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Grassatori a Villacidro

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{jcomments on}Personaggi storici

Un villacidrese sostenitore del più rigido liberismo economico, precursore dell’autonomia sarda
Giuseppe Todde, un economista dimenticato
Di Giuseppe Todde, a parte chi ha fatto studi specifici su di lui, la maggior parte dei Villacidresi conosce solo la via che porta il suo nome e la casa dove abitò. Cerchiamo, quindi, di colmare, almeno in parte, questa lacuna. Giuseppe Todde nasce a Villacidro il 21 maggio 1829 da Carlo, medico condotto, e da Rita Usala. Si laurea in leggi a 21 anni, il 3 ottobre 1850, nell’Università di Cagliari; volendo approfondire gli studi delle scienze politico-sociali si trasferisce a Torino. Qui segue i corsi dei professori Melegari, Mancini e del grande economista Francesco Ferrara; conseguita la specializzazione rientra in Sardegna nel 1853, e ottiene la supplenza del professor Giuseppe Siotto Pintor nell’insegnamento di Diritto pubblico presso l’Università di Cagliari. L’anno successivo insegna anche Economia politica, e contemporaneamente collabora sia al giornale politico Lo Statuto, e sia al periodico dell’avvocato Fulgheri, L’eco dei comuni. Nel 1856, vinto il concorso a cattedra, si trasferisce a Sassari, dove insegna oltre a Economia politica anche Diritto commerciale. In quegli anni le campagne del Capo di sopra sono infestate da numerosi banditi, tra i quali primeggia Giovanni Tolu. Sfruttando le occasioni offerte dalle battute di caccia grossa il giovane professore s’incontra più volte con i banditi; da questi incontri raccoglie molte informazioni sulle cause del banditismo, che più tardi gli permetteranno di scrivere un accurato saggio sull’argomento. Nel 1859 cessa la collaborazione con Lo Statuto e scrive per La Gazzetta del popolo. L’anno accademico 1862 lo vede docente all’Università di Modena; terminato l’anno scolastico rientra definitivamente in Sardegna, e a Cagliari con l’insegnamento di Economia e di Diritto commerciale inizia la carriera accademica, che lo vedrà, negli anni 1888/89 e 89/90, Rettore Magnifico. All’insegnamento abbina, con successo, la libera professione. Nel 1862 inizia un breve sodalizio con l’avvocato Giuseppe Fulgheri, e si dedica anche alla politica, riuscendo a farsi eleggere consigliere comunale prima e consigliere provinciale poi. Con Fulgheri elabora e redige lo statuto della Società agricola-industriale per l’acquisto dei terreni boschivi che l’Amministrazione comunale di Villacidro, a partire dal 1864, vende tramite asta pubblica. Il sodalizio con l’avvocato Fulgheri è di breve durata perché quest’ultimo va d’accordo solo con chi condivide le sue idee. Negli anni della piena maturità, spinto dagli amici, tenta la conquista di un seggio al parlamento, quello di Santadi, ma deve cedere lo scranno al candidato governativo Bernardino Falqui Pes.
Come studioso è talmente apprezzato, negli ambienti accademici, che Vilfredo Pareto lo annovera tra i maggiori economisti del momento e tra i massimi esponenti della scuola liberista (Maurandi). I suoi scritti vengono accolti sempre con vivo interesse e pubblicati dalla rivista di Firenze, L’Economista. Essendo un sostenitore del più rigido liberismo economico è, di conseguenza, un’antisocialista viscerale. Il socialismo per G. Todde non è altro che la somma di tutti gli errori sull’economia, concentrati in un’unica dottrina. Queste sue idee sono sviluppate in un saggio del 1875, Le due scuole di economia politica, e nella prolusione che tiene per l’inaugurazione dell’anno accademico 1882/83, intitolata Socialismo e scienza. Fedele al suo liberalismo, nel saggio Note sull’economia politica, scrive che comunismo e socialismo sono solo delle sette economiche, non dottrine vere, e che niente hanno a che vedere con i concetti ortodossi e scientifici dell’economia classica. In pratica al comunismo tedesco di Marx non riconosce valenza scientifica, perché parte, secondo lui, da presupposti sbagliati.
I problemi, però, che maggiormente stanno a cuore al prof. Todde sono quelli riguardanti la Sardegna, ai quali dedica diversi studi; il più importante è quello intitolato, appunto, La Sardegna. Questo scritto, pubblicato nel 1895 è di un’attualità sorprendente; prima analizza i mali endemici dell’isola: viabilità, banditismo, grassazioni, pubblica sicurezza, povertà del suolo, decadenza delle miniere, trasporti, cattivo funzionamento del credito, ed esosità delle tasse; poi propone i rimedi. La Sardegna, sostiene, deve avere per un ventennio un’amministrazione separata dallo Stato italiano, e per tutto questo periodo deve diventare il porto franco del Mediterraneo; bisogna, inoltre, ridurre i noli marittimi, sopprimere i monopoli e il dazio interno, abolire ogni nuova imposta, escludere i parlamentari sardi da qualsiasi incarico negli enti locali, istituire un Libro della proprietà, ecc… Questo scritto fa del Todde il precursore dell’autonomia sarda.
In campo agricolo, avendo ereditato dal padre un cospicuo patrimonio terriero, incrementa la coltivazione delle mandorle, e in questo settore fa da traino agli gli altri agricoltori villacidresi. Essendo Villacidro, in quegli anni, infestato da grassatori e razziatori, costruisce le case coloniche dei suoi poderi munite di feritoie, come le abitazioni del lontano West, per potersi meglio difendere dai male intenzionati. Impegnato anche nel sociale si fa promotore, nel 1888, del rimboschimento del Carmine; e nel 1890, assieme al giovane Giuseppe Piga, noto Peppicu, e al vecchio Giovanni Sanneris, costituisce una società di mutuo soccorso. Uomo di profonda fede religiosa è per tanti anni obriere maggiore della festa di sant’Efisio; da questo suo impegno è rimasto il restauro della statua del santo. <<Uomo modernissimo, scrive di lui De Francesco, dicitore geniale prodigo d’epigrammi.>> Per questo suo carattere non disdegna la vita di società; fa numerosi viaggi nella penisola, sia per svago personale, sia per incontrare amici e colleghi di studio. Gli piace anche ospitare a casa sua; memorabile è rimasta la visita che gli fecero nel 1882 (il 17 maggio) Scarfoglio, Pascarella e D’Annunzio. Il 7 gennaio 1897 muore a Cagliari dove è sepolto.
Per sua esplicita volontà la sua ricca biblioteca viene donata all’Università di Cagliari.

Salvatore Curridori


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