La nonna

“Mangiano i bambini come fossero una leccornia e ti rubano l’anima, questo fanno le streghe. Quelle sopravvissute all’epoca di San Sisinnio che a quanto pare sopravvivono ancora. Sentono l’odore della primipara da chilometri, e l’odore del latte materno è come una calamita per loro.”


Margherita ascoltava il racconto della nonna e sorrideva. La paura non era nella sua indole. 15 anni di bellezza sbarazzina e carattere da maschiaccio.
“Nonna, non ho più 5 anni, ora vado a scuola, faccio il liceo, so che queste dicerie sono per spaventare i bambini.”
“Bambina, stai andando al liceo, allora dovresti sapere che in ogni leggenda c’è un fondo di verità.”


Margherita guardò la nonna come se la vedesse per la prima volta. Sul viso rugoso traspariva l’espressione di una donna forte che aveva vissuto tutta la vita per gli altri e mai per se stessa. Un pochino si sentiva in colpa per avergli incrinato, con il suo scetticismo, l’idea che aveva della sua Villacidro. Lei era tornata in paese che aveva 4 anni. La madre era andata via che era incinta, per sposarsi con suo padre, l’uomo che amava. Sfortuna volle che rimase vedova dopo pochi anni e rientrò nella casa natia.


“Andiamo dentro nonna, comincia a far freddo.”
La casa della nonna era nella zona di Rujnas, intorno a loro non c’erano altre abitazioni, solo foresta e macchia mediterranea. Poco lontano lo scrosciare del ruscello e il gracidare delle rane rilassava mente e cuore.
“La mamma a che ora rientrerà stasera?” Chiese Margherita.
“Dipende dalla signora a cui fa compagnia, vedrai, non farà tardi.” La nonna le carezzò i capelli e si sistemò lo scialle nero a frange sulle spalle. La figura ricamata sulla seta era un tripudio di colori e oro, Margherita ne era sempre stata affascinata.
“Vado a letto nonna, ci vediamo domani mattina.”
“Buonanotte bambina, sogna gli angeli, loro ti proteggeranno.”

Guardando la luna piena dalla finestra della cucina la nonna ebbe un fremito che Margherita imputò al freddo serale. Mandandogli un bacio e un sorriso chiuse la porta della camera da letto.
Erano passate da poco le tre, Margherita si svegliò di soprassalto. Le era sembrato di sentire un urlo.
Si alzò preoccupata e andò a vedere se la madre era rientrata, vedendola a letto chiuse piano e si affacciò in camera della nonna. Il letto era intatto, non sembrava fosse andata a dormire. Si arrestò di scatto, ancora quel grido, e poi una risata sgangherata.
“Nonna, sei riuscita a influenzarmi con le tue storie.” Si disse.
Uscì circospetta dalla porta della veranda e vide una luce al centro del frutteto, era evanescente, sembravano fiamme alimentate dal vento. Era in direzione del vecchio olivastro, il vecchietto millenario.


“Forse la nonna ha deciso di bruciare qualche stoppia, non ha molto sonno ultimamente. Meglio che vada a vedere, è anziana e può succederle di tutto.” Scalza e con un pigiama leggero si avvicinò alla luce, chissà perché lo fece piano, senza far sapere che si stava avvicinando. Il cuore in gola mentre si ripeteva che era la nonna che non aveva sonno.
Si nascose dietro un arancio e osservò senza fiato quello che le sembrava un incubo:


C’erano tre donne anziane. Nude. Coperte solo da uno scialle. E a quel punto riconobbe quello della nonna. I colori dei fiori ricamati a mano e quei ghirigori in oro erano inconfondibili.
Ballavano e ridevano intorno al fuoco, ma l’orrido era al centro: uno spiedo di legno infilzava un bambino, un neonato, o un feto, non capiva bene, ma vedeva le fattezze, era un bambino. Arrostiva come se fosse un agnello. A quel punto le forze le vennero meno, vomitò perfino l’anima. Non si accorse che dietro di lei c’era la nonna insieme ad un’altra anziana.


“Vieni bambina, il tuo liceo non ti ha preparato a questo. Per questo ci siamo noi, Is Cogas, stanotte sarà la tua iniziazione.” La tennero ferma per i polsi e mentre si dimenava vedeva la terza anziana che mangiava di gusto quel povero neonato, tenendone un pezzo nella mano adunca invitandola a morderne un pezzo. Svenne, per lei era troppo.
La mattina dopo si svegliò nel suo letto ancora sconvolta. Si precipitò in cucina dove la mamma e la nonna stavano facendo la colazione.
“Mamma… Nonna… Io…”
“Che c’è margherita, stai male?” La nonna le venne incontro mentre lei inebetita non riusciva a muovere un muscolo.
“Io … Ho fatto un incubo, i tuoi racconti di ieri sera mi hanno influenzata.”


Mamma! Ti avevo detto di non raccontare certe cose a Margherita, è molto sensibile.”
La nonna e la madre risero di gusto e Margherita si senti un po’ meglio anche se credeva di essere una stupida ragazzina influenzabile.
“Margherita, puoi andare in paese a prendere un pacco postale?” La madre intendeva distrarla con quella richiesta e ci riuscì. Margherita prese la bicicletta e scese in paese per ritirare il pacco postale e entrò in un bar per prendersi il gelato.


“Margherita?” Una voce maschile la chiamò.
“Ciao Carlo, come mai tutta questa agitazione in paese? Ho visto i carabinieri e capannelli di persone dappertutto.
“Come non lo sai? Il figlio appena nato di Raimonda Delipari è sparito.

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