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Le tombe e le Domus de Janas del nord Sardegna

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LA TOMBA DI GORONNA

La tomba di Goronna risulta la più grande del suo genere misurando 24,60 metri di lunghezza e 10 metri la corda dell’emiciclo frontale. Sta a poca distanza dal minore seppellimento, che deve avere sostituito una volta che questo dovette essere completamente riempito. La tomba mostra la forma tipica composta dal corpo rettangolare absidato e la parte posteriore dall’esedra a semicerchio davanti alla facciata con in .

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mezzo la stele in cui, alla base, si apre il piccolo portello d’ingresso al corridoio il quale poteva contenere anche 200 cadaveri: era quindi una “tomba del villaggio”.

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La sezione della camera è del tipo dolmenico o trilite, rettangolare Si trova percorrendo la strada provinciale Paulilatino – Milis per circa 1,5 Km e deviando poi a destra su un sentiero di campagna per circa 1 Km. 
A questo punto si devono attraversare delle proprietà private sulla cui sommità si trova il complesso di Goronna

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MURA CUADA
Partendo da Paulilatino si percorre la ex SS 131per circa 6 Km; sulla sinistra si procede su una strada sterrata fino al passaggio a livello. Si segue la ferrovia a destra per circa 300 m fino ad incontrare la tomba. 
Questa tomba, diversamente dalle altre, è costituita da grossi blocchi in basalto di forma poliedrica.Al centro troviamo un apertura rettangolare di circa 50 cm di larghezza e 60 di altezza, formata da un grosso blocco basaltico orizzontale che poggia su altri due blocchi che formano gli stipiti.

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BIDIL’ ‘E PIRA
Da Paulilatino si prende la S.P. che porta a Santulussurgiu, per circa 4 Km, poi si procede per circa 1 Km su una strada sterrata sulla sinistra. Sulla destra dopo una cinquantina di metri si arriva alla tomba.
A differenza della precedente, questa tomba ha una stele a forma trapezoidale al centro dell’esedra; è monolitica e ha le seguenti dimensioni: 3 m di larghezza e circa 2 m di altezza.

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I BETILI
Gli dei della Sardegna nuragica, così come nel prenuragico, sono una espressione della religione naturalistica, in quanto tutta la natura ed i suoi elementi erano considerati pervasi dagli spiriti.
Continuava certamento il culto dello spirito della pietra: “menhirs” e forse pietre naturali erano ancora fatte oggetto di venerazione ed intorno ad esse, si svolgevano i riti magico-religiosi, che sono stati supposti desumendoli in parte dai residui conservatisi nelle tradizioni popolari dei Sardi.
Si diffonde in misura preminente il culto betilico (da “Beth-el” cioè casa del Dio).

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I betili sono presenti sia a fianco delle tombe dei giganti, sia nelle vicinanze dei pozzi sacri, delle abitazioni e nelle sedi pubbliche. Nelle tombe dei giganti i betili erano posti in gruppo davanti all’esedra e lungo i fianchi.
I betili sono pietre coniche o troncoconiche in genere di basalto, scolpite con perfezione di taglio, alte poco più di un metro, con un diametro basale di circa cm. 80.


Si presentano lisce o segnate da elementi anatomici del corpo umano, sia maschile che femminile.
I tre betili presenti a Perdu Pes –  Paulilatino nei pressi del nuraghe Putzu ‘e turru – sono di forma troncoconica, con la presenza nella parte superiore di incavi circolari, identificabili con le mammelle femminili, da cui la deduzione che si tratti di simboli femminili. L’ipotesi è suffragata dal modo in cui venivano espresse le mammelle nei menhirs prenuragici e cioè con incavi ripetuti, per indicare allegoricamente la natura e l’immagine della Dea Madre simbolo della fertilità umana.

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PERDU PES – Da Paulilatino si prende la S.P. che conduce a Santulussurgiu.Dopo 3 Km si svolta a sinistra su una strada sterrata per circa 300 m . Si prosegue a piedi prendendo un sentiero che dopo una cinquantina di metri conduce ai 3 betili

 
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Persiste dunque, il fondamento della religione naturalistica, applicato al mondo dei morti di quei tempi lontani. Abbiamo ancora quindi il Dio-toro, che incarna il principio maschile, e la Dea Madre che sintetizza il principio femminile. Non soltanto permane l’essenza di questo dualismo teistico, ma vengono ripetuti anche le immagini, gli attributi e i modi di renderli. Gli elementi di questa religione “sessuale” legati all’esigenza spirituale della sopravvivenza globale della natura di cui l’uomo fa parte, si riproducono nell’edificio stesso della “tomba dei giganti”. In alcune esedre infatti sono presenti segni discoidi in rilievo, in altre all’interno del corridoio due blocchi mostrano, in evidenza associazione di luogo e di concetto, uno un rilievo mammillare e l’altra la figura rilevata di un fallo.
Infine la figura modellata sullo schema della testa taurina. Si ripresenta ancora una volta, la copia divina naturalistica: la deità madre e il dio-toro suo partner necessario. Queste divinità proteggevano i defunti e ne assicuravano quella continuità oltre la vita terrena, quella immortalità che traspare anche dal mito degli eroi incorrotti che dormono. Era anche presente il culto degli alberi e dei pali totemici presso i quali si svolgevano, forse, cerimonie di iniziazione e di propiziazione sessuale di fanciulli e vergini. Da supporsi, benchè si abbiano elementi scarsi in merito, culti astrali (sole e luna) e del fuoco. Ma il culto centrale e principale dei protosardi dell’età dei nuraghi era quello delle acque: l’adorazione più frequente si rivolgeva agli dei di questo preziosissimo elemento in un’isola che è stata sempre sitibonda.

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I betili che si conoscono nel territorio di Paulilatino si trovano nelle località di Perdu Pes, Tuppa ‘e Porru, Medade, Bidil’ ‘e Pira, Goronna e Santa Cristina.
Anche questi  betili, prevalentemente di basalto, hanno una forma classica  a cono o tronco di cono e sono alti circa un metro e mezzo con un diametro di base di circa 60-80 cm. Sono posti in posizione vertivale con punta arrotondata e ben lavorata.

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