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In ricordo di Annamaria

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Sono un assistente sociale affiancato a casi di dipendenza da gioco e da persone. Ho conosciuto questa ragazza che si è tolta la vita 6 mesi fa, sono andato al cimitero per portarle delle rose con il pensiero costante di non essere riuscito a aiutarla. Scrivo alcune parti della lettera che mi ha spedito quando l’ho conosciuta. Non temete ho le autorizzazioni neccessarie dai parenti. Vorrei che la pubblicaste per ricordare come una ragazza per paura possa distruggere se stessa. Grazie

Carlo

A 13 anni mi sono innamorata di un ragazzo piu’ grande, ma piu’ che un amore e’ stato un inganno perche’ una sera mi ha portata dai suoi amici e mi hanno violentata; questi abusi sono andati avanti per 3 anni. Lui diceva di amarmi e che dovevo stare tranquilla, ma intanto mi vendeva ai suoi amici”. Cosi’ Annamaria, una ragazza protagonista di una violenza subita all’eta’ di soli 13 anni da parte del fidanzato piu’ grande di lei e, successivamente, anche dagli amici di lui, racconta:”Io non ho avuto la forza di raccontarlo ai miei genitori e mi sono confidata con il prete,ma lui si e’ rifiutato di aiutarmi e si e’ impegnato soltanto a farmi dei test di gravidanza con l’aiuto di una suora. Non ne ho parlato con i miei genitori per paura perche’ io venivo picchiata, minacciata con armi e mi dicevano che se avessi raccontato tutto avrebbero ucciso la mia famiglia.Ero troppo impaurita tenevo tutta questa cosa dentro di me. Dopo che ho sporto denuncia, ho lasciato la scuola perche’ si sono messi tutti contro di me e nessuno piu’ mi parlava, mi hanno isolato, non avevo piu’ amici ne’ compagni”. “Sempre sola, non ho nemmeno avuto piu’ un lavoro, non ho avuto piu’ nulla. La mia forza sono state le forze dell’ordine, che mi hanno cresciuta e sono cresciuta insieme a loro, mi sono vicine e mi sono state vicine. Il mio avvocato (donna) mi ha fatto crescere a casa sua. Questa e’ stata l’unica forza che ho avuto io. I carabinieri per me sono stati una famiglia. In paese tutti sapevano e stavano zitti e non hanno voluto aiutarmi”. La famiglia racconta la giovane non sospettava nulla “mia mamma domandava spesso ‘ma che hai? Perche’ hai questi lividi addosso? Che cosa ti e’ successo?’. E io le dicevo che ero caduta, o magari che avevo litigato con mio fratello. Nascondevo questa cosa, pero’ soffrivo sempre, piangevo, stavo malissimo. Ora a 23 anni ho cambiato paese, sono andata in città, ho un’altra vita. Ma non mi sogno neppure di avere una famiglia, perché chiunque avvicino mi spaventa e fuggo.Mi hanno consigliato una terapia di gruppo e fatto il suo nome, mi puo aiutare?


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