Interessantissimo questo ariticolo sul nuovo modo di intendere l’anarchismo: non più una rivoluzione che abbatta lo stato, perchè questa, si dice, non risolverebbe il problema dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che resterebbe una tendenza dell’uomo, bensì un lento e dal basso cambiamento nei rapporti prima di tutto sociali (e quindi sol dopo anche giuridici) tra gli uomini.
I miei complimenti all’autore: molto bello.
Buona lettura
L’anarchia si deve costruire nel nostro vissuto senza aspettare la rivoluzione.
Partiamo da un concetto fondamentale, per definire il nuovo anarchismo o quanto meno per darne la mia interpretazione;
l’anarchismo dovrebbe essere pluralista, non può essere riproposto uguale in tutto il mondo, non è universale, ed è portatore del concetto relativista.
L’anarchismo deve essere legato al contesto della sua produzione, è mutevole, perennemente in transito, se si fermasse diventerebbe un dogma e sarebbe destinato a morte certa. Il pensare anarchico è programmaticamente instabile, non cerca riposo ma diviene incessantemente. (Salvo Vaccaro) Detto questo è chiaro che è importante continuare ad affermare, per esempio, che vogliamo un mondo di liberi ed uguali, praticare l’autogestione, produrre un messaggio chiaro e deciso, ma senza mai affermarlo in termini assoluti; un messaggio che si costruisce gradualmente, che cambia nella pratica, nel confronto quotidiano con e tra la gente.
Chiaramente questo modo di vedere l’anarchismo e la sua pratica rende tutto più complesso e incerto. La vecchia sicurezza anarchica “de l’anarchia che verrà” svanisce, si sgretola.
L’anarchia si deve costruire nel nostro vissuto senza aspettare la rivoluzione, poiché non esiste un solo grande potere da abbattere, un palazzo da conquistare. Il potere come ci ricorda Michel Foucault non occupa un luogo unico privilegiato, né dipende da un unico soggetto identificabile una volta per tutte. Lo stato, le leggi, le egemonie sociali sono soltanto effetti e manifestazioni sul piano istituzionale di rapporti e strategie di potere. Il potere è, invece, anonimamente diffuso ovunque; è onnipresente e dappertutto, “non perché inglobi tutto, ma perché viene da ogni dove” Il potere coincide con la molteplicità dei rapporti di forza, che variamente si intrecciano e si contrappongono. È una relazione fra individui e la società è attraversata da rapporti di potere: ogni rapporto sociale è un rapporto di potere.
Fondamentale è il lavoro costante tra la gente per combattere il dominio, cioè quel sistema di potere che è monopolio solo di una parte della società; è necessario un lavoro lungo e profondo di delegittimazione dell’autorità, per riuscire a rompere le asimmetrie nelle relazioni funzionali scatenando dal basso un inizio di mutazione culturale. Perché abbattere lo stato, (ammesso di riuscire a capire come fare) non risolverebbe il problema del dominio, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sugli animali e sulla terra; senza un profondo lavoro di mutazione culturale nelle reti di rapporti fra esseri umani si ricreerebbe un nuovo dominio solamente con una veste nuova, come è successo in tutte le rivoluzioni del 900.
Per questo il nuovo anarchismo ha una forte attenzione volta al presente che non deve essere letta come una rottura con il passato e la storia della tradizione anarchica ma come una attualizzazione della stessa.
È importante qui ricordare le parole di Gustav Landauer: L’anarchia non è cosa del futuro, ma del presente; non è fatta di rivendicazioni ma di vita. Una vita che non attende il giorno della rivoluzione, o meglio che vede la rivoluzione come qualcosa in perenne movimento e aperta al cambiamento durante il suo percorso.
Come abbiamo scritto nella piccola introduzione dell’opuscolo del laboratorio sperimentale (asperimenti.noblogs.org) su anarchismo e post-strutturalismo, il nuovo anarchismo ci porta a intraprendere un percorso di riflessione e sperimentazione collettiva che nasce dall’esigenza comune di risolvere una frattura tra quella che è la teoria, la tradizione anarchica che abbiamo ereditato e i tentativi pratici di risolvere e superare le contraddizioni e i conflitti che si presentano nella società di oggi.
Momi
