Proveremo a raccontare una storia antichissima, una tradizione orale che abbiamo nel sangue e che, per questo motivo, abbiamo sempre conosciuto, anche se nessuno l’ha mai scritta. Si tratta dell’arcana leggenda che racconta l’accordo di alleanza che, nel 540 a.C., fu stipulato fra la principessa sarda Tsìppiri, la regina Malgib di Cartagine e il Re Ormuk, leader dei gruppi etruschi che controllavano le miniere di Monte Valerio e Monte Rombolo.
I tre sovrani volevano allontanare i greci dalle rotte tirreniche dopo che questi avevano scaricato le loro mercanzie nel porto di Pitecusa, minacciando l’egemonia etrusca in quei lidi.
La trama degli avvenimenti mostra la storia di un uomo, apparentemente forte, che posto di fronte al fascino irresistibile di una donna incantevole, mostrerà tutte le sue debolezze emotive: Re Ormuk. Egli s’innamorerà della principessa Tsìppiri, ammaliato dai suoi irresistibili filtri d’amore. Confuso dagli eventi, progetterà di liberarsi della regina Malgib, sua amante segreta e scomoda alleata. Per liberarsi anche dai greci, temuti rivali economici, pensa di incolparli organizzando un complotto.
E’ la storia di un intreccio d’amore: la regina Cartaginese è innamorata da tempo, segretamente ma non troppo, del re etrusco e lui, in un primo momento, cede alle lusinghe della navigata seduttrice. In seguito, con l’entrata in scena della nuova alleata, ossia la principessa sarda, i sentimenti cambiano e il re, innamorato perdutamente del nuovo astro nascente della regalità mediterranea, si trova a dover fronteggiare le emozioni, già messe in subbuglio dalle troppe cessioni fatte a Malgib, e poi a dover gestire un triumvirato d’affari con le due prime donne (oltre a dover metter d’accordo le due nobili alleate), per poi cedere definitivamente il suo cuore alla nobildonna isolana.
Tuttavia, per disimpegnarsi rapidamente dal rapporto amoroso con la regina cartaginese, rischia di compiere un atto criminale. Per staccarsi dalle grinfie della gelosissima e vendicativa regina cartaginese, intesse un’ignobile trama coinvolgendo un rinnegato nobile etrusco, passato all’esercito greco. Il progetto prevede l’assassinio dell’ignara Malgib in cambio della promessa di cedere l’isola di Plotino, ricca di stagno (promessa che si sarebbe riservato comunque di non mantenere). Mentre il re etrusco e la regina cartaginese si accordano per costituire la “bronzea alleanza” contro i focesi, la bellissima principessa Tsìppiri era incoronata regina sherden, in seguito all’abdicazione di suo padre Re Momoth. Egli si ammalò gravemente per aver erroneamente ingerito una velenosa minestra di euforbia. Fra le conseguenze della malattia, il re sardo patisce una progressiva diminuzione della vista che lo porterà alla cecità.
In occasione dell’incoronazione dalla principessa a nuova Reggente, in sardo detta Rexina, i più esperti sarti isolani furono incaricati di disegnare, e confezionare, l’abito più bello che si fosse mai visto sulla terra. Uno di quei maestri era in realtà una sarta, una marmmidhesa famosa per aver confezionato gli abiti di altre principesse e regine celebri del Mediterraneo. La sua bottega d’arte era a Mara Barbaraghesa, importante comune della Marmiddha, e costei ricevette l’incarico dalla principessa Tsìppiri in persona. Avrebbe realizzato quel sontuoso e mirabile abito, e sarebbe divenuta la sarta personale della regina.
“In dd’unu bellu canisteddu de fenu e giuncu prenu de drucis” (In un bel canestro di fieno e giunco pieno di dolci) la principessa Tsìppiri presenterà al vecchio Re, e padre, il suo messaggio d’amore e di pace, rivolto a tutti i popoli. Un messaggio di fratellanza universale, di collaborazione, senza prevaricazione, nel rispetto della dignità delle persone e dei popoli. Un messaggio che forse non si realizzerà in quel tempo, ma rimarrà sempre valido per i tempi futuri e in tutti i luoghi. Un messaggio che la società odierna, se fosse capace di fare tesoro delle drammatiche esperienze della storia, dovrebbe prendere in considerazione.
E’ ricordato come “Il messaggio della principessa Tsìppiri”. E sarà questo l’insegnamento che la terra sarda si aggiudicherà nella storia del mondo.
La figura di Tsìppiri è nobile nell’animo e nelle capacità. Scelta dal padre alla sua successione, dopo tante discussioni nelle assemblee degli anziani, e vincendo l’ostilità dei rampolli dell’aristocrazia, rappresenta un nuovo modo, tutto al femminile, di condurre e amministrare un grande territorio, in un nuovo ordine mondiale (per ciò che era il mondo conosciuto dagli occidentali di allora) spinto verso una fitta rete di alleanze mediterranee.
In questo racconto, il ruolo della giovane principessa sarà doppio: far innamorare lo straniero alleato, in virtù del suo fascino e della sua amabilità, e condurre alla ragione il suo amato, impedendogli azioni criminose.
A qualcuno, Tsìppiri potrebbe sembrare un’ammaliatrice senza scrupoli, una femmina che sfrutta i filtri d’amore e le arti occulte per conquistare i cuori, ma è bene sapere che in questa vicenda le erbe sono benefiche, emanano profumi soavi e intensi che predispongono il cuore verso pensieri sublimi, donano energia positiva che aiuta a credere che esiste la verità, la giustizia e la pace. E’ con questi sentimenti che la principessa conquisterà il Re. I filtri magici saranno utilizzati esclusivamente per allontanare dalla scena gli spiriti maligni. La grande forza della principessa sarda sarà quella di creare, in tutta la storia, una barriera di protezione con erbe aromatiche e officinali. La salute e l’amore trionferanno, confortati da immagini di fiori colorati.
Cerco un pezzo di mare,
o uno specchio d’acqua
per leggere i miei pensieri;
un po’ di pace per parlare con Dio,
un luogo sicuro per nascondere i miei segreti.
Un po’ di riposo,
un poco solo.
E poi,
tornerò
alla quotidianità
del vivere.
