Vi racconto di Amenophis
Appena serrate le palpebre, il corpo energetico di Amenophis, compì il distacco dal suo corpo fisico e, portandosi sempre più in alto, forse oltre i soffitti della camera da letto o forse ad un solo metro dal pavimento, si diresse verso uno spazio obliquo apparente, saturo di elettricità, prossimo ad un mondo dove qualsiasi azione e movimento appariva possibile, fattibile.
Non fu necessario attraversare amene porte spazio-temporali, o effettuare a comando particolari salti quantici, e anche la sensazione non era quella della connessione. Piuttosto, tutto sembrava molto semplice: un operazione simile ad un volo, un volo senza motori e senza ali. Ma capire quale parte energetica del corpo si fosse distaccata dalla sua parte fisica, non era cosa per niente semplice.
Il corpo invisibile di Amenophis viaggiava leggero, ma l’energia propulsiva era la sua, e non c’erano forze esterne provenienti da altrove, e come una goccia di pioggia nell’uragano, piroettava felice, scarrocciando a casaccio, disperso e senza meta nel disordinato flusso d’onda. In realtà sapeva bene dove dirigersi: puntava dritto alla meta, all’archivio universale.


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