ARDITI, NON GENDARMI! (dal libro di Marco Rossi)
Dalle trincee alle barricate: arditismo di guerra e arditi del popolo (1917-1922)
Gli Arditi del popolo, prima espressione dell’antifascismo in armi, si opposero con ogni mezzo agli squadristi di Mussolini alla vigilia della sua salita al potere, nella guerra civile seguita alla Prima guerra mondiale. Anche se per breve tempo, la loro azione fu al centro delle cronache dell’epoca e tutti gli schieramenti politici dovettero misurarvisi. Ciò nonostante, è stata oggetto di una lunga rimozione: il fatto che ex-combattenti, veterani dei reparti d’assalto, non solo si fossero sottratti alla strumentalizzazione mussoliniana, ma vi si fossero opposti anche con le armi contendendo al fascismo l’eredità “spirituale” dell’arditismo, ha rappresentato un precedente scomodo, difficile da interpretare. Ancora oggi la storiografia stenta a distinguere i ruoli giocati rispettivamente da arditi, futuristi, legionari fiumani e sindacalisti rivoluzionari in una situazione instabile e contraddittoria quale fu quella del Primo dopoguerra. La nuova edizione rivista e ampliata di Arditi, non gendarmi! ripercorre le tracce che dal fango delle trincee, passando attraverso le piazze di Fiume, portarono alle barricate dell’autodifesa proletaria contro l’aggressione fascista.
<<Fino a quando i fascisti continueranno a bruciare le case del popolo, case sacre ai lavoratori, fino a quando i fascisti assassineranno i fratelli operai, fino a quando continueranno la guerra fratricida gli Arditi d’Italia non potranno con loro aver nulla di comune. Un solco profondo di sangue e di macerie fumanti divide fascisti e Arditi.>>*
<<… Ben lontani dal patriottardo pescicanismo, fieri del nostro orgoglio di razza, consci che la nostra Patria è ovunque siano popoli oppressi: Operai, Masse Lavoratrici, Arditi d’Italia, A NOI!>>°
GLI ARDITI DEL IX D’ASSALTO: LA PATTUGLIA SARDA. PROPOSTA DI MEDAGLIA D’ORO
AL VALOR MILITARE ALLA MEMORIA PER GIOMMARIA SIMULA DI ITTIRI
Riferisce Giorgio Canu
(dal libro “La nostra guerra di Liberazione” scritto da don Lorenzo Bedeschi – Cappellano Militare)
L’Artiglieria dello schieramento nemico arretrato si affrettò inutilmente a sbarrare l’avanzata degli Arditi. Poche ore dopo il primo assalto, sulla torre dell’orologio sventolava il Tricolore. L’aveva issato lassù Trudu, il bell’ardito della Sardegna. Arru era scomparso: aveva mantenuto la promessa e stava bevendo un bicchiere di vino nella casa di Lidia. Dinanzi a questa fedeltà isolana, non c’è chi non ricorra con la mente alle visioni dei leggendari cavalieri del Logudoro, della Gallura e del Marghine, col nero cappuccio e il manto d’orbace stesi nel vento, ciascuno tenendo fermo davanti a sé sulla sella la propria donna chiassosamente vestita, coppia a cavallo formante un solo fremente tutto, terminante in alto dalla canna del fucile. La città intanto si riversava con un grido solo: “ Viva l’Italia ! “ sugli Arditi che percorrevano furibondi ogni strada di Cingoli: fiori ed abbracci, applausi e tricolori, pianti e gioia. Il nemico aveva arretrato appostandosi su nuove posizioni. Occorreva sapere subito con precisione la nuova dislocazione avversaria. Tredici uomini partono in pattuglia con l’ordine di internarsi nella difesa nemica per riportarne dati e ubicazioni. Toccò alla pattuglia sarda. Dodici isolani dal volto ferrigno come la loro terra, vera sublimità sarda ! Uomini dall’eroismo delle labbra strette, senza parole: tutto nervi e audacia. Li comanda un giovane ufficiale napoletano …….
Un eroe
La bella sorpresa era riuscita in grazia ad un audace: l’ardito Simula G. Maria, il quale, da solo, per favorire l’azione di accerchiamento ai suoi compagni, si era assunto volontariamente il compito di andare frontalmente contro la pattuglia tedesca. Parecchi caricatori mise nella canna del suo mitra. Tentò il guado sotto la fucileria nemica. Due volte fu ferito e non si arrestò: Continuò l’attacco fino a quando al lancio di una bomba a mano una raffica che lo colpiva al cuore , lo stese bocconi a terra facendo sentire ai compagni per ultimo grido alla fede in cui moriva: “ VIVA L’ITALIA!“. I sardi, uniti in un vincolo di sublime carità, si stringono attorno, lo baciano, lo ricompongono con le mani incrociate sul petto come negli antichi sepolcri delle Chiese e lo trasportano nelle retrovie. Uno sguardo intenso fu scambiato fra loro, compreso e sottolineato da una identica espressione, particolare alla loro razza e non mai ripetute da altre. Poi nel curvarsi ogni tanto lungo il trasporto doloroso, dissero insieme le stesse parole: “Custu est figau sardu, piccius !” “Forza paris!“. Chissà !.. Forse un antico motto di guerra della loro isola, ereditato dai padri e rifiorito aspro e verde come il natio lentischio nelle loro labbra oscure.
Proposta di medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria
Ardito SIMULA G. MARIA di Antonio nato il 2 – 4 – 1917 a Ittiri ( Sassari )
Ardito fra i più audaci, offertosi volontario per partecipare con una pattuglia ad una temeraria ricognizione, scorta una pattuglia nemica che tentava di rientrare nelle proprie linee, si gettava arditamente fra essa e le posizioni avversarie attraversando un tratto di terreno completamente scoperto e battuto da armi automatiche. Ferito due volte in modo grave da raffiche di mitragliatrice, incurante del dolore, si lanciava sul nemico e a colpi di bombe a mano riusciva ad uccidere due avversari e a fermare gli altri, dando così tempo ai suoi compagni di raggiungere ed annientare completamente la pattuglia, finché colpito una terza volta, cadeva immolando la propria vita, mentre con le ultime parole incitava i compagni alla lotta. Fulgido esempio di eroismo e di spirito di sacrificio.
Cingoli, 14 – 7 – 1944 Luogo dell’operazione militare: fiume Esino, sotto Villa Strada (Macerata)
Bibliografia
* Dichiarazione del tenente Argo Secondari, pluridecorato della prima guerra mondiale, all’assemblea degli Arditi del Popolo del 27 giugno 1921, riportata da «Umanità Nova», Roma, 29 giugno 1921
°Sintesi di documento fornito alla questura Roma nel 1922
