Inquisizione e stregoneria a Villacidro
Che Villacidro sia stato un paese di donne dedite alla stregoneria è da molto tempo considerato un falso storico da tutti gli studiosi dell’inquisizione in Sardegna. Da alcuni anni a questa parte, però, si sta dando nuovamente voce a questo pettegolezzo,e chi lo fa dimostra di non conoscere la storia dell’inquisizione sarda e tanto meno la storia villacidrese, ne di conoscere il vero significato dei termini strega e stregoneria.
Il 6 magio del 2000 nella locale biblioteca comunale si tenne un’assemblea cittadina per dibattere questo argomento. I relatori erano mons. Angelo Pittau, sacerdote villacidrese e profondo conoscitore di miti tradizioni e leggende locali, Alfredo Barrago, illusionista; Cristina Cabras docente di psicologia all’università di Cagliari e Giovanni Panunzio del “Telefono Antiplagio”. Sia i relatori sia il numeroso pubblico presente,dopo aver meticolosamente cercato tra le pieghe più contorte della storia nostrana,conclusero che non si poteva documentare l’esistenza di alcuna strega villacidrese.
Il 2 agosto 2003 in occasione di una mostra sulle streghe in Sardegna,allestita nei locali del Montegranatico, si tenne un’interessante convegno-dibattito dal titolo Inquisizione in Sardegna, magia e stregoneria e streghe nel ‘600. Un processo a streghe di Villacidro,a cura di un gruppo di studio dell’Istituto Magistrale “E. D’Arborea” di Cagliari. Intervennero il professore Salvatore Loi, le professoresse Annunziata Medinas, Giovanna Baldussi e Rosalba Mulas. I relatori con in mano i verbali dell’Inquisizione riguardanti l’unico processo celebrato contro donne villacidresi, dimostrarono che di brusce e di streghe villacidresi non c’è traccia nella storia.
Per capire meglio la storia delle streghe è opportuno dare alcune notizie sul tanto esecrato tribunale dell’Inquisizione. Questo tribunale fu istituito nel XII secolo per combattere l’eresia dei Catari e dei Valdesi successivamente nel 1215 il IV Concilio Lateranense e nel 1229 il Concilio di Tolosa, sancirono che ra dovere dei Vescovi ricercare gli eretici e, se li avessero ritenuti colpevoli,consegnarli al braccio secolare perché subissero la pena dovuta.
In occasione del IV Concilio Lateranense, papa Innocenzo III esortò,con parole infuocate,arcivescovi,vescovi,e abati presenti,a perseguitare gli eretici. << A voi dunque viene richiesto- disse il papa – di andare nelle città: seguite il vostro maestro e capo, punite con l’interdetto,l’esilio e la deportazione, a seconda della colpa,chiunque non troverete segnato. Ma al segnato non venga fatto danno alcuno.>>
Lo storico Eberhard Horst precisa che per “segnato” Innocenzo III intendeva “ coloro che seguivano il suo richiamo per la crociata della liberazione di Gerusalemme” Il Pontefice dopo la clamorosa sconfitta subita dai Templari il 4 luglio 1187, nella famosa battaglia di Hattin in Terrasanta,liberava da qualsiasi scomunica i cavalieri che si fossero arruolati nell’ordine dei Templari per combattere il feroce Saladino.
In seguito a questo perdono generalizzato molti accusati di eresia si arruolarono negli Ordini cavallereschi: Templari,Ospedalieri e Cavalieri teutonici, per sfuggire alle condanne che avrebbero subito dal tribunale dell’Inquisizione. Questi Cavalieri erano i famosi “ segnati” cui si riferiva Innocenzo III, perché si distinguevano per l’enorme croce che contrassegnava le loro tuniche, i mantelle e gli scudi. Gregorio IX nel 1231 autorizzo il braccio secolare di comminare agli eretici anche la pena di morte. La condanna a morte. Però veniva inflitta solo ai recidivi.
Innocenzo IV nel 1252 permise anche la pratica della tortura per strappare agli accusati la piena confessione delle loro colpe. Di fronte alla tortura, spesso gli accusati chiedevano agli inquisitori quale colpa volevano che confessassero, perché, pur di evitare la tortura, erano disposti anche peccati mai commessi.
Esistevano tante inquisizioni quanti erano gli stati cattolici: ma la più detestata era quella spagnola, istituita nel 1478 da Sisto IV su richiesta dei sovrani cattolici Ferdinando d’Aragona e Isabella di Pastiglia, e presieduta dal domenicano Torquemada.[…]
La triste storia del tribunale dell’Inquisizione si è conclusa il 12 marzo del 2000, quando papa Giovanni Paolo II ha chiesto perdono per << quegli uomini di chiesa, che in nome della fede e della morale hanno talvolta usato metodi nopn compatibili con il Vangelo>>
Dopo questi brevi cenni sull’inquisizione, è opportuno chiarire il significato di strega. Il termine e stato da sempre usato come un contenitore dentro il quale si poteva riversare di tutto. Tutto ciò che sapeva di guarigioni ottenute con riti tramandati da una generazione all’altra, tutto ciò che sapeva di superstizione, di divinazione e di maleficio volto a danneggiare il prossimo, era considerato stregoneria; e la donna che praticava questi riti era dal popolo automaticamente definita strega. […]
Nella lingua sarda il termine strega non esiste; al suo posto si usava e si usa il vocabolo “bruscia”. I dizionari Sardi di M. Pittau, di Don P. Casu, del canonico G. Spano, di R. V. Orrù e di Max Leopold Wagner al termine “ bruscia” danno il significato di strega, fattucchiera e meretrice.
Sa bruscia quindi, oltre che un essere diabolico era anche meretrice; ed è da sfatare quanto è sempre stato sostenuto, cioè che fosse una vecchia brutta e deforme. Essa invece doveva essere giovane e bella, perché il diavolo, in fatto di donne, si dice che sia sempre stato il migliore intenditore.
Quando G. Dessì il 13 settembre 1926, scrisse nel suo dirio che le donne villacidresi avevano fama di essere streghe, aveva appena 17 anni e stava vivendo una profonda crisi esistenziale, acuita anche dalla sua affettività lacerata: la ragazza per la quale aveva avvertito le prime pulsazioni sentimentali era morta proprio quando si affacciava alla vita. E’ logico pensare che l’infelice frase che egli affidò al diario fosse dettata più dallo stato d’animo del momento che dalla realtà delle vicende locali.
E’ normale che un ragazzo si lasci facilmente trascinare dalle dicerie popolari, dai si dice. Oggi però chi si affida ancora ai si dice non ha più attenuanti, se non a quelle dettate dall’umana compassione.
Il direttore didattico S. Manno nel suo opuscolo si Villacidro (Iridescenze), in merito ai pregiudizi dei villacidresi sulle streghe, ci ha tramandato una simpatica intervista fatta a una popolana. […]…..Continua….
Tratto dal libro di Salvatore Curridori ” I disobbedienti”
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