Villa Leo
La villa della magnolia.(Casa Leo Costruita nel 1840) Questa appartiene da diverse generazioni alla famiglia Leo. Verso la metà del secolo scorso venne acquistata dal capostipite, Pietro, deputato in Parlamento e giudice della Real Casa. Questi la lasciò in eredità alla figlia, Maria, sposata con Giovanni Antonio Porcu.
I Porcu misero al mondo una nidiata di otto figli, uno dei quali, Gavino, è forse quello che ha manifestato un maggior affetto per questo paese; quello che, ovunque le esigenze della vita lo abbiano condotto, ne ha portato in cuore le immagini, rievocandole nei suoi versi delicati e divulgandone il nome anche oltre i confini della nostra isola.
Non è nato in questa villa. È nato a Cagliari nella seconda metà del secolo scorso. Laureato in giurisprudenza, ricoprì un incarico a Roma al Ministero della Guerra. Funzionario apprezzato, si portava appresso un cognome non molto orecchiabile per i colleghi della capitale. Afflitto dalle mortificanti battutine, decise di adottare quello materno, perpetuando così il nome LEO a questa graziosa villetta che con il lavatoio crea un unico quadro armonioso ed offre al visitatore forestiero la visione di uno scenario incantato sullo sfondo azzurro cupo del Mont’ ‘i Omu. E col nome di Gavino Leo è conosciuto ed apprezzato negli ambienti letterari sardi e della penisola. Narratore e poeta forbito ed elegante, ebbe giudizi lusinghieri da parte dei più noti esponenti del mondo culturale del suo tempo ed i riconoscimenti dei più prestigiosi premi letterari italiani.
Riportiamo qui, tratte dall’opera più volte citata di Efisio Cadoni, STORIA DEL PAESE D’OMBRE, alcune sue poesie, da cui traspare l’anima di Villacidro ed in cui palpita il cuore innamorato di questo suo cantore.
SANTUARIO DEL CARMINE
IN VILLACIDRO
O bianco, ne l’ondosa ampia di pini
opaca selva, rustico Santuario,
che pendi come un nido solitario
vivo di trilli e voli cilestrini,.
porgi ombra nel loggiato centenario
ancora a quanti salgon pellegrini;
e pace a chi fidente s’avvicini
al tuo vetusto tenue reliquario?
Anche mia madre sale nei mattini
calmi, le ride il magico scenario
del mare e del lontano Campidano,
mentre pare che un angelo si chini
e la regga e le illumini la mano
che stringe così piccolo rosario!
L’USIGNOLO DI VILLASCEMA
Il canto tenue nel silenzio trema
con chiarità di luce, quasi infili
perla su perla; e doni bei monili
a l’alba che molle s’indiadema.
Salgon due trilli; poi la voce scema
estenuata, e il canto par si sfili;
ma un’altra nota, ecco, riprende i fili
accesamente nel divino tema.
L’anima sente; e vaga verso asili
di pace, in una lievità suprema,
tra l’ondeggiar di sogni infantili;
mentre tingonsi in rosa, ne l’estrema
ora de l’alba, gli alberi sottili
abbrividenti lungo Villa Scema.
(Fonte web e Proprietà)
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