Liberazione da chi?
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Si parlava, è vero, della proposta di uno studio, in Italia, dell’italiano come seconda lingua, ma non avremmo mai immaginato che l’ignoranza avesse raggiunto livelli tali da portarci ad attribuire alle parole un significato esattamente contrario a quello indicato dal vocabolario. È vero che il Petrocchi è ormai vecchio e superato, ma chiamare liberazione quella che in pratica è chiaramente un’invasione, bisogna essere più tosti del coccio! Un racconto storico o pseudostorico televisivo, andato in onda, mi sembra l’anno scorso su canale 5, narra le vicende travagliate di una famigliola caduta nella trappola della demagogia del passato regime. Una storia commovente e strappalacrime. Queste, purtroppo sono di solito le storie che incantano i telespettatori svagati e, spezzate ogni pochi minuti da interruzioni pubblicitarie, portano barche di quattrini alle televisioni commerciali.Questa è la mia terra ha pure avuto un successo più che lusinghiero. Canale 5 deve per sua natura ubbidire a una logica utilitaristica che porta spesso al sacrificio dell’onestà storica sull’altare del lucro, ma se anche si fosse trattato di una rete pubblica, non credo che le cose sarebbero cambiate granché. Parla del tempo della bonifica delle Paludi Pontine, che poi è diventata Bonifica Integrale, che ha coinvolto anche la Sardegna con la nascita di Mussolinia, l’attuale Arborea, particolarmente adatta alla coltivazione del riso. La famigliola in questione accorre a prendere possesso del podere che le è stato assegnato, ma non ha fatto i conti con l’Uomo Nero. Le sue vicende sono ingentilite dalle grazie di una bella fanciulla, tanto per intenderci, la compagna di Pietro Taricone, il bullo della casa del Grande Fratello, ora scomparso. Un tempo questa ragazza, sempre in televisione, divulgava in mille e un modi una società di telefonini. Abbandonati i cellulari, la bella Kasia ha poi preso, col resto della famiglia televisiva e con tutta la comitiva di braccianti da set, un treno destinato a condurre tutti verso una nuova vita. Già le prime battute preannunciano però una svolta amara e deludente: le promesse fatte con tanto frastuono dal regime nascondono solo, con un linguaggio roboante e magniloquente, delle miserabili mire propagandistiche. Tra una sequenza e l’altra, lo spettatore scopre la vera realtà attraverso colloqui riservati tra i ras locali. Il treno viene bloccato da un caporione vestito di orbace nero, che fa scendere tutti e annuncia, con toni autoritari che il convoglio ripartirà senza di loro. Il governo non ha nulla da regalare e ognuno dovrà sudare sangue per meritare ogni palmo di terra che gli verrà assegnato. Il fratello dell’eroina è minorenne e non può lavorare; può solo andare in guerra a difendere le sorti della Patria. La ragazza, che sente già scorrere nelle proprie vene la linfa della terra promessa, impavidamente, si mette davanti alla locomotiva per impedirne la partenza. Il macchinista ha un attimo di sbigottimento misto ad ammirazione, ma l’uomo nero e cattivo ordina il via; il treno si muove, va contro l’eroina e minaccia di travolgerla. Lei però attende impavida e senza tremare. Per fortuna è tra i presenti un giovane ingegnere che dirige i lavori di bonifica e blocca il treno un attimo prima che la tocchi; firma poi alcuni fogli e mette in regola la ragazza, che poi diventerà sua sposa (Non era il Professor Arrigo Serpieri!), e la famiglia tutta di aspiranti coloni è soddisfatta, ma ancora non sa quello che l’aspetta. Bravo Nino Castelnuovo, bravo Remo Girone, bravo tutto il cast al completo. Hanno recitato in maniera superba e hanno incantato i telespettatori: sono professionisti seri, pagati per recitare e lo hanno fatto in maniera superlativa, da pari loro. Io però non ho più avuto lo stomaco di guardare oltre, nauseato dalla meschinità della trovata da baraccone. Gli attori avrebbero meritato di recitare qualcosa di meglio. Allo spettatore di oggi puoi dire quello che vuoi, tanto quello crede tutto e tutto per lui è oro colato. È cresciuto con informazioni distorte e non lo sfiora neppure il dubbio che le cose possano essere andate diversamente. Per oltre mezzo secolo, servizievoli valletti dei padroni americani, abbiamo accettato la contraffazione della Storia e abbiamo contribuito a contraffarla. “A furia di ripeterla”, come diceva Danton, “qualunque bugia diventa verità”. L’abbiamo ripetuta per tanto tempo e per tanto tempo ci siamo autoconvinti che fosse quella la verità; per quale motivo dovremmo credere il contrario adesso? Ci è stato detto e ripetuto fino alla nausea che l’esercito americano è venuto a liberarci (non si sa bene da chi), dopo aver distrutto le nostre città (e proprio noi, a Cagliari, ne sappiamo qualcosa – La chiesa di Sant’Anna, la cui costruzione, durata quattrocento anni, terminata nel 1936 anno IX dell’era fascista – per chi volesse controllare, la data è ancora stampigliata all’ingresso) è stata diroccata e chi scrive ha visto i nidi degli uccelli all’interno della cupola. Almeno gli arabi, i talebani, quando durante la guerra in Afganistan, sono state colpite le moschee, hanno avuto le palle di protestare contro le aggressioni ai luoghi sacri, noi no! Per noi quello che fanno i padroni va tutto bene, poi gli americani non vanno mai a fare guerra a nessuno! Fanno solo missioni di pace! Sono armati fino ai denti, ma portano solo pace. Anche quando con i caccia a volo radente falciavano a colpi di mitragliatrice a Gonnosfanadiga, le schiere dei bambini che uscivano da scuola erano in missione di pace: volevano solo riunire agli altri angioletti, quei pargoli! Oggi pochi ricorderanno neppure quell’episodio ignobile, barbaro, raccapricciante, indegno di qualunque individuo con appena un barlume di civiltà. Forse lo ricorderanno i parenti, se ancora vivono. Degli altri, qualcuno forse si salva, ma è poco ascoltato. Molti asseriscono persino di non aver mai neppure sentito parlare delle AM-lire. Le stampavano i militari stessi, quando servivano loro dei soldi; avevano la stamperia a Serrenti. Soldi d’occupazione, soldi falsi, che hanno dato la prima spinta verso il basso alla nostra moneta. (a tutto il resto hanno pensato i politici al loro servizio, quelli che li hanno aiutati a liberarci) Chi però si è preso la briga di andare a spulciare anche verità non di comodo, sa che il Professor Arrigo Serpieri, illustre agronomo (Non ingegnere. Nato a Bologna nel 1877 e morto a Firenze nel 1960), organizzatore e fautore della bonifica integrale, di cui l’episodio citato è solo una piccolissima parte, quella che ha visto la nascita di Littoria (oggi Latina), non era un Uomo Nero e non aveva nulla da spartire con uomini neri, meschini e cattivi. Quando Mussolini espresse l’idea, ancora in embrione, di questo gigantesco lavoro convocò i suoi collaboratori e chiese che gli venisse presentato il miglior agronomo esistente in Italia. Questi risposero che, non solo in Italia, ma nel mondo intero, l’ingresso del Prof Serpieri a qualunque simposio, a qualunque seminario, veniva salutato dai più alti luminari della scienza levandosi il cappello. Era uno studioso di genetica agraria e l’artefice, tanto per dirne una, della nascita dell’ulivo nano, con una resa di gran lunga superiore di quello tradizionale, e del grano tenero (il grano Roma, come veniva chiamato allora, anche questo con rese tali da riempire i granai) però… c’era un però: “non ha mai preso la tessera del partito”. Era solo uno studioso, un esimio studioso, ma non un uomo di partito. Il Capo, col suo ben noto frasario popolano e sboccato rispose (testualmente) che non gliene sbatteva un c…, qui la televisione avrebbe coperto con un suono di disturbo il termine grossolano e scurrile (non ce n’è stato bisogno perché l’episodio è stato gioiosamente saltato). Esigeva che il Prof Serpieri venisse convocato nel suo studio. Nacquero così anche da noi, in Sardegna, le bonifiche delle paludi dell’Oristanese, dove sorse Mussolinia (oggi Arborea), del Sassarese dove nacque Fertilia, dal nome non scomunicato che non ha bisogno d’essere ribattezzata. Quest’uomo, pur non essendo nero, è stato, in seguito, anche Sottosegretario all’Agricoltura e Ministro delle Bonifiche, senza ricorrere alla prassi in voga e senza mai prostituirsi a nessuno dei ras del partito al governo. È in questa veste che promulgò la legge sulla bonifica integrale. Che molti non conoscano Arrigo Serpieri e non sappiano queste cose è anche normale, dato l’ambiente ipocrita e fazioso in cui ci ritroviamo, ma chi ha la presunzione di mettersi a raccontare, ha il dovere (o dovrebbe almeno avere il dovere) di sapere quello che dice. Forse, se qualcuno dei telespettatori si prendesse la briga di chiedere notizie al riguardo ai coloni d’Arborea, potrebbe scoprire da sé che le cose erano un po’ diverse da come gli vengono presentate dai padroni del vapore di oggi. Verrebbe, di conseguenza anche a scoprire la vera causa della seconda guerra mondiale. Il 1942, nel bel mezzo dell’infuriare del conflitto, nei programmi di Mussolini c’era l’inaugurazione dell’E-42, che avrebbe dovuto essere la più grande fiera campionaria d’Europa (i governi successivi non hanno saputo aggiungervi un mattone. Delle strutture murarie già pronte ne hanno fatto un rione di Roma: l’EUR, oggi chiamata La City di Roma. Prima della bonifica menzionata, l’Italia importava dagli Stati Uniti il 70% del fabbisogno nazionale di frumento. A bonifica ultimata, questo 70% si è ridotto a zero. Questo non poteva piacere ai nostri amici yankees. Ha osato ledere gli interessi della grande America. Mussolini, l’oggetto di ammirazione di Churchill, del Mahatma Gandhi, divenne subito il tiranno cattivo, con cui non si discute; si combatte e basta lo si abbatte; lo sfruttatore; il guerrafondaio… e chi più ne ha, più ne metta. Sono riusciti a farlo fuori, grazie soprattutto al nostro aiuto. Vengono commemorate tante vittime di quest’ultima guerra. Mai nessuno si è premurato di ricordare i morti delle foibe. Gettati vivi dai partigiani in quelle depressioni carsiche. Quanti, non si è mai saputo. Si è solo potuti risalire a un numero approssimativo dai sondaggi radar che indicavano, grosso modo, i metri cubi di carne che vi giacevano. |


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