Il ticchettio

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Ormai il rumore della pioggia non mi da più alcun sollievo, ricordo che mi faceva l’effetto del sonnifero. Eppure sono le quattro del mattino dovrei dormire.

Ma sento sempre quei piccoli ticchetti, non so da dove arrivano. Neppure il temporale appena passato ha coperto quel rumore: un ticchettio e un graffio. Uno dietro l’altro, mi entrano fin nelle ossa, passando per il cervello e bruciando ogni mia intenzione di dormire.

Alla fine mi alzo, prendo la torcia, la corrente ancora non è tornata. Mi giro di scatto e vedo che Alfio non è a letto, forse anche lui è andato a vedere che succede. Ancora… Immagino un gatto che con le unghie afferra una carcassa di topo e la rosicchia una volta e ancora ancora. Sì, se dovessi dare un volto a quei suoni sgradevoli, sarebbe quello . Ma non abbiamo un gatto. Finalmente torna la corrente e con lei la cucina dove sono appena entrata si illumina a giorno sorprendendo Alfio seduto accanto al tavolo.

Sul piano un fagotto scomposto e lui con il viso insanguinato, per un momento ho pensato si fosse fatto male, ma no… Sta mangiando, strappando la carne da quella carcassa che ora vedo bene.

Il cagnolino della vicina di casa… Alfio si sta mangiando il cane. Mi guarda mentre tremo e piango. Finalmente parla:
“Te ne lascio un pezzetto?”

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