vai in pizzeria e con cui parli di calcio, di gossip, di politica, ma non la stessa persona quando ti parla di capitoli, editing e presentazioni. C’è da precisare che anche tu devi vedere in lui la tua opportunità per raggiungere un pubblico accettabile, ma ricordati sempre (sempre) che non lo fa perché sei tu, ma solo perché ci guadagna lui. Se lo facesse per amicizia ti concederebbe il doppio dei diritti che concede agli altri, o almeno ti tratterebbe diversamente da come tratta tutti gli altri autori della sua scuderia. Lo fa? No. Ergo non è tuo amico.
Quindi cari amici autori, per quanto qualcuno abbia detto di sì al vostro manoscritto e non vi chiederà denaro per la pubblicazione, fate bene attenzione: non è un amico, è un editore. Non dovete avere remore nel rifiutare proposte di pubblicazione, non dovete vergognarvi di voler attendere per scegliere tra più proposte, non dovete aver paura di ammettere di aver scoperto che il vostro lavoro non era pronto, nonostante l’abbiate inviato per una valutazione. C’è sempre tempo per migliorare, l’editing aiuta molto, ma ci sono casi in cui dovete riprendere il testo in mano e stravolgerlo, implementarlo, farlo lievitare. Perché nessun editore sarà disposto a riscrivere insieme a te il 70% o addirittura l’80% del libro. Nessuno. Altrimenti potresti davvero chiamarlo “amico”.
Se tu ti scopri insoddisfatto del tuo lavoro, se hai avuto conferme ai tuoi dubbi, se ti sei accorto che i tagli che hai fatto forse non andavano fatti, o non sei convinto delle tue scelte, ritira la tua proposta. Te ne sarà grato l’editore (per due o tre giorni, poi dimenticherà anche il tuo nome), te ne saranno grati i lettori, e te ne sarai grato anche tu. Bisogna avere il coraggio di ammettere i propri errori, di riconoscerli prima di tutto. E correggerli, prima che sia troppo tardi. Un manoscritto può avere tante vite: restare nel cassetto per sempre, restarci il tempo necessario, o uscire dal cassetto troppo presto per ritornarci, qualche mese dopo, sotto forma di libro edito.
In fondo, anche se forse non lo ammette, anche il libraio te ne sarà grato, diventando tuo amico. Lui che di testi imperfetti ha già gli scaffali della libreria pieni.
Con questo articolo in parte mi scuso pubblicamente con chi ha ricevuto e riceverà, tra ieri e oggi, un mio rifiuto alla proposta fattami, motivato dalle evidenze di quest’ultimo paragrafo. Il testo non era pronto e me ne sono accorto troppo tardi.
Ringrazio allo stesso modo gli editori che invece non hanno preso in considerazione il manoscritto, con tutta la sincerità che posso esprimere.
In ogni caso buon lavoro a tutti.
Buon giovedì, oggi ritirano la plastica.


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