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	<title>RitaPinna.it</title>
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		<title>Melodia Sospesa</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2026 12:15:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Melodia sospesa di Erina Conticelli  è un romanzo intenso e delicato che riesce a intrecciare mistero, musica e introspezione in modo coinvolgente. Più che soffermarsi sull’aspetto della clonazione, Erina Conticelli concentra l’attenzione sull’identità, sul bisogno di appartenenza e su ciò che ci rende davvero umani. Helene è un personaggio che colpisce profondamente: una pianista straordinaria, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img  title="" fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-3573 alignleft" src="https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2026/05/melodia-sospesa-199x300.jpg"  alt="melodia-sospesa-199x300 Melodia Sospesa"  width="199" height="300" srcset="https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2026/05/melodia-sospesa-199x300.jpg 199w, https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2026/05/melodia-sospesa-678x1024.jpg 678w, https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2026/05/melodia-sospesa-768x1160.jpg 768w, https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2026/05/melodia-sospesa-100x151.jpg 100w, https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2026/05/melodia-sospesa.jpg 993w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Melodia sospesa di Erina Conticelli  è un romanzo intenso e delicato che riesce a intrecciare mistero, musica e introspezione in modo coinvolgente. Più che soffermarsi sull’aspetto della clonazione, Erina Conticelli concentra l’attenzione sull’identità, sul bisogno di appartenenza e su ciò che ci rende davvero umani.</p>
<p class="isSelectedEnd">Helene è un personaggio che colpisce profondamente: una pianista straordinaria, apparentemente fredda e distante, ma attraversata da un vuoto interiore che la rende fragile e autentica. L’incontro con Samantha apre lentamente la porta a un mistero inquietante e affascinante, capace di tenere viva la curiosità fino alla fine.</p>
<p class="isSelectedEnd">La scrittura è sobria, elegante e ricca di sensibilità. Le atmosfere parigine, la musica e i conflitti emotivi dei personaggi accompagnano il lettore in una storia che parla di memoria, verità e ricerca di sé.</p>
<p>Una lettura suggestiva e riflessiva, che lascia qualcosa anche dopo l’ultima pagina. Consigliato a chi ama i romanzi emotivi con una vena di mistero e profondità psicologica.</p>
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<p>Trama:</p>
<p><span class="a-text-bold">Quando il tuo riflesso nello specchio è un’altra persona, la verità può cambiare tutto</span><br />
Helene Gerard è una pianista straordinaria.<br />
La sua musica incanta il pubblico delle sale da concerto di Parigi.<br />
Eppure dentro di lei esiste un vuoto che nessuna melodia riesce a colmare.<br />
Helene non prova emozioni.<br />
Cresciuta senza genitori e senza un passato da ricordare, ha imparato a vivere in equilibrio tra disciplina e silenzio interiore. La musica è l’unico linguaggio che le permette di comunicare con il mondo.<br />
La sua vita cambia quando incontra Samantha, una ballerina che le somiglia in modo inquietante. I lineamenti, la voce, persino i gesti sembrano riflettersi l’una nell’altra come in uno specchio.<br />
È solo una coincidenza?<br />
Mentre il legame tra loro si approfondisce e i sentimenti si intrecciano con quelli di Alfred, un vecchio amico tornato nella vita di Helene, un segreto sepolto nel passato comincia lentamente a emergere.<br />
Un segreto che riguarda la sua nascita.<br />
Tra musica, amicizia e verità nascoste, Helene intraprenderà un viaggio che la porterà a scoprire chi è davvero — e quale misterioso disegno si cela dietro la sua esistenza.<br />
<span class="a-text-italic">Melodia sospesa</span> è un romanzo intenso e suggestivo che intreccia scienza, identità e relazioni umane, conducendo il lettore verso una rivelazione capace di cambiare per sempre il significato della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo trovate <a href="https://amzn.eu/d/0eAVgfui">qui </a></p>
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		<title>Il giorno dei Boes e Merdules</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 14:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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		<category><![CDATA[carnevale sardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Febbraio è quel mese strano in cui le maschere tornano a invadere le strade. Il Carnevale, sì, ma anche qualcosa di più. Perché dietro coriandoli e travestimenti c’è sempre una domanda che prima o poi ci prende alla gola: chi siamo davvero, quando nessuno ci guarda? La maschera non è solo festa, non è solo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Febbraio è quel mese strano in cui le maschere tornano a invadere le strade. Il Carnevale, sì, ma anche qualcosa di più. Perché dietro coriandoli e travestimenti c’è sempre una domanda che prima o poi ci prende alla gola: chi siamo davvero, quando nessuno ci guarda?</p>
<p>La maschera non è solo festa, non è solo gioco. È un oggetto narrativo potentissimo. Serve a nascondere, certo, ma anche a rivelare. Racconta le nostre identità, le loro crepe, le finzioni che costruiamo per stare al mondo. Quelle che scegliamo. E quelle che ci vengono appiccicate addosso.</p>
<p>Non è un caso se proprio su questo terreno si muove uno dei romanzi più spiazzanti della nostra letteratura: <em>Uno, nessuno e centomila</em> di Pirandello, che quest’anno compie cent’anni. Un libro che non smette di fare male, perché dice la verità senza anestesia.</p>
<p>Vitangelo Moscarda scopre, quasi per caso, che l’immagine che ha di sé non coincide con quella che gli altri vedono. E da lì crolla tutto. Ogni persona che incontra gli restituisce un volto diverso, spesso incompatibile con gli altri. Non esiste un “io” stabile, rassicurante. Esistono centomila versioni, tutte vere e tutte false allo stesso tempo.</p>
<p>La maschera, allora, smette di essere un semplice costume. Diventa il ruolo che recitiamo ogni giorno: in famiglia, nel lavoro, nelle relazioni. Diventa lo sguardo degli altri che ci definisce, ci stringe, ci costringe. E a volte ci salva. Altre volte ci soffoca.</p>
<p>Forse è anche per questo che le storie sulle maschere non passano mai di moda. Perché, in fondo, tutti ne indossiamo almeno una. E raccontarle è un modo per provare, almeno per un attimo, a toglierla.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong>Il giorno dei Boes e Merdules </strong></p>
<p>C’è un momento, in certi paesi della Barbagia, in cui l’aria cambia. Non lo vedi subito, non lo senti con le orecchie. È qualcosa che passa sotto la pelle, come quando sai che sta per arrivare un temporale ma il cielo è ancora chiaro. Le strade sembrano le stesse, le case pure, ma le pietre osservano. E ricordano.</p>
<p>È il giorno in cui tornano i Boes e i Merdules.</p>
<p>Li chiamano maschere, ma è una parola comoda, di quelle che usiamo per non spaventarci troppo. Perché i Boes e i Merdules non si indossano. Ti prendono. Ti attraversano. Ti chiedono qualcosa in cambio.</p>
<p>La prima volta che li vidi ero bambina. Me lo ricordo come si ricordano i sogni brutti: a pezzi, con immagini troppo grandi per la testa che avevo allora. Mio padre mi teneva la mano forte, troppo forte forse, e io sentivo il freddo del ferro dei campanacci prima ancora di sentirne il suono. Arrivarono così, senza avvertire, come una mandria che non chiede permesso. I Boes davanti, enormi, con quelle maschere nere, animali, gli occhi vuoti che non erano occhi ma buchi da cui usciva qualcosa di più antico dello sguardo. Dietro, i Merdules, piegati, tesi, in lotta continua. Una danza che non era festa, era resistenza.</p>
<p>Capii subito che non stavano recitando.</p>
<p>I Boes non fanno finta di essere bestie. Lo sono. Non nel senso che piace ai turisti, quello pittoresco, fotografabile. Sono l’istinto, la forza cieca, la natura che non chiede scusa. Rappresentano ciò che non vuole essere addomesticato. Il respiro corto, la testa che carica, il peso che avanza. E i campanacci, Dio mio i campanacci. Non suonano a ritmo. Non accompagnano. Ti disorientano. Ti entrano nel petto e lo scuotono finché il tuo cuore non capisce più se deve battere o scappare.</p>
<p>I Merdules, invece, sono l’uomo. O meglio: l’uomo che tenta di controllare. Tengono le corde, cercano di guidare, cadono, si rialzano. Si piegano sotto il peso dei Boes, vengono trascinati, umiliati, ridicolizzati. Ma non mollano. È una lotta eterna, che non ha vincitori. E forse non dovrebbe averli.</p>
<p>Crescendo ho capito che quella scena, ripetuta ogni anno, è una delle rappresentazioni più oneste che abbiamo di noi stessi. Altro che maschere veneziane, altro che coriandoli. Qui non si celebra la leggerezza. Qui si mette in scena il conflitto.</p>
<p>Perché ognuno di noi ha un Boe dentro. E ognuno di noi, se vuole sopravvivere, deve fare anche il Merdules.</p>
<p>Il Boe è quello che spinge quando non dovremmo, che urla quando sarebbe meglio tacere, che distrugge per non sentire dolore. È la rabbia che ci salva e ci rovina. È il corpo che ricorda prima della mente. È ciò che siamo stati quando non c’erano regole, né morale, né sguardi addosso.</p>
<p>Il Merdules è quello che impara a stare in piedi. Che trattiene, che prova a dare un nome alle cose, che dice “no” quando il Boe vorrebbe dire “ora”. È la parte che media, che si spezza, che sanguina in silenzio. È la civiltà, se vogliamo chiamarla così. Ma non quella pulita, educata. Quella faticosa, sporca, conquistata a colpi di cadute.</p>
<p>Quando i Boes e i Merdules sfilano, non raccontano una storia antica. Raccontano una storia attuale, che si ripete ogni giorno nelle case, nei rapporti, nei corpi. Raccontano il potere e la sottomissione, ma anche il bisogno reciproco. Perché senza il Boe il Merdules non avrebbe senso. E senza il Merdules il Boe distruggerebbe tutto, anche se stesso.</p>
<p>C’è un momento, durante la rappresentazione, in cui tutto sembra fermarsi. Un Boe si arresta, scuote la testa, i campanacci tacciono per un istante. Il Merdules tira la corda, ma non comanda davvero. In quell’attimo sospeso capisci che non c’è equilibrio. Solo tregua. E la tregua, si sa, è fragile.</p>
<p>Le maschere sono nere, scure, pesanti. Non permettono espressioni. E questo è forse il punto più importante. Chi le indossa rinuncia al volto. Rinuncia all’identità individuale. Diventa archetipo. Diventa ruolo. Diventa qualcosa che non puoi più giudicare come “buono” o “cattivo”. Esiste e basta.</p>
<p>E in questo c’è una verità che fa paura: quando perdi il volto, perdi anche l’alibi. Non puoi più dire “non sono io”. Sei ciò che rappresenti. Sei ciò che fai.</p>
<p>Forse è per questo che queste maschere resistono da secoli. Perché non sono decorative. Non sono addomesticate. Non sono state svuotate. Ogni volta che tornano, ci costringono a guardarci senza filtri. A riconoscere che sotto i vestiti civili, sotto i profili social, sotto le parole misurate, c’è ancora quella lotta. E non è finita.</p>
<p>Ho visto uomini piangere guardando i Boes. Come se qualcosa di atavico, sepolto nelle ossa, fosse stato improvvisamente chiamato in causa<strong>.</strong>Ho visto bambini spaventati e attratti insieme. Ho visto donne osservare in silenzio, con quello sguardo che dice “so di cosa stiamo parlando”. Perché le maschere parlano a tutti, ma ognuno sente qualcosa di diverso.</p>
<p>Quando la sfilata finisce, resta un vuoto. Le strade tornano normali, i campanacci smettono di vibrare nell’aria, eppure qualcosa rimane appiccicato addosso. Una domanda forse. O una consapevolezza che non puoi più ignorare.</p>
<p>Chi stai tenendo a bada?<br />
Chi stai lasciando correre troppo?<br />
Chi sei, quando nessuno ti guarda?</p>
<p>Le maschere dei Boes e dei Merdules non servono a nascondersi. Servono a ricordare. Che siamo fatti di forze opposte. Che la civiltà non è un punto di arrivo, ma una trattativa continua. Che il controllo assoluto è un’illusione. E che reprimere il Boe non lo elimina: lo rende solo più pericoloso.</p>
<p>Forse dovremmo ascoltarle di più, queste maschere. Non per imitarle, ma per riconoscerle. Per dare un nome a ciò che ci muove. Per smettere di fingere che siamo una cosa sola.</p>
<p>Perché, come insegna questa danza antica, non siamo mai uno soltanto. Siamo sempre in due. E a volte, la vera maturità sta nel non spezzare la corda. Ma nemmeno nel tirarla fino a soffocare.</p>
<p>Quando chiudo gli occhi e ripenso a quella prima volta, sento ancora il suono scomposto dei campanacci. E capisco che non mi hanno mai lasciata davvero. Vivono lì, in fondo, pronti a tornare ogni volta che provo a dimenticare che anche io, sotto la pelle, porto una maschera che respira.</p>
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		<title>Quando la vita ti mette alla prova (e tu scopri di saper camminare)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 15:03:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Natale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una storia che mi ha colpita.Non so se sia accaduta davvero o se sia stata rielaborata, forse anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. So però che è vera nel senso più importante: parla di ciò che accade quando la vita decide che è arrivato il momento di crescere. La protagonista è una donna di 73 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="161" data-end="228">
<p data-start="230" data-end="509">C’è una storia che mi ha colpita.<br data-start="263" data-end="266" />Non so se sia accaduta davvero o se sia stata rielaborata, forse anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. So però che è vera nel senso più importante: parla di ciò che accade quando la vita decide che è arrivato il momento di crescere.</p>
<p data-start="511" data-end="798">La protagonista è una donna di 73 anni.<br data-start="550" data-end="553" />Vedova da poco più di un anno.<br data-start="583" data-end="586" />Per tutta la vita è stata “protetta” dal marito: una protezione che, col senno di poi, era anche una forma di contenimento. Viaggiare da sola non era previsto. Decidere, sbagliare, affrontare imprevisti… nemmeno.</p>
<p data-start="800" data-end="885">Poi il marito muore.<br data-start="820" data-end="823" />E con la perdita arriva anche qualcosa di inatteso: lo spazio.</p>
<p data-start="887" data-end="1153">Decide di partire.<br data-start="905" data-end="908" />Messico. Un viaggio organizzato, per sentirsi al sicuro. Ma già all’aeroporto qualcosa va storto: passaporto sbagliato. Il gruppo parte, lei resta indietro. Torna a casa, recupera quello giusto e riparte il giorno dopo, da sola, verso Amsterdam.</p>
<p data-start="1155" data-end="1369">Da lì in poi, una sequenza che chiunque definirebbe “sfortuna”: voli cancellati, notti in aeroporto, lingue incomprensibili, coincidenze mancate, corse al gate in lacrime, la valigia persa, il gruppo ormai lontano.</p>
<p data-start="1371" data-end="1624">Eppure, in questa storia, c’è un dettaglio che fa la differenza. Questa donna non si ferma. Non si dispera. Non si arrende. Non torna indietro. Fa un passo dopo l’altro, come può. Chiede aiuto quando serve. Accetta ciò che non può controllare. Continua.</p>
<p data-start="1626" data-end="1882">Alla fine arriva a destinazione. Il viaggio va bene. Torna a casa. E lì trova una lettera dell’INPS: la pensione del marito viene rivalutata. Quattrocento euro in più al mese. Quattromilaottocento euro l’anno. Poco dopo, anche la valigia riappare. Intatta.</p>
<p data-start="1884" data-end="1988">Molti leggerebbero questa storia come un “premio”. Un rimborso cosmico. Una compensazione dell’universo.</p>
<p data-start="1990" data-end="2015">Io la leggo diversamente.</p>
<p data-start="2017" data-end="2183">Nel buddismo non esiste un ente che giudica o ricompensa. Esiste la legge di causa ed effetto. Ogni azione, ogni scelta, ogni atteggiamento interiore lascia un segno.</p>
<p data-start="2185" data-end="2250">Questa donna non è stata “premiata”. Ha attivato una causa nuova.</p>
<p data-start="2252" data-end="2538">Per tutta la vita aveva vissuto in una postura di dipendenza: anche se capace, anche se intelligente, anche se forte, la sua forza era sempre stata delegata. In quel viaggio, invece, senza proclami, ha fatto qualcosa di rivoluzionario: si è assunta la responsabilità della propria vita.</p>
<p data-start="2540" data-end="2647">Non ha chiesto di essere salvata. Non ha accusato il destino. Non ha trasformato l’imprevisto in un nemico.</p>
<p data-start="2649" data-end="2665">Ha attraversato.</p>
<p data-start="2667" data-end="2874">Nel Sutra del Loto si parla spesso di trasformazione: non come miracolo improvviso, ma come processo. La sofferenza non viene negata, ma usata come terreno di risveglio. È lì che nasce la dignità della vita.</p>
<p data-start="2876" data-end="2978">A volte la vita ci toglie le stampelle. Non per punirci, ma perché è arrivato il momento di camminare.</p>
<p data-start="2980" data-end="3164">E quando iniziamo a camminare davvero, anche tremando, anche piangendo, qualcosa cambia. Non fuori, subito. Ma dentro. E quel cambiamento, prima o poi, si riflette anche nella materia.</p>
<p data-start="3166" data-end="3261">Non sempre sotto forma di denaro. Non sempre in modo così evidente. Ma sempre in modo coerente.</p>
<p data-start="3263" data-end="3407">Questa storia non parla di fortuna. Parla di coraggio silenzioso. Di una donna che, a 73 anni, ha scoperto di essere più grande delle sue paure.</p>
<p data-start="3409" data-end="3447">E questo, per me, è già illuminazione.</p>
<p data-start="3449" data-end="3597">Fonte e ispirazione<br data-start="3468" data-end="3471" />Articolo ispirato a un testo attribuito a Gabriel Darn, rielaborato e reinterpretato secondo una visione buddista e personale.</p>
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		<title>Is Animeddas, il viandante di Castello</title>
		<link>https://ritapinna.it/2025/10/27/is-animeddas-il-viandante-di-castello/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rita Pinna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 18:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Horror]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[hallowen]]></category>
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		<category><![CDATA[is animeddas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella notte di Is Animeddas, il velo tra i mondi si assottiglia. Un racconto di paura e mistero ambientato nella Cagliari antica.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://ritapinna.it/2025/10/27/is-animeddas-il-viandante-di-castello/">Is Animeddas, il viandante di Castello</a> proviene da <a href="https://ritapinna.it">RitaPinna.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il trentuno di ottobre, il velo che separa il mondo dei vivi da quello dei morti si assottiglia, e per un istante le due dimensioni quasi si toccano. In Sardegna, le anime di</p>
<p><em data-start="358" data-end="372">Is Animeddas</em> tornano a camminare tra i vivi, sospinte dal ricordo, dal rimpianto o dal desiderio di essere viste ancora una volta. Si presentano all’essere umano con terrore e amore insieme, e ciò che accade dopo dipende dall’anima del malcapitato che le incontra. Per qualcuno sono presagio di salvezza, per altri il preludio alla dannazione.</p>
<h1><strong>Il viandante di Castello</strong></h1>
<p>La pioggia cadeva fitta come un telo. Marco attraversò la piazza con il colletto tirato su e le scarpe che scivolavano sul selciato. Sotto il portico della chiesa l’eco dell’acqua sembrava un respiro. Uscì allo scoperto per pochi metri e arrivò al portone fradicio dalla testa ai piedi. Si fermò a riprendere fiato. Il temporale si stava allontanando, ma i tuoni, lontani, avevano ancora il passo di chi non vuole finire.</p>
<p>Un lampo senza rumore squarciò l’aria. Non fu luce bianca, fu rosso. La Torre dell’Elefante si accese come un carbone, dal basamento all’arco. Marco sentì irrigidirsi la schiena. Non voleva darsene spiegazione. Non questa. Non stanotte. Cercò rifugio nelle parole che si dice chi rimane solo in un posto antico: sono storie, sono leggende, basta.</p>
<p>Il ricordo lo prese di mira senza preavviso. Anni prima il capo scout aveva raccontato del viandante che, durante un temporale, salì fino al Castello cercando la locanda. Il padrone del mulo lo attendeva. L’uomo non arrivò mai. Lo trovarono impiccato alla Torre, tra il vento di scirocco e la pietra fredda. Marco scacciò quell’immagine. Si strinse meglio la giacca e guardò la piazza. L’energia elettrica era saltata in mezza città. Le finestre cieche, i lampioni spenti, solo il rosso della Torre.</p>
<p>Si mosse lungo la scalinata che scende verso Via La Marmora. L’acqua correva come sangue in fuga. I gradini lucidi, la pietra viva sotto le suole. Un odore d’urina e aceto risaliva dai vicoli bassi, mescolato a umido e ruggine. Da qualche parte, dietro le mura, un suono tagliò la pioggia. Un raglio lungo, potente. Non un lamento, un richiamo.</p>
<p>Un asino, qui? A quest’ora? A Cagliari?</p>
<p>Il raglio tornò più vicino, come se qualcuno lo spingesse davanti a lui. Marco accelerò, deciso a lasciarsi alle spalle la Torre, il rosso, i pensieri. Una macchia di luce tremante comparve in fondo alla via, piccola, calda, come un fuoco dimenticato. Avanzò. La luce veniva da una lanterna appesa sopra una porta di legno, malata di tarli e pioggia. Il vetro era unto. Nel silenzio tra un rovescio e l’altro, la lanterna sfrigolava.</p>
<p>Spinse la porta. L’odore lo colpì per primo. Vino acido, fumo stanco, lana bagnata. Nessun ronzio di frigoriferi, nessuna musica, nessuna macchina del caffè. Tavoli rachitici, sedie zoppe, una riga bianca di sale umido lungo la parete. Gli sguardi si voltarono in un taglio unico e rimasero addosso a lui. Vestiti scuri, cappelli slabbrati, camicie senza colletto. Facce consumate, una barba nerissima come fuliggine.</p>
<p>Salì al banco. Avrebbe chiesto un bicchiere d’acqua, o niente, solo un riparo. La gola era secca.</p>
<p>Una voce gli arrivò dal fondo. Un monosillabo. Un suono strascicato, più che parole: beni beniu (benvenuto).</p>
<p>Buonasera, disse Marco, sono entrato per la pioggia.</p>
<p>La voce si avvicinò e si fece odore. Un alito carico, vino e cipolla. Tu non sei il pastore che doveva comprare il mio mulo.</p>
<p>No, disse Marco, e lo disse piano, come se quello potesse bastare. Io non c’entro col mulo, è solo un temporale e…</p>
<p>Hai fatto venire me fin qui, con quest’acqua, e adesso fai lo sciocco. La mano dell’uomo prese il colletto di Marco. Le dita erano forti e callose. La giacca sapeva di strada bagnata. Devi comprare, disse, con una calma che non era calma.</p>
<p>&#8220;Non devo comprare niente. Non so chi cerchi. Forse hai sbagliato persona.&#8221;</p>
<p>&#8220;E chi dovrebbe farlo, allora?&#8221;</p>
<p>Le parole uscirono sbagliate, spezzate. &#8220;Non lo so.&#8221;</p>
<p>Due uomini si alzarono senza rumore dai lati della sala. Uno gli serrò il braccio destro, uno il sinistro. Marco provò a liberarsi, ma erano più alti, e abituati alla fatica. Una corda apparve come se fosse stata sempre lì. Sentì la fibra grezza sfiorargli il collo e poi stringere. La lanterna vicino alla porta tremò in una folata e il vetro tintinnò.</p>
<p>No, disse Marco, e fu un soffio. Non può succedere.</p>
<p>La porta si aprì, l’aria di fuori era nera. La pioggia si era fatta fine, la strada brillava come olio. Lo trascinarono sotto la Torre dell’Elefante. Il rosso sulla pietra era svanito, ma l’ombra rimaneva rossa nella memoria. Via La Marmora era un corridoio senza fuga.</p>
<p>Che anno è, chiese Marco, e non sapeva perché lo stesse chiedendo.</p>
<p>Risero. Una risata corta, ruvida. Uno disse: mille ottocento cinquantasette.</p>
<p>La risposta gli cadde addosso come un secchio gelato. Non ebbe tempo di pensarci, neanche di rifiutarla. Sotto l’arco, la pietra odorava di alghe morte. Uno dei due gettò la corda sulla trave. La tirò, la provò, la lasciò ricadere. Le mani lavoravano veloci, era un sapere antico. Marco sentì la fibra serrarsi e capì che non c’era più tempo.</p>
<p>Cercò di mettere ordine nella testa. È un incubo. È un blackout. È una sceneggiata. È una bravata. È… Solo parole. Il corpo le scartava una a una.</p>
<p>Lo issarono. Per un momento il mondo fu chiaro, poi stretto. La gola si chiuse con una presa fredda. I piedi cercarono il suolo e non lo trovarono. Un rumore sottile, come di foglia che si spezza, gli si piantò nelle orecchie. Provò a respirare con il naso. L’aria era poca.</p>
<p>Intorno, la torre sembrava avere echi che non appartenevano a quella notte. Passi di guardie che non c’erano più. Sussurri in una lingua antica, del passato. Figure ai margini del campo visivo, come macchie di umido che prendono forma. Le facce degli uomini, in basso, si fecero lontane, poi piatte, poi maschere. Una donna comparve per un battito tra due colonne. Aveva un fazzoletto nero annodato sulla nuca e stringeva un grano di rosario. Guardò in alto e non distolse gli occhi. Marco pensò: aiutami. La donna abbassò il capo, e con le dita passava a uno a uno i grani di un rosario, come a contare.</p>
<p>La torre tremò nel vento. Il rosso che aveva visto poco prima tornò per un istante, ma solo dentro le palpebre. C’era un suono oltre la pioggia, profondo, che poteva essere un ululato o un ferro sfregato su pietra. Il tempo prese a dilatarsi, poi a cedere, poi a sovrapporsi. Marco vide se stesso attraversare la piazza un minuto prima. Si vide piccolo e bagnato. Vide anche un uomo con un cappello di feltro che saliva le scale molti anni prima di lui, deciso, affamato, con un sacco a spalla. Il sacco conteneva corde e una capezza da mulo. Il temporale era un altro, ma uguale.</p>
<p>Sei prigioniero del passato, disse una voce, così vicina che gli parve nella gola. Non sapeva da quale bocca fosse uscita. Forse dalla torre. Forse da dentro.</p>
<p>Provò a pensare a una via. Al portone della chiesa. A un nome da chiamare. A un numero da comporre. Alle mani di sua madre su un nodo di cravatta, anni prima, la prima volta che gli insegnò a stringerlo e poi a scioglierlo. Non riusciva più a ricordare come si scioglie. Le dita non arrivavano, il nodo non era lo stesso, la corda era più dura.</p>
<p>Sotto, qualcuno fischiò un motivo breve, tre note. Un cane rispose da un cortile. L’aria puzzava di aceto più di prima. Forse era la paura a renderlo più forte. Marco guardò in fondo, dove il buio si apriva sulla città. Il mare non si vedeva ma c’era. Lo sentiva nel rumore. C’era anche il salmastro, e c’era il ferro di un cancello, e c’era un vento leggero che in un’altra notte avrebbe portato sollievo.</p>
<p><img  title="" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3545" src="https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2025/10/bastioni-cagliari-300x200.png"  alt="bastioni-cagliari-300x200 Is Animeddas, il viandante di Castello"  width="503" height="335" srcset="https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2025/10/bastioni-cagliari-300x200.png 300w, https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2025/10/bastioni-cagliari-1024x683.png 1024w, https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2025/10/bastioni-cagliari-768x512.png 768w, https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2025/10/bastioni-cagliari-100x67.png 100w, https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2025/10/bastioni-cagliari.png 1344w" sizes="(max-width: 503px) 100vw, 503px" /></p>
<p>Il tempo fece un ultimo scarto. Un fotogramma netto: la corda, la trave, il rosso negli occhi, la donna col rosario che smette di contare. Il corpo cedette a una gravità più antica. Il silenzio arrivò a ondate, poi a lastre.</p>
<p>Rimase la <a href="https://www.comune.cagliari.it/portale/page/it/torre_dellelefante">Torre dell&#8217;Elefante</a>. Rimasero gli echi. Rimase un posto in cui i passi suonano fuori misura nelle notti di pioggia. Quando l’alba, più tardi, scivolò sulle pietre, nessuno sapeva niente dell’uomo entrato in una porta con la lanterna. La lanterna non c’era. La porta non c’era. Il locale non esisteva più. O non ancora.</p>
<p>Negli anni, la storia tornò a farsi sentire nelle sere senza elettricità, tra ottobre e novembre, quando il velo si fa sottile e le anime chiedono pane, vino, memoria. Qualcuno giura di aver udito un raglio a ridosso delle mura. C’è chi parla di una donna che conta senza parlare, ferma all’imboccatura dell’arco. C’è chi evita la piazza se piove. C’è chi invece sale apposta, per sentire se il rosso della Torre è davvero luce, o se appartiene a un altro modo di vedere&#8230; o sentire.</p>
<p>Di Marco rimase un nome sussurrato, un soprabito senza tasche, un dubbio: se di notte, tra Castello e il vento, il presente non sia altro che una corda tesa tra due momenti. E se a scegliere su quale lato cadere non sia la volontà, ma la torre stessa. In certe notti il passo risuona ancora. Qualcuno si volta. Un altro accelera. Una persona entra in una porta che non c’è, sperando in una stanza calda. Qualcuno sente una voce che dice: &#8220;beni beniu&#8221;. E ricomincia.</p>
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		<title>Ricetta biscotti sabbiati fatti in casa al cioccolato fondente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rita Pinna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 11:14:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coffee Break]]></category>
		<category><![CDATA[Dessert]]></category>
		<category><![CDATA[Le regole del buon mangiare]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Star Bene]]></category>
		<category><![CDATA[biscotti]]></category>
		<category><![CDATA[burro]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolato fondente]]></category>
		<category><![CDATA[dolci di casa]]></category>
		<category><![CDATA[frolla montata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Biscotti sabbiati al cioccolato fondente: friabili, profumati e ricchi di ricordi d’inverno. Una ricetta dolce che sa di casa e d’amore.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="121" data-end="174">
<p data-start="176" data-end="614">Ci sono profumi che riportano a casa, anche quando la casa è solo un ricordo.<br data-start="253" data-end="256" />Quello del burro che si scioglie piano nello zucchero è uno di questi. Un gesto semplice, quasi dimenticato, che dà vita a biscotti friabili come sabbia tra le dita e irresistibili una volta immersi nel cioccolato fondente.<br data-start="479" data-end="482" />Perfetti con il caffè del pomeriggio, da regalare o da rubare ancora tiepidi dalla teglia, perché la vera dolcezza non aspetta mai.</p>
<p data-start="616" data-end="633"><strong data-start="616" data-end="631">Ingredienti</strong></p>
<ul data-start="634" data-end="972">
<li data-start="634" data-end="660">
<p data-start="636" data-end="660">250 g di <a href="https://www.santagostino.it/magazine/burro/">burro morbido</a></p>
</li>
<li data-start="661" data-end="689">
<p data-start="663" data-end="689">125 g di zucchero a velo</p>
</li>
<li data-start="690" data-end="707">
<p data-start="692" data-end="707">2 uova intere</p>
</li>
<li data-start="708" data-end="734">
<p data-start="710" data-end="734">1 bustina di vanillina</p>
</li>
<li data-start="735" data-end="797">
<p data-start="737" data-end="797">1 cucchiaino di lievito per dolci (Paneangeli o Bertolini)</p>
</li>
<li data-start="798" data-end="897">
<p data-start="800" data-end="897">Circa 500 g di farina (aggiungere quella che serve per ottenere un impasto morbido ma compatto)</p>
</li>
<li data-start="898" data-end="972">
<p data-start="900" data-end="972">300 g di cioccolato fondente (oppure al latte, per una glassa più dolce)</p>
</li>
</ul>
<p data-start="974" data-end="992"><strong data-start="974" data-end="990">Preparazione</strong></p>
<ol data-start="993" data-end="1688">
<li data-start="993" data-end="1105">
<p data-start="996" data-end="1105">In una ciotola lavorate il burro morbido con lo zucchero a velo fino a ottenere una crema liscia e soffice.</p>
</li>
<li data-start="1106" data-end="1182">
<p data-start="1109" data-end="1182">Aggiungete le uova, la vanillina e il lievito, continuando a mescolare.</p>
</li>
<li data-start="1183" data-end="1280">
<p data-start="1186" data-end="1280">Unite la farina poco alla volta, fino a formare un impasto omogeneo e facilmente lavorabile.</p>
</li>
<li data-start="1281" data-end="1380">
<p data-start="1284" data-end="1380">Stendete la pasta su un piano infarinato e ritagliate i biscotti con le formine che preferite.</p>
</li>
<li data-start="1381" data-end="1465">
<p data-start="1384" data-end="1465">Infornate a 180°C per circa 10-12 minuti, finché i bordi saranno appena dorati.</p>
</li>
<li data-start="1466" data-end="1506">
<p data-start="1469" data-end="1506">Lasciate raffreddare completamente.</p>
</li>
<li data-start="1507" data-end="1688">
<p data-start="1510" data-end="1688">Nel frattempo fate sciogliere il cioccolato a bagnomaria, poi immergetevi a metà i biscotti, lasciandoli asciugare su carta forno fino a quando la glassa sarà lucida e croccante.</p>
</li>
</ol>
<p data-start="1510" data-end="1688">Con questa <strong data-start="1197" data-end="1244">ricetta dei biscotti</strong><strong data-start="1197" data-end="1244"> sabbiati fatti in casa</strong>, otterrete dolcetti perfetti da servire con il tè o il caffè.</p>
<p data-start="1510" data-end="1688">I <strong data-start="1315" data-end="1350">biscotti sabbiati fatti in casa</strong> si conservano bene per alcuni giorni in una scatola di latta.</p>
<p data-start="1690" data-end="2040"><a href="https://ritapinna.it/cucinare-tutti-i-giorni/"><strong data-start="1690" data-end="1704">Un ricordo</strong></a><br data-start="1704" data-end="1707" />Li preparavo d’inverno, quando i miei bambini, oggi ormai quarantenni, correvano per casa con le mani sporche di farina e il profumo di burro riempiva ogni stanza. Erano pomeriggi lenti, pieni di risate e di cioccolato fuso, e forse è per questo che, ancora oggi, questi biscotti hanno il sapore dell’infanzia e del calore di casa.</p>
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		<title>Informativa sul solare termodinamico a Villacidro</title>
		<link>https://ritapinna.it/2025/08/14/informativa-sul-solare-termodinamico-a-villacidro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 15:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Villacidro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A villacidro l&#8217;onorevole Siro Marroccu sposa la nostra causa&#8230;. una sola voce per dire no al consumo del suolo e no ai mega Impianti CSP&#8230; L&#8217;importante è che si muovano e blocchino questo schifo di progetto&#8230;.. pare che ci siano pressioni molto forti &#8230; le lobby chiedono e la politica accorda&#8230; le popolazioni non contano&#8230; ma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A villacidro l&#8217;onorevole Siro Marroccu sposa la nostra causa&#8230;. una sola voce per dire no al consumo del suolo e no ai mega Impianti CSP&#8230; L&#8217;importante è che si muovano e blocchino questo schifo di progetto&#8230;.. pare che ci siano pressioni molto forti &#8230; le lobby chiedono e la politica accorda&#8230; le popolazioni non contano&#8230; ma gli agricoltori erano molto arrabbiati&#8230; si prevedono problemi per i politici che hanno promesso i territori sottovalutando le reazioni dei proprietari. ( <a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100000259574540&amp;fref=ts">Roberta Pinna</a> )</p>
<p> </p>
<p style="text-align: left;">               <img  title=""  alt="IMAG0279-Copia-18b Informativa sul solare termodinamico a Villacidro" decoding="async" class=" size-full wp-image-2750" src="https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2015/04/IMAG0279-Copia-18b.JPG" border="0" width="478" height="358" /> <img  title=""  alt="IMAG0281-Copia-142 Informativa sul solare termodinamico a Villacidro" decoding="async" class=" size-full wp-image-2751" src="https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2015/04/IMAG0281-Copia-142.JPG" border="0" width="440" /> <img  title=""  alt="IMAG0282-Copia-a9e Informativa sul solare termodinamico a Villacidro" decoding="async" class=" size-full wp-image-2752" src="https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2015/04/IMAG0282-Copia-a9e.JPG" border="0" width="440" /></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/-2YxyDA6tCg" frameborder="0" width="425" height="350"></iframe> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/3ZbT0me1PPU" frameborder="0" width="425" height="350"></iframe> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/a0DeB4QshbY" frameborder="0" width="425" height="350"></iframe> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/uKF9_rRPm54" frameborder="0" width="425" height="350"></iframe></p>
<p><span> </span></p>
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		<title>Soccorse in elicottero due persone a Monti Mannu</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 15:40:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Villacidro, due soccorsi in elicottero Escursionista ferita trasportata al Brotzu Un elicottero impegnato in un intervento di soccorso   Doppio intervento di elisoccorso oggi sui monti di Villacidro. Chiamato per un&#8217;escursionista caduta sulle rocce, l&#8217;elicottero del 118 in servizio ai vigili del fuoco ha dovuto soccorrere e prendere a bordo anche una volontaria della squadra di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 id="ctl00_cph_h1Titolo" class="linea_box_interna_titolo ht-space">Villacidro, due soccorsi in elicottero Escursionista ferita trasportata al Brotzu</h1>
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<p class="paddT4 no_margin"><span class="foto_principale"><span class="thumb-container"><span id="ctl00_cph_dida" class="overlay">Un elicottero impegnato in un intervento di soccorso</span></span></span></p>
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<p class="sottotitolo interlinea18"><em>Doppio intervento di elisoccorso oggi sui monti di Villacidro.</em></p>
<p class="testo">Chiamato per un&#8217;escursionista caduta sulle rocce, l&#8217;elicottero del 118 in servizio ai vigili del fuoco ha dovuto soccorrere e prendere a bordo anche una volontaria della squadra di soccorritori che stava cercando di raggiungere a piedi il luogo in cui era avvenuto l&#8217;incidente e che ha accusato un malore.</p>
<p class="testo">Entrambe sono state portate a Cagliari all&#8217;ospedale Brotzu e ricoverate. L&#8217;escursionista ha riportato fratture del bacino e a un femore e contusioni varie, l&#8217;altra ha accusato disturbi cardiocircolatori. Il doppio soccorso è avvenuto in località Muru Mannu, una delle tante località montane di Villacidro frequentate dagli appassionati della natura per la loro selvaggia bellezza. L&#8217;escursionista sarebbe scivolata su una roccia ed è poi precipitata per una ventina di metri in un dirupo. La caduta è stata attenuata fortunatamente dalla vegetazione. L&#8217;elicottero è intervenuto per l&#8217;impossibilità di altri mezzi di accedere a Muru Mannu, dove si può arrivare esclusivamente a piedi passando per piccoli sentieri e scalando tratti rocciosi</p>
<p class="testo"><a href="http://www.unionesarda.it/">Fonte</a></p>
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		<title>Villacidro Inedita</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 15:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Villacidro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato sera ,finalmente libero da un po’ di impegni , ho deciso di farmi una passeggiata fotografica a Villacidro, per cercare di realizzare degli scatti un po’ diversi.. senza cavalletto.. senza programmare,senza i soliti cliché, delle foto nuove. Delle visuali &#8220;inusuali&#8221; ma fantastiche del nostro paese , da lavatoio fino a raggiungere la panoramica. . [&#8230;]</p>
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<p style="text-align: center;">Sabato sera ,finalmente libero da un po’ di impegni , ho deciso di farmi una passeggiata fotografica a Villacidro, per cercare di realizzare degli scatti un po’ diversi.. senza cavalletto.. senza programmare,senza i soliti cliché, delle foto nuove. Delle visuali &#8220;inusuali&#8221; ma fantastiche del nostro paese , da lavatoio fino a raggiungere la panoramica. . VIllacidro al Naturale &#8211; in genere non riprendiamo mai fotograficamente le strade che fanno parte della nostra quotidianità, ed è un vero peccato.</p>
<p> </p>
<p>{joomplucat:73 limit=20|columns=4}</p>
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		<title>Invito il Sindaco e la giunta villacidrese a dimettersi</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 15:40:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In mezzo a sentimenti di tristezza, disagio e rabbia che questo &#8220;sindaco&#8221; ci ha donato mi sento di dire solamente che ha raccolto ciò che sapientemente ha saputo seminare e paradossalmente la ringrazio perchè lei stessa sta divenendo l&#8217;artefice del proprio destino. Un destino fallimentare che sta giungendo al capolinea finalmente. Il suo mandato è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span>In mezzo a sentimenti di tristezza, disagio e rabbia che questo &#8220;sindaco&#8221; ci ha donato mi sento di dire solamente che ha raccolto ciò che sapientemente ha saputo seminare e paradossalmente la ringrazio perchè lei stessa sta divenendo l&#8217;artefice del proprio destino. Un destino fallimentare che sta giungendo al capolinea finalmente. Il suo mandato è un fallimento totale, a cominciare da quella vergognosa rotonda creata in un punto della strada per convogliare il traffico verso</span><span class="text_exposed_show">un ipodromo che non serve a nessuno se non a rimpinguare i conti di chi ha speculato su col solito giochino di gonfiare gli appalti per i propri miserabili interessi anzichè 200 mt poco più avanti, in un incrocio che ha causato innumerevoli vittime nel corso degli anni! Quindi anche in questo caso, si è ripetuto il teatrino della poltica che ha anteposto gli interessi personali e di immagine del paese alla sicurezza stradale dei cittadini! Sono profondamente indignato per quest&#8217;ultimo caso di malgoverno riguardante la gestione della TARI e invito il signor sindaco e tutta la sua giunta (cito tra questi l&#8217;assessore <a class="profileLink" href="https://www.facebook.com/cartolandia.muscas.adriano" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=100007289140986">Muscas Adriano</a> che ha ammesso l&#8217;errore dichiarando che &#8220;errare è umano&#8221; e a cui ho risposto che &#8220;è umano anche dimettersi una volta riconosciuto l&#8217;errore&#8221;) a DIMETTERSI IMMEDIATAMENTE, come fanno in Germania, Francia, Inghilterra e in ogni stato evoluto dopo aver commesso un errore così grave ai danni dei cittadini. Le poltrone, così come le si prendono, devono anche poter essere lasciate se si ha una dignità e una coscienza! Ma purtroppo, queste 2 virtù pare siano scomparse dal bagaglio personale di questa gente&#8230;</span></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/piere.dany"><span class="text_exposed_show">Pier Giorgio Murgia</span></a></p>
<p><span class="text_exposed_show"></span></p>
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		<title>Ricetta Zeppole Sarde</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 15:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[frittura carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[villacidronew2]]></category>
		<category><![CDATA[zeppole sarde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di carnevale e tempo di frittura. Ecco una facile e squisita ricetta: le Zeppole Sarde INGREDIENTI PER CIRCA 2 KG DI ZEPPOLE: 1 kg di farina 00 50 g zucchero 300 g patate lesse e ben schiacciate oppure 300 g di ricotta di pecora 400 ml di latte 2 tuorli d’uova 25 g di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Tempo di carnevale e tempo di frittura. Ecco una facile e squisita ricetta: le Zeppole Sarde</h1>
<p>INGREDIENTI PER CIRCA 2 KG DI ZEPPOLE:<br /> 1 kg di farina 00<br /> 50 g zucchero <br /> 300 g patate lesse e ben schiacciate oppure 300 g di ricotta di pecora<br /> 400 ml di latte</p>
<p>2 tuorli d’uova<br /> 25 g di lievito di birra <br /> 2 arance:  scorza e succo<br /> 2 bustine di zafferano<br /> 1 bicchiere di liquore oppure 100 cc di acqua fior d’arancio<br /> 1 pizzico di sale<br /> Olio per friggere e zucchero</p>
<p> </p>
<p>Fare il pastello con la farina e il lievito sciolto nel latte tiepido. Il pastello deve risultare omogeneo. Aggiungere la ricotta o le patate schiacciate precedentemente. Sciogliete lo zafferano in pochissimo latte, e aggiungetelo insieme al resto degli ingredienti. Lavorate ancora per un po’, fino a raggiungere un impasto simile a quello del pan di spagna. Lasciate lievitare fino a raddoppiare il volume e friggete in olio caldissimo. Una volta cotte cospargete di zucchero semolato. Per la frittura a nastro adoperate una sac a poche. Se invece volete una variante, potete friggere le zeppole a cucchiaiate e riempitele di crema pasticcera; sono una squisitezza. Buon appetito.</p></p>
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