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Amici di Sangue

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Entrambi gli assassini, quello -presunto- di Yara e quello che ha sgozzato la famiglia in fretta e furia perché dopo c’era la partita, hanno profili Facebook. Noi italiani li clicchiamo perché ci piace sguazzare nell’orrido per fare “Ooh!” come i bambini di Povia e perché ci illudiamo di essere innocenti. Ma che colpa hanno i figli degli assassini, i loro bimbi fotografati al mare o quando spengono la candelina sulla torta, che hanno fatto per meritarsi questo danno collaterale i nipoti, i genitori, gli zii del “Mostro”? Sfogliamo gli album degli assassini su Facebook come milioni d’improvvisati commissari Montalbano. “Hai visto? Quello che ha ucciso la moglie dopo averci fatto l’amore e prima di gridare Forza Italia era “seguace” di una sola persona, guarda tu, una donna, e pure bonazza, sarà mica lei l’amante di cui vociferano gli inquirenti?” Clicchi e apri il profilo della donna “seguita” dall’assassino. E toh, guarda un po’, c’è un post di lei, in evidenza, che inveisce contro “chiunque” abbia commesso proprio quel delitto lì. “Strano no? Sei amica dell’assassino e inveisci contro “chiunque” sia stato? Ma se è stato lui, il tuo “seguace”!” Così la tragedia-madre, il delitto, si costella di centinaia d’altre micro-tragedie, quelle di chi è colpevole solo di essere figlio, parente o amico di sangue su Facebook. Penso a quelle povere bambine, alle figlie minorenni del presunto assassino di Yara, l’uomo che ha dichiarato agli inquirenti “Sono sereno”. Loro, le figlie del “Mostro” che chiunque può copiaincollare sulla propria pagina fosse solo per commentare “Oooh! Poverine!”, dopo tutta questa terribile pubblicità a quale serenità potranno mai aspirare? Sono contro ogni censura ma i profili Facebook degli assassini, forse, è il caso di spegnerli come le vite delle loro vittime, per non crearne, involontariamente, altre ancora.

Diego Cugia


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