Siamo intorno all’800 a.C. quando la civiltà nuragica è al suo massimo splendore ed ecco che sulle coste sarde, soprattutto in quelle sud-occidentali arrivarono i Fenici; essi devono il loro nome al greco “Phoinikes” data la loro abilità nel colorare i tessuti (Poinix = rosso porpora). La Fenicia era una striscia di terra tra i monti del Libano; arida e secca, non adatta all’agricoltura, era invece una terra di naviganti e commercianti, i Fenici, popolazione d’origine semitica.In una colonna sepolcrale, la stele di Nora, conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, compare per la prima volta il nome “Sardegna”,più esattamente SHRDN, mancante di vocali come in tutte le lingue semitiche.
Inizialmente i Fenici crearono piccoli centri che utilizzavano come scali marittimi; ma nel giro di un secolo questi insediamenti si trasformarono in città vere e proprie.
Karalis (Cagliari), Nora, Bithia (Chia), Tharros (Cabras), Sulcis divennero i punti di riferimento per i traffici nel Mediterraneo. Nacquero altri centri minori Othoca e Cornus presso Oristano, Neapolis nei pressi di Santa Maria di Nabui e di Monte Sirai presso Carbonia.
I rapporti tra le popolazioni nuragiche e i Fenici probabilmente furono pacifici: infatti la collocazione costiera delle città fenicie, in zone in cui non esistevano precedenti insediamenti nuragici, fa supporre che non ci dovessero essere ragionevoli motivi di conflitto tra le due culture, si suppone invece che ci fosse un rapporto di collaborazione e di scambio commerciale, oltrechè culturale. La civiltà nuragica entrò in possesso di strumenti quali la scrittura oppure il concetto di città sino ad allora sconosciuto. Migliorarono anche le condizioni di vita delle popolazioni autoctone, i Fenici introdussero la pratica della coltivazione dell’ulivo e della palma, la tecnica di preparazione del sale, la pesca. Il contatto con i Fenici aiutò i Sardi a sfruttare i giacimenti minerari, si conobbero il ferro e l’oro. I Fenici portarono nell’Isola dei prodotti come ceramiche, olio profumato, manufatti in vetro, oro, argento, stoffe.
La religione fenicia si basava sul culto di un unico Dio Baal detto anche El che magari poteva assumere forme differenti: in una stele si trova l’iscrizione “Baal e Tanit, ha udito”. La scrittura fenicia era quella in uso nella città siriana di Ugaritt, con 22 consonanti.
Ad un certo punto gli approdi improvvisati fenici diventarono vere e proprie Città Stato, con una forte presenza militare di occupazione. I primi Fenici, abili commercianti, colonizzatori pacifici delle zone costiere sarde, lasciarono il posto ai Fenici dominatori e militarmente organizzati pronti forse a incrementare i propri possedimenti sul territorio.
Intorno al 600 a.C. le popolazioni nuragiche, forse rendendosi conto della supremazia e della forza dei Fenici e delle loro città tentarono di reagire e nonostante la frammentazione delle azioni contro i Fenici, riuscirono spesse volte ad infliggere ai nemici grosse sconfitte.
Ecco che i Fenici chiesero aiuto a Cartagine, colonia da loro fondata nel 814 a.C. circa e che rapidamente assunse un ruolo determinante nel Mediterraneo relativamente al controllo dei traffici e del territorio delle coste.
I Cartaginesi arrivarono nell’isola per appropriarsene combattendo anche contro i Fenici: una vera invasione, quella dei Cartaginesi tesa a colonizzare l’isola sottomettendo sia i Fenici che i Nuragici. Cartagine iniziò la colonizzazione dell’isola intorno al IV secolo a.C. dando luogo a quella che è conosciuta coma “Civiltà Sardo-punica”.
