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Lettera a una mamma mai nata

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Lettera a una mamma mai nata.

 

 

Festa della mamma? Cos’è la mamma? Io non posso ricordare gesti affettuosi o sorrisi, ricordo solo muri. I muri che mettevi tu mamma, quando cercavo abbracci, quando cercavo sorrisi. Ero bambina quando la notte, per il terrore di essere lasciata sola, strillavo, davo di stomaco e in cambio ricevevo botte. Non mi hai mai difeso da mio padre che sfogava in me rabbia e frustrazione. La mia malattia era mal d’amore. Amore che non mi è mai stato dato e non perché si era incapaci o ignoranti. Perché l’amore di mamma lo nutre anche una tigre per i suoi piccoli e li difende fino all’ultimo.

Io bambina cercavo uno sguardo d’amore, un piccolo gesto che mi diceva che c’ero. Ricevevo cibo, cure mediche,  giocattoli privi d’amore come le mani che me li porgevano.

Sono cresciuta con la fame d’amore e lo stomaco vuoto di affetto e sicurezza. Sono cresciuta con lo stomaco che mi faceva male. Troppo presto sono diventata mamma. Troppo tardi ho scoperto che il ventre gravido mi riforniva d’amore più della mia mamma, e l’ho scoperto perché il mio stomaco era pieno d’amore della mia piccola. La mia piccola, nata da una mamma che non ha mai imparato cos’era l’amore ha pianto per molto tempo, inconsolabile. Lei sembrava lo sapesse, che conoscesse la mia sofferenza. Poi un giorno ha smesso di piangere, ho imparato in quei nove mesi l’amore che non ho imparato nei miei vent’anni di vita. Imparavo giorno dopo giorno. A volte indifferente alle mute richieste della mia bambina, ritornavo affamata d’amore di mamma. Lo stomaco riprendeva a dolere. Giorni pieni d’amore per la mia bambina, giorni felici. L’ombra del passato era sempre presente. Il padre che aveva procurato in me tanta sofferenza macchinava ancora contro la mia felicità. Un muro di gomma incrollabile avvolgeva la mia mente. Quel muro che solo tu mamma, potevi abbattere. Sei diventata complice del mostro. La mia vita è stata un contenitore vuoto. Vuoto di quell’amore mai nato, di quella mamma mai nata. Quella mamma che avrei voluto piangere, la mamma che per chissà quale motivo mi ha abbandonata nonostante io fossi presente. Quella mamma che, complice di un progetto mal riuscito, voleva portarmi via anche il frutto del mio ventre. Io che, imparato a fare la mamma, non ti ho lasciato fare, finalmente mi sono opposta tenendomi stretti i miei bambini. I miei bambini che ormai adulti possono sapere la verità, ma non ho il coraggio di dire che la loro nonna ha permesso che la propria figlia, sia nata da una mamma mai nata.  Il dolore che porto da una vita non mi lascerà mai. Nemmeno ora che sei al freddo e al buio. Vorrei piangerti mamma, ma non riesco. Piango solo la figura di una mamma, una madre che non ho mai avuto.


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