Medio Campidano: Don Pittau lancia l’allarme ’Il territorio deve reagire’
“Dobbiamo dire e fare: per i giovani, per la Sardegna, per il nostro territorio”. Don Angelo Pittau (nella foto) suona la campagna della ripartenza: “Oggi sento il bisogno ancora di incontrami con voi a discutere, ad ascoltare, a confrontarmi, sento che non possiamo più tacere, restare inermi, sopportare”.
Tutto questo “per la Sardegna”. “Per il Medio Campidano dove la povertà avanza inesorabilmente”.Con queste parole Don Angelo ha aperto la riunione da lui organizzata all’ex seminario di Villacidro. Possibile che di fronte alla crisi sociale ed economica a suonare la sveglia della ripartenza sia un sacerdote? Ma la politica dove sta? Cosa propone per uscire dalla crisi? Cosa propone per riavviare le attività produttive da subito? La questione è politica. Ripartire si può, ma occorre tirare fuori quello spirito di appartenenza che caratterizzava le popolazioni rurali costituite da contadini, pastori e operai delle miniere che attraverso il lavoro e le lotte hanno messo su famiglia e consentito ai figli di andare a scuola. Ora questi figli, forse, non riusciranno a fare ciò che i padri hanno fatto per loro. Occorre tirar furi lo spirito di appartenenza di allora, ormai assopito, per ascoltare quelle “voci” esterne, che hanno contribuito anche con la nostra mancata reazione a cancellare parte della nostra identità. La condizione socio economica, aggravata pure dalle norme nazionali del patto di stabilità che ha impedito alle amministrazioni locali di spendere ciò che avevano in cassa danneggiando i servizi, le imprese e i cittadini, impone una reazione forte per progettare una nuova ripartenza dell’economia locale. Di quell’economia reale a cui non possiamo più rinunciare. Non è più tempo di divisioni ha detto Don Angelo. “Occorre un progetto che al centro metta l’Uomo, il territorio, il lavoro ecco perché ho preso l’iniziativa per tenere questo primo incontro. ….di riunioni ne seguiranno altre di approfondimento”. Considerata l’assenza dell’iniziativa politica, però curiosamente anche quella delle forze sociali, ben vengano le riunioni organizzate da un sacerdote e noi cittadini con lui dobbiamo dire che ripartire si può e si deve poiché senza una prospettiva la condizione dell’uomo medio campidanese è destinata d abbruttirsi e la convivenza tra fortunati e sfigati sarà sempre più faticosa. La globalizzazione rende tutto visibile a tutti in tempo reale. Le differenze oggi sono più percepibili. Di fronte alla gravità della situazione è urgente che le istituzioni competenti intervengano, adottando da una parte delle misure straordinarie per evitare il peggio e dall’altra mettendo a punto una strategia di lungo respiro che ponga le condizioni per la competitività del Medio Campidano che con alcuni accorgimenti può diventare il cuore pulsante della Sardegna produttiva. Ecco perché la questione è politica! La campana di Don Angelo non può passare inascoltata. Spetta noi cittadini proporre soluzioni e lottare per pretendere che si apra un dibattito finalizzato ad individuare La Politica della ripartenza che dia speranza alle nuove generazioni, ai disoccupati e a chi ha perso il lavoro. La politica e la burocrazia (intesa come servizio) hanno il dovere di modificare radicalmente il loro modo di operare; le lungaggini nelle decisioni e nelle attuazioni dei provvedimenti hanno messo l’economia reale fuori mercato. Occorre rilanciarla senza perdite di tempo e per il bene di tutti. Ecco perché ho condiviso la proposta di Don Angelo. Per favorire la ripartenza darò sicuramente il mio contributo con delle proposte e dei dettagli.
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