Il vento sferzava gli occhi facendola lacrimare, le gote rosso fuoco per il freddo, ma continuava. Non le importava, volare era bellissimo, la faceva sentire libera. Mentre planava, all’orizzonte nasceva la nuova alba, in controluce, ancora scura, una torre di pietra. Sapeva cos’era. Il cuore prese a battergli forte.
La torre della Sciamana.
Era uscita di nascosto, lei non se ne era accorta, in quel momento. Sapeva che guardandola negli occhi avrebbe scoperto il suo volo notturno, ma era pronta a qualsiasi punizione per quel volo così catartico e liberatorio.
Lentamente si avvicinò al prato, le ali si ritirarono e le piume che le coprivano il corpo lasciarono il posto alla pelle vellutata di una donna bellissima. E finalmente il piedi toccarono l’erba bagnata di rugiada. Si coprì in fretta i fianchi lasciando scoperto il seno procace e si avvicinò al Nuraghe: la torre di pietra della Sciamana.
I primi raggi del sole le si infilarono tra i capelli corvini, gli occhi azzurri come il mare, scintillarono e il sorriso si fece ancora più dolce quando vide una donna anziana anche lei con i fianchi fasciati da un tessuto ispido ricavato dalla lana delle pecore e lavorato con l’acqua della sorgente.
“Che la Dea Madre sia con te”
“Che ti protegga, bambina. Vedo che non hai rinunciato al tuo volo. Sai che non devi farlo prima della benedizione
“Ti prego vecchia, lascia che io voli, la benedizione sarà la prossima luna, mancano solo tre notti.”
“La tradizione vuole che sia così,rispetta i nostri Dei, potrebbero punirti.”
I bellissimi occhi azzurri si accigliarono, un’ombra scura cacciò via il sorriso. Ingobbì le spalle e andò a immergersi nella fonte sacra.
“Brava bambina” Disse la vecchia.
Lacrime trattenute a stento finalmente trovarono la libertà. I singhiozzi le scossero le spalle mentre in silenzio si immerse completamente.
Il mondo intorno non esisteva più, il suono dello scroscio della sorgente le arrivò ovattato, era come se fosse in volo, era dentro se stessa.
Fin da bambina sapeva di essere diversa dalle altre, e lo scoprì quando, trovando un cucciolo di lupo agonizzante prossimo a morire, mossa a compassione, lo accarezzò dolcemente. Gli sussurrò una preghiera di accompagnamento alla morte. Subito dopo il cucciolo si alzò in piedi correndo via. Non disse niente a nessuno, ma la vecchia Sciamana si accorse dei suoi poteri e la prese con se barattandola con la sua famiglia con un cesto di noci e ghiande.
Lei non era attaccata ala sua famiglia e prese la faccenda con entusiasmo. La vecchia le insegnò come gestire i poteri e adesso era pronta alla benedizione.

La luna ormai era quasi piena, sapeva che al crepuscolo dell’indomani avrebbe ricevuto la benedizione. La gente del villaggio aveva riempito le ceste di giunco con ogni frutto che la terra dava in quel periodo. Era un tripudio di colori e profumi. Aspettava con trepidazione il momento in cui la Grande sacerdotessa le avrebbe unto la fronte disegnandole un terzo occhio. Sapeva di essere speciale, ma non se ne dava pena o gioia, accettava il suo dono così, com’era. Sapeva anche che altri come lei camminavano sulla sua stessa terra, ma non sapeva chi erano.
I pensieri volavano in fantasie che sarebbero stati realtà di lì a poco.
Si girò di scatto, come per fare una riverenza e si trovo faccia a faccia con un guerriero. Un palmo di mano teneva distanti i loro nasi.
“Che vuoi?” Disse spaventata.
“Che vuoi tu, sei sul mio terreno di caccia, guarda.” Le mostrò delle impronte che identificò come cinghiale. Era scorbutico quel ragazzo, pensò.
“Vado via subito. Ti porgo le mie scuse.” Non aveva voglia di discutere, la vecchia le aveva detto di riposare e stare da sola, non doveva avere contatti con la gente del villaggio fino all’indomani.
Con un gesto il guerriero la fermò.
“Vieni con me” e le prese la mano trascinandola verso la foresta. Le sue poche proteste furono vane, lo seguì piena di curiosità.
Sbucarono in una radura. Di fronte avevano una cascata scrosciante, finiva in un laghetto che degradava in una pozza tranquilla. Alcuni cervi e cerbiatti si stavano abbeverando. Alzarono la testa pronti a fuggire, ma poi tornarono a bere e a brucare l’erba vicina.
“Che meraviglia” Era estasiata.
“Questo luogo lo conosco solo io, guerrieri e cacciatori stanno alla larga da questa zona, dicono che ci sia un lupo sanguinario. Ma io non l’ho mai visto.”
“Ma tu vai a caccia, i cervi sono la…” Gli disse indicando l’arco e le frecce.
“Vado a caccia solo per mangiare, non per sterminare. Mi offendi. Però loro anche se avessi fame non li ucciderei.”
“Perché?”
Lui non rispose, le prese di nuovo la mano e la trascinò in acqua.
“Io so chi sei.” Disse guardandola negli occhi.
“Lei sorrise.”
“Domani non sarai più tra noi. Non vedrai più il villaggio, sarai tra le braccia della Dea Madre.”
“Domani riceverò la benedizione, non morirò” Rispose con un sorriso .
“Domani il tuo corpo tornerà polvere ricongiungendosi alla Terra, il tuo spirito volerà via.”
“Come sai queste cose?” Ora era spaventata, solo il pensiero di non volare più le provocava angoscia
“Io sono come te, i miei sensi sono più acuti dei tuoi, posso sentire il mare da questa distanza, il grugnire dei cinghiali quando sono in cima alla montagna, e l’odore della paura. Tu hai paura adesso.”
“Come sai queste cose?” Ripeté con voce acuta, quasi urlando.
“Ho sentito la Sciamana che parlava con mia madre.
Stava per ribattere quando un rumore li fece voltare, non c’era nessuno, ma il guerriero cominciò a annusare l’aria. Si accovacciò per terra mentre dei peli scuri uscivano dalla sua pelle color dell’ebano. I muscoli forti e lucenti si gonfiarono e in men che non si dica il ragazzo si trasformò in un lupo gigantesco. Le fauci enormi uscivano fuori dalle labbra tirate su in segno di rabbia. Il ringhio sordo e la bava segnalava che stava per attaccare. All’improvviso due cinghiali grandi almeno quanto lui, gli si avventarono contro. La ragazza assisteva a questa battaglia con occhi spalancati. Il cuore cominciò ad accelerare, i peli si rizzarono, e come al rallentatore anche lei si trasformò. Una bellissima aquila reale con un’apertura alare smisurata, planò sulla groppa di un cinghiale. Gli beccò le orecchie e gli occhi fino a farlo sanguinare, e finalmente lo abbatté.
Volò poco lontano emettendo il lungo grido del vincitore.
Intanto l’altro cinghiale finì a terra sgozzato dal grande lupo che, piano girandosi indietro, andò verso il laghetto. Tuffandosi lasciò una scia di sangue. Riemerse una ragazzo piuttosto malconcio pieno di morsi e ferite, quasi svenuto.
L’aquila cedette il posto alla ragazza e corse in soccorso del guerriero. Lo portò a riva cercando di rianimarlo. Al suo tocco le ferite rimarginarono senza lasciare cicatrici. Guardandosi le braccia e il fianco che fino a poco prima erano feriti, il ragazzo comprese chi fosse lei.
L’aveva incontrata quando ancora era un bambino, l’aveva salvato da morte certa. Un cinghiale aveva dilaniato il suo ventre e sta morendo. Una bambina si avvicinò a lui, anche se il suo aspetto non era umano, e consolandolo lo aveva salvato. Guarito da ferite mortali.
Lo sguardo azzurro, profondo come il mare e il sorriso indefinito confermarono i suoi sospetti.
“Sei tu?” Disse lei toccandogli il viso.
“Sì. Ora, ancora più forte, il mio cuore vuole che tu scappi lontano. Non sarai mai più carne e ossa, sarai uno spirito che volteggia sopra il villaggio proteggendolo. La benedizione è questa. Morirai.”
“Tu hai il mio stesso dono… Allora anche tu…”
“Sì, domani avremo la stessa sorte. Il villaggio ha bisogno di noi. La Sciamana durante il rito affonderà il pugnale nella nostra gola facendo sgorgare il sangue nella ciotola dove essiccherà e verrà sparso intorno al villaggio proteggendolo.”
“No, la vecchia non lo farà mai, lei parla come se io dovessi vivere per sempre.”
“Sì, vivrai per sempre, ma in forma di spirito.” All’improvviso il giovane annusò l’aria.
“Arriva qualcuno. Dobbiamo scappare.”
La ragazza era titubante ma dentro il suo animo sapeva che lui aveva parlato con sincerità.
“Ce ne sono altri come noi?”
“Credo di sì, domani ci sarà la mattanza.”
Guardandosi negli occhi, i due ragazzi presero la decisione.
L’aquila prese forma, il lupo gigantesco si mise in guardia. All’unisono partirono verso il folto bosco. L’aquila volò rasente le chiome delle gigantesche querce, il lupo correva sotto di lei. La fuga durò un giorno. Al tramonto di fermarono davanti al mare. Il suono della risacca era dappertutto, non c’erano altri rumori. La sorgente che scendeva dalle rocce vicine li dissetò e ripresero la loro forma umana.
Presero sonno quasi subito, la fatica e la paura di non essere più nei luoghi conosciuti prese il sopravento. Il mare e la serata tiepida li accompagnò in un sonno profondo. La ragazza Senza Nome sognò la vecchia che le parlava in tono di rimprovero.
“Bambina, non ti avrei mai lasciata morire, saresti rimasta con me. Il sangue che ti avrei tolto non ti avrebbe tolto la vita, ma solo il corpo. Ora volerai da sola, non ci sarò più io a proteggerti. La tua vita è nelle tue mani.”
Si svegliò di soprassalto stringendo il braccio del ragazzo.
“Anche tu non hai un nome?”
“No, neanche io. Non potevano darmi il nome, se dovevano sacrificarmi, io non esistevo.”
“Io mi chiamo Ila, ho deciso così. Tu potresti chiamarti Lupo. Vuoi?”
Lupo mise la mano sul petto di Ila suggellando il loro accordo.
Passarono anni, e i ragazzi diedero vita a una grande famiglia. Lupo cacciava portando alla prole il cibo, Ila controllava i confini della loro tribù.
Nacque una leggenda dai Senza Nome, una leggenda che raccontava di spiriti maligni che vivevano nella foresta accanto al mare, nessuno si avvicinò mai al loro regno.
