Il buio mi avvolge come acqua. È liquido, impalpabile. Come ci sono finito qui?
Devo essere sdraiato, non sento il peso dell’aria su di me. Provo a muovere un bracico, mi sento leggero. Dio mio, è questa la morte? Ti prego salvami, portami al tuo cospetto.
Le mie preghiere hanno avuto risposta, una luce appare ai miei occhi spalancati in attesa di libertà.
Finalmente la nebbia nera si dissipa, vedo qualcosa.
Il cingolo mi strige il ventre. Forse sono tornato in posizione eretta.
All’improvviso la luce diventa forte, qusi accecante. Meglio del buio.
Mi guardo intorno. Ci sono delle persone. Hanno abiti strani, le donne sono vestite da uomini. Che succede, sono forse all’inferno?
Sento qualcuno parlare.
Parlano di me. Eccoli. Un gruppo di bambini chiassosi con degli strani aggeggi luminosi in mano.
La donna che controlla i pargoli ha al voce alta, stridente. Mi perfora i timpani.
Sono nella mia chiesa, ma sembra di stare all’inferno.

“…Agostino è uno degli autori di testi teologici, mistici, filosofici, esegetici, ancora oggi molto studiato e citato; egli è uno dei Dottori della Chiesa come ponte fra l’Africa e l’Europa; il suo libro le “Confessioni” è ancora oggi ricercato, ristampato, letto e meditato.
“Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo…. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace”

Le mie confessioni, parlano di me, ma dicono delle cose sbagliate. Cerco di avvicinarmi per dirglielo, ma qualcosa, come la melassa, mi trattiene. Non riesco ad arrivare. Faccio uno sforzo immane e inciampo su un grosso baule. I ragazzini si voltano e qualcuno urla.
“Ragazzi!” Sento la donna che li riprende. Io sono di fronte alei, non mi vede. Oddio, che succede, non mi vede. Una luce improvvisa mi attraversa.
“Ho detto niente foto.” La donna è arrabbiata. Mi sposto in direzione dell’altare. È cambiato completamente tutto, non so che sia accaduto, ma voglio pregare e salgo sull’altare. Un’altra luce improvvisa, e una voce giovane.
“Prof, guardi, la mia foto. C’è qualcuno che sta di fronte a lei, ma siamo soli.”
“Fai vedere.” Mi avvicino per vedere anche io quel diabolico congegno. Dentro quella scatoletta di metallo vedo la mia figura. Il saio devozionale, le frange sfaldate del mio cingolo così vecchio. E il mio viso la barba bianca e le sopraciglia così folte che ho solo io. Ma perché sono la dentro?
La donna diventa pallida, mi avvicino per rincuorarla, ma lei si gira di scatto mi attraversa, come potrebbe fare solo la luce divina. Si blocca, si tocca il petto e urla, urla a squarciagola. I bambini scappano e lei pure. Intorno a me comincia a soffiare il vento. All’interno della chiesa è cosa insolita, aumenta al velocità e mi rendo conto che io sono al centro di questo vortice. Una consapevolezza mi arriva al cuore e finalmente vedo una presenza amica: Padre Antioco.
“Padre Agostino, venga con me. Lei non può più stare qua. Glielo dico ogni volta, ma lei si dimentica sempre. Torniamo a casa, venga.”
Fuori, in strada, alcune persone ascoltano una donna che racconta una storia incredibile di fantasmi, nella chiesa di Sant’Agostino nel quartiere Marina della città di Cagliari.
Le immagini scattate nella chiesa di sant’Agostino sono di mia proprietà




La vera storia della chiesa di Sant’Agostino è scritta qua

Fantastica , veramente un bel racconto ,complimenti 👏👏