Le tombe e le Domus de Janas del nord Sardegna
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mezzo la stele in cui, alla base, si apre il piccolo portello d’ingresso al corridoio il quale poteva contenere anche 200 cadaveri: era quindi una “tomba del villaggio”. |
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I BETILI |
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Persiste dunque, il fondamento della religione naturalistica, applicato al mondo dei morti di quei tempi lontani. Abbiamo ancora quindi il Dio-toro, che incarna il principio maschile, e la Dea Madre che sintetizza il principio femminile. Non soltanto permane l’essenza di questo dualismo teistico, ma vengono ripetuti anche le immagini, gli attributi e i modi di renderli. Gli elementi di questa religione “sessuale” legati all’esigenza spirituale della sopravvivenza globale della natura di cui l’uomo fa parte, si riproducono nell’edificio stesso della “tomba dei giganti”. In alcune esedre infatti sono presenti segni discoidi in rilievo, in altre all’interno del corridoio due blocchi mostrano, in evidenza associazione di luogo e di concetto, uno un rilievo mammillare e l’altra la figura rilevata di un fallo. |
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