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Mamma? Esco vado a giocare con Marco.

Ok, torna per la merenda, mi raccomando.

Uscendo da casa per poco non vengo ”stirato” da una bici, lo spavento minimo non mi toglie la voglia di giocare con lo skate e m’incammino verso casa di Marco.

Scendo le scale del Lavatoio e bevo un sorso d’acqua, mi bagno un po’ ma va tutto bene, risalgo le scalette che mi riportano in piazza Dessì e intravedo Marco seduto sull’uscio di casa sua. Marco? Che fai fuori casa? E lo skate che fine ha fatto? La mamma mi ha chiuso fuori, è uscita di corsa e si è dimenticata che ero qui fuori, siamo senza skate. Un po’ deluso e un po’ con lo spirito avventuroso, cerco di trovare un’idea per recuperare lo skate. Scavalchiamo la recinzione, dico con entusiasmo. “Ma è alta dice” Marco. Non fa nulla proviamo, testardo come sono, niente mi avrebbe impedito di giocare con lo skate dentro al Lavatoio!

Ci arrampichiamo sulla recinzione. incredibilmente arriviamo dall’altra parte senza farci male e cerchiamo d’entrare dalla porta della cucina, ma improvvisamente si apre e il nonno di Marco dice con la sua aria da adulto bambino: “e voi? Perso la chiave?” Marco mi sussurra a un orecchio “mamma non mi ha mai dato la chiave di casa, dice che a dieci anni nessuno ce l’ha”.

Poco importa siamo dentro e andiamo a prendere lo skate.

Il nonno ci ferma chiedendoci se sappiamo fare il caffè, perché, a sentire lui, ne ha una voglia matta. Sappiamo che la mamma di Marco non glielo fa bere che gli fa male, e gli diciamo di no, ma il nonno ha quell’aria così buona e simpatica che decidiamo di farlo di nascosto.

Marco mi dice “dai facciamo in fretta prima che torni mamma, il nonno è sempre buono con me, e mi va di farlo.” Cerchiamo caffettiera e il caffè e cominciamo l’opera.

Il nonno nel frattempo mi chiede se mi sono spaventato prima per la bici che mi ha quasi investito, e di stare attento quando bevo nei rubinetti del lavatoio, possono essere molto sporchi qualche volta.

Continua dicendomi che devo studiare che nel futuro potrei diventare qualcuno di importante a Villacidro. Lo ascolto un po’ stupito, come poteva sapere della bici che per poco mi metteva sotto, ma il profumo del caffè mi ricorda che è quasi pronto prendo la tazzina per portarla da Marco che nel frattempo spegne il gas.

Versiamo il caffè nella tazzina, la portiamo al nonno, ma il nonno non c’è più!! Sarà in bagno, dice Marco, ma noi andiamo a giocare, la tazzina con lo zucchero è qua, la berrà poi.

Usciamo e torniamo al Lavatoio per giocare. Dopo un po’ vediamo la mamma di Marco che ci chiama, era in lacrime, ci avviciniamo in ansia e lei ci racconta che il nonno era stato ricoverato due ore prima per un infarto. Ecco perché era uscita così frettolosamente, il nonno era alla casa della salute e l’avevano chiamata con urgenza per andare al pronto soccorso dove lo avevano portato.

Non c’è stato nulla da fare, spiega, ha solo chiesto una tazzina di caffè e poi è spirato. Ci guardiamo e corriamo in cucina, la tazzina era là, con il liquido profumato consumato a metà, come se qualcuno l’avesse bevuto e poi andato via di fretta.

Il nonno in quel momento era in ospedale, come ha fatto a stare la nello stesso momento in cui moriva?

Lo abbiamo detto alla mamma di Marco che ci ha rimproverato per il cattivo gusto della bugia per coprire che c’eravamo fatti il caffè senza permesso. Torno a casa con mille domande, e dopo un po’ di tempo non ci penso più. Era il due novembre del 1980.

Il ricordo di questo fatto mi è tornato in mente oggi che dopo la laurea in economia e commercio mi hanno eletto Sindaco del paese di Villacidro.

Il nonno è stato lungimirante.


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