Poesia Verde
Come si fa a raccontare le memorie di una giornata trascorsa a riscoprire le meraviglie che Madre Natura crea e conserva e tutto questo ad un passo da casa? No, non è semplice. Certe volte mi chiedo quali parole usare per descrivere efficacemente le più semplici emozioni, quelle che si provano a fare due passi nel fitto di una foresta sarda per esempio. Come descrivere lo stupore che deriva dalla vista di uno sprazzo di prato fiorito trapuntato da un aranceto selvatico e dai suoi frutti dal sapore celestiale, circondato da massi ciclopici sormontati da alberi di leccio e sugherelli; o dall’incanto di un bosco di piante a foglie caduche come la roverella, il tiglio e il castagno che sovrastano un sottobosco di corbezzolo, lentisco, erica, ginepro, olivastro, cisto, mirto, fillirea, ginestra, lavanda, viburno ed euforbia? Già solo il fatto di poterle immaginare queste piante equivale a recitare una eco poesia. La pace si, quella posso tentare di descriverla: “sdraiarsi sui morbidi fili d’erba con il viso rivolto al tiepido sole primaverile, respirare lentamente e profondamente e meditare, meditare…mentre una cascata d’acqua azzurra scende dall’alto, dalla cattedrale di pietra, dando l’impressione di nascere dalla roccia e un profumo di calendule, di mirti, di origani, insieme alla cheta fragranza della anagiride e del biancospino, pervade l’aria, riempie le narici infondendo perfino un perenne senso di gratitudine…” Un fungo bianco e nero, sotto le conifere spunta dai tronchi, sembra una corolla di pan dolce con la glassa di zucchero; l’uomo medicina lo osserva mentre cammina in cerca di ulteriori scoperte. Un immenso ippocastano dagli enormi rami affusolati sembra voler abbracciare la sua bella, disposta a tutto pur d’incontrarlo, a trenta metri da lui. Anche lei distende le sue fronde, e sembra volerlo accarezzare e il cielo gli sorride, innamorato delle frivole nuvole con le quali gioca a nascondino il sole. Tra l’una e l’altro filtrano accecanti improvvisi bracci di luce… E quelle acque, che dalla cascata vengono giù e nel ruscello si diffondono, saltando e giocando a rimpiattino sulle pietre scivolose e sulle rocce. Sono fresche e ricche di ogni bene, e se ti ci immergi ringiovanisci di vent’anni, e se hai solo vent’anni allora ti sentirai più forte del bisonte e del toro messi insieme… L’esistenza ci trasmette i colori della vita: quelli della guarigione e della saggezza; quelli della prosperità… Sotto le conche di granito intoniamo i nostri cori, le nostre labbra sembrano emettere il vibrante suono divinatorio in piena autonomia dal pensiero e tanti sono i segnali che ci arrivano quando siamo immersi nel Campo. Innumerevoli i suoni, aldilà della sensibilità degli ordinari sensi. Ancora torneremo qui, dopo un lungo cammino. Il nostro cuore altresì già vi alberga, ed è sempre un triste distacco separarsi dalla foresta per far ritorno alle città, dove un’altra vita parallela e inevitabilmente surrogata ci attende.
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