Suicidio a Villacidro (Lettera di una moglie)
In questo mese ricorre l’anniversario della morte di mio marito, sono tornata a Villacidro per ricordarlo e vivere con i suoi famigliari il ricordo. Non vivo più qua, sono andata via dopo la sua morte che mi ha lasciato vuota e inutile. Lo ricordo come un ragazzo, nonostante siano passati più di vent’anni. Si è suicidato, cosa che a Villacidro capita spesso, lasciando me e i suoi figli attanagliati dall’angoscia, ma lui non poteva più vivere, era sommerso dalla depressione e non si lasciava aiutare. Sembrava che la sua voglia di vivere, quella che gli ho sempre conosciuto fosse andata via con l’ultima estate vissuta insieme al mare. Ritornati a casa dalle vacanze, ha cominciato a non essere più lui, dormiva sempre, non usciva più, non s’interessava più a nulla. Dopo molte consulenze mediche sempre con la stessa risposta e con gli stessi farmaci che regolarmente prendeva, e regolarmente non avevano efficacia, abbiamo cercato anche un medium, come ultima spiaggia, non reagiva più e non sapevamo più che pesci prendere. Lui collaborava ma non succedeva nulla, era stanco di vivere. La medium disse che un’energia malevola si era attaccata a lui e gli succhiava l’energia vitale, aveva detto di pregare molto, lo abbiamo fatto, ma lui una mattina di novembre ha deciso di farla finita prendendo una corda. Non sappiamo cosa induce le persone a non vivere, certe a autodistruggersi con droga o alcol ma ho un messaggio da darvi, pensate a chi vi vuol bene, potrete anche passare periodi d’inferno, ma poi passeranno. La morte non è una soluzione, è la fine. Pensate ai vostri figli, le vostre mogli o mariti, cui avete giurato amore e rispetto di fronte a Dio, pensate, non entrate in un limbo di non ritorno. Questi pensieri dati a voi, sono dedicati a mio marito, che ho amato e che amerò sempre. Lidia


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