Il Monte Acuto è una regione della Sardegna settentrionale: 149 mila ettari, 40 mila abitanti, 11 Comuni. Un territorio di montagne granitiche a nord, di colline di basalto e calcare a sud e, al centro, l’unica vera pianura del Nord isolano. Sui bordi della pianura, il Coghinas, il grande bacino artificiale formato con lo sbarramento dell’omonimo fiume presso la stretta del Muzzone, formata dalle gole del Limbara. Realizzato nel 1927 in una vasta depressione irregolare alla confluenza del rio Mannu di Ozieri e il rio Mannu di Berchidda, ha una diga lunga 185 metri, larga 58 e con una capacità di 254 milioni di metri cubi d’acqua.
Lo specchio d’acqua, con tre bracci corrispondenti ad altrettanti solchi vallivi, s’integra in un ambiente montano ricco di boschi di lecci, di sughere e di macchia mediterranea e arricchisce l’ambiente del Monte Acuto, rappresentando l’habitat per numerose specie acquatiche e uccelli, nonché un’importante risorsa turistica della zona. Nel lago è possibile dedicarsi alla pesca della trota, del pesce persico, della carpa e altre specie d’acqua dolce. Oltre alla pesca, sci nautico, canottaggio e birdwatching, sono le attività che il turista può praticare in tutte le stagioni.
A ridosso del lago si eleva la catena del Limbara costituita da vari rilievi con quote superiori ai 1000 mt., tra i quali spicca Punta Balistreri; una delle caratteristiche distintive del Limbara è la presenza di molte sorgenti conosciute per la leggerezza e per le qualità oligominerali delle loro acque. Il gruppo montuoso con la sua natura selvaggia preserva diverse specie floristiche come da boschi di querce da sughero, lentisco, roverella, leccio, cisto, mirto, corbezzolo, ginepro e, nascoste nella macchia mediterranea, le incantevoli rose del Limbara. Alle sue pendici vivono alcune coppie di aquile reali. Tra le aree del territorio poste sotto tutela dall’Ente Foreste della Sardegna, alcune delle quali recintate e visitabili, è importante ricordare l’oasi faunistica presente a Su Filigosu a circa 9 Km. a nord-est di Oschiri. Si estende per circa 4.000 ettari e comprende una fitta presenza di macchia mediterranea alternata a vegetazione ad alto fusto con sugherete e conifere. All’interno di quest’oasi naturalistica vive una ricca fauna con daini, cervi, cinghiali, aquile, falchi pellegrini. La zona di Su Filigosu si presta ad escursioni durante le quali è possibile sostare nelle numerose piazzole attrezzate.
Archeologia
Questa zona della Sardegna ha una non trascurabile rilevanza archeologica. Prima di arrivare a Oschiri, proveniendo da Olbia lungo la vecchia statale 199, si imbocca a sinistra una strada di campagna che porta alla chiesetta medioevale di Madonna di Othi. Nella stessa zona oltre al Santuario si potranno osservare la necropoli di Malghesi, che conta più di trenta domus de janas, le rovine della chiesa di Santu Mihali e l’adiacente pozzo sacro. Nella S.S. per Ozieri, sulla destra, si erge il Monte Ulia dove sono situati imponenti dolmen risalenti a 4000 anni or sono e delle domus de janas, i cui esemplari più interessanti si trovano nelle vicinanze della chiesetta di Santu Istevene.
Nel territorio di Oschiri sono localizzate numerose costruzioni nuragiche, fra le quali il significativo complesso di Monte Ulia, a 4 chilometri dall’abitato, e i nuraghi S’Abba Salida e Sinnadolzos, alla stessa altezza sulla sinistra. Di notevole importanza è anche il nuraghe situato presso la piccola collina di Lugheria in cui e’ stato rinvenuto un bronzetto raffigurante un carro a quattro ruote. Altri siti degni di nota sono quello di Castel Cugadu e il complesso megalitico di Monte Cuccu. La zona di Santu Istevene rivela la presenza dei Fenici. Nella chiesa omonima compare una piccola testa in pietra che con molta probabilità raffigura la dea Astarte.
In epoca romana Oschiri viene dotato di un porto fluviale sul Coghinas che, prima della costruzione della diga, era navigabile in concomitanza con le piene del fiume. Uscendo da Oschiri sulla SS 597, a pochi chilometri una deviazione sulla destra conduce alla chiesa di Nostra Signora di Castro, interessante esempio di architettura romanica di derivazione lombarda. Dalla chiesa si può scendere a piedi alla riva del lago artificiale del Coghinas, dove sono visibili le rovine denominate “Castello di Castro“, gli scavi hanno documentato, in realtà, una stazione fortificata romana, sorta accanto ad un recinto nuragico. A Nord del Lago Coghinas, in zona “Balanotti”, è possibile ammirare i resti della chiesa medioevale di San Giorgio.
Immagini di AntoMeloni
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