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La Chiesa è un raro esempio di architettura rinascimentale in Sardegna, essendo stata costruita intorno al 1577 dall’ingegnere Giorgio Palearo. Nella facciata si trova un portone ad arco contornato da un architrave e due lesene. L’edificio è a croce greca; i quattro bracci hanno volte a botte e nel loro punto di incontro si trova una cupola semisferica. Si segnalano al suo interno diversi dipinti, un altare di legno dorato in stile barocco e il simulacro del Santo. Attraverso una piccola scala nell’ingresso di Palazzo Accardo si raggiunge la cripta della Chiesa. Qui erano conservate, tra il 504 e il 722 d.C., le spoglie di S. Agostino, portate, dall’Africa in Sardegna, dal monaco Fulgenzio per difenderle da eventuali danni degli invasori Vandali. Nel 722 d.C. vennero trasferite a Pavia da Liutprando, re dei Longobardi, per sottrarle ai saccheggi saraceni e ancora oggi si trovano lì. La cripta è formata da un ambiente rettangolare e intonacato, alto circa quattro metri, e si pensa possa trattarsi di una cavità naturale oppure di un ipogeo romano. Le pareti sono coperte, in basso, da seicentesche mattonelle colorate, gli azulejos. Sul fondo della stanza si trova l’altare e una nicchia nella roccia con la statua del Santo. Vicino all’altare è visibile uno spazio vuoto, ma molto illuminato, in cui la tradizione vuole che fosse collocata la cassa del santo. Si tratta di una fossa profonda circa trenta centimetri con dentro acqua di falda che, secondo la tradizione, possiede miracolose proprietà curative. Infatti, come si ricava da una lapide seicentesca, l’acqua veniva usata per guarire i malati e portata nelle loro case. L’iscrizione si trovava nella facciata della cappella, che anticamente sovrastava la cripta, e che venne poi in parte distrutta e in parte inglobata nella costruzione del Palazzo Accardo nel 1864.

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