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Su picapedreri (scalpellino) un antico mestiere

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Ecco un altro antico mestiere ormai scomparso: su picapedreri, il taglia pietre.
Dai massi di granito della Sardegna si ottenevano degli ottimi blocchi per costruzioni edili.
Oggi la lavorazione industriale del granito, ma sopratutto il cemento ed altre materie più economiche, hanno sostituito il suo utilizzo. Ma qualcuno per passione ogni tanto ancora lo fa e ci riporta all’età della pietra 🙂
Mi trovo in una balza scoscesa e granitica: attorno a me solo sughere, rocce, nuraghi semi distrutti e cicale felici di un sole quasi insopportabile per gli altri animali, me compreso, che friniscono gioiose(maledette, mi faranno impazzire prima o poi).
Il paradiso, comunque, per un estrattore di sughero. E non per tendenze caprine a saltare da una rocca ad un’altra ;-), ma perché la corteccia di miglior qualità quasi sempre la si trova nei pendii granitici ed esposti al sole. Nel passare da una sughera all’altra, quando cioè il suono della mia accetta non copre i rumori d’intorno, son solito porgere orecchio ai rumori d’intorno. Stamattina mi pareva di sentire “tic,tic,tac,tic,toc,tac,tic”. Anzi ne ero certo. Più volte, ferreo, spesso nitido e distinto.
Capisco di che si tratta e non voglio perdermi l’occasione, anche se ho dietro solo lo smartphone per fare riprese.
Abbandono Sara all’ombra di una quercia: c’è da scalare mezza montagna, sotto al sole, per giungere al ticchettio, e lei (solitamente poco avventuriera XD) preferisce rifiatare e leggersi un qualche ebook sino al mio ritorno.
Parto, di roccia in roccia, tra cisti e corbezzoli. Tic-tac si fa sempre più forte e ora scorgo anche una sorta di parete di cartone sospesa. Dopo circa 20 minuti di cammino gli sono a fianco e ho la conferma: “nascosto” all’ombra di quel cartone, intento nel suo mestiere, c’è un *picapedreri* (dallo spagnolo picapedrero….), uno scalpellino, certo l’unico rimasto dalle nostre parti, ma forse anche oltre……
Per scalpellino ormai si intende uno scultore (e di quelli per fortuna ancora ce ne è), ma originariamente era riferito a chi lavorava nelle cave di un tempo o andava per montagne a cercare i graniti per trasformarli sul posto in blocchi per l’edilizia, senza l’ausilio di nessun macchinario evoluto;
Non mi risulta di conoscerne alcuno, se non qualche anziano da decenni inattivo. E non ne avevo mai visto al lavoro.
Ormai le cave sono completamente meccanizzate e nessuno lavora più così.
Pietro ancora lo fa! Già, Pietro: mai nome fu più azzeccato, e, dato che anche il padre faceva lo stesso mestiere, mi vien da pensare che non sia casuale ma voglia rendere onore all’elemento da tutti considerato inanimato, ma che invece per qualcuno un anima ce l’ha; non a caso parlando dell’origine delle roccia lui dice *nasce* e non “si forma”, come siamo soliti dire.
Pietro ancora lo fa, in risposta alla crisi, col suo passato da commerciante che non ce l’ha fatta ad andare avanti e col suo presente di grande dignità. Si dà da fare (sia pure con pochi guadagni) per restare indipendente e non chiedere nulla. Un altro esempio del *si può.*
Scambiamo qualche chiacchiera per conoscerci un poco: siamo coetanei, ci fa ad entrambi piacere sapere di altri in quelle desolate montagne non ancora ghermite dall’ente foreste, scopriamo passioni comuni tra cui l’archeologia, e infatti, più esperto di me in quelle zone, mi indica tombe dei giganti, tre – quattro nuraghi quasi intatti (tutti monumenti che rispetta sacralmente: “Non bisogna commettere l’errore che han fatto in passato migliaia di picapedreri, impossessatisi delle loro pietre, di facile ottenimento visto che già scalzate dal suolo, per trasformarle in blocchi” dice) e vecchie strade ormai invisibili se non per i solchi che le ruote dei carri han scolpito, in secoli di passaggi, nel suolo granitico.

Insomma anche oggi ho perso 2 ore buone di lavoro. *Perso?*

Andrea ghiani


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