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Nurnet la rete dei nuraghi

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Antonello Gregorini lancia il progetto che sfrutta i social per raccontare l’archeologia

Ecco Nurnet, la rete dei Nuraghi

 

Di MANUELA VACCA

Creare una rete per mettere in luce l’identità di Sardegna attraverso i nuraghi e il patrimonio archeologico. E raccontarla, grazie alle tecnologie digitali che consentono di condividere i contenuti e di quelle in grado di fornire le indicazioni precise di un luogo, produce senso e valorizzazione turistica.

Ci sono diverse professionalità – archeologi, appassionati, operatori turistici, imprenditori, professionisti, economisti e artisti – dentro la Fondazione “Nurnet – La Rete dei Nuraghi”, costituita due giorni fa con 38 soci e un obiettivo ambizioso: sviluppare una rete di informazioni basata sulla cultura sarda del megalitico nuragico che ricorra ai social network e alle tecniche informatiche tipiche dei sistemi informativi territoriali (i Gis). «Vogliamo costruire un archivio

digitale del patrimonio», spiega Antonello Gregorini, socio fondatore e presidente pro tempore della Fondazione. Un censimento completo non esiste, con buona pace dei capitali sinora investiti dall’amministrazione. «Incrociando i dati del Ppr e quelli di un file di provenienza universitaria contiamo 4-5 mila beni tra nuraghi, megaliti e domus de janas. Ma in

Sardegna ce ne sono almeno il triplo». Ecco allora l’idea di una rete sociale della conoscenza legata al patrimonio della civiltà nuragica. Tramite la facilità del social network inventato da Zuckerberg si raccolgono i diversi racconti empatici di legame territoriale che, tutti assieme, concorrono al quel percorso identitario. «Da non sardo ho capito che la Sardegna non è bagnasciuga, è il suo interno», afferma l’imprenditore Giuseppe Zanardelli. Esiste una seconda linea del progetto chiamata «Adotta un Nuraghe». Gli interessati non potranno naturalmente reclamare diritti sul bene culturale ma aprire una pagina Facebook secondo il layout già definito e sviluppare un diario dell’adozione, anche in lingua straniera. In sostanza nascerà nuova conoscenza dal flusso di informazioni delle varie fonti che Nurnet coordinerà. «Non credo che oltre il turismo e il suo indotto ci siano oggi molte possibilità», racconta l’ex dirigente regionale Giorgio Valdes. Sottolinea le opportunità per l’economia regionale nella contingenza delle tensioni in altri Paesi del Mediterraneo e sviscera i sogni turistici realizzati nell’Isola di Pasqua (150 volte più piccola della Sardegna e molto meno abitata) e a Stonehenge, sito che da solo conta oltre 800 mila turisti l’anno, circa la metà degli arrivi in terra sarda. Quote associative a parte, si cercheranno finanziamenti nel pubblico, nel crowd funding e negli sponsor. «Tutto nella logica di partecipazione,

trasparenza e condivisione», assicura l’esperto di marketing territoriale Pietro Marongiu. Si coinvolgeranno proloco, associazioni, soggetti privati e pubblici. Possibile una collaborazione con Sardegna Ricerche (il presidente Ketty Corona, a titolo personale, è tra i soci), mentre c’è già il supporto di alcuni ricercatori del Crs4. La sede, a Cagliari, è provvisoria. «Ci piacerebbe poter usare uno degli immobili sfitti regionali o comunali», conclude Gregorini.


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