
Colori sbiaditi e strisce interminabili. Ecco, il mio sguardo è incollato a questa arte strana in movimento. Il rumore delle rotaie e il paesaggio monotono sfila incessante sotto i miei sensi. Attraverso i miei sensi.
Lo sento, come se fosse una musica di sottofondo che diventa fastidiosa. I ricordi di poche ore prima affiorano alla coscienza. Non li voglio, ma loro tornano. Ogni volta che distolgo lo sguardo ipnotizzato dal finestrino del treno, tornano, imperterriti, dolenti, molesti. Il ragazzino che gioca con supermario saltella sul sedile come se il dinosauro di pixel colorati lo stesse azzannando. Quanto vorrei essere come lui.
Non avrei voluto succedesse, ma so da quando ne ho coscienza che non sono molto forte nei sentimenti. Il mio cinismo è solo di facciata per tenere lontano gli indiscreti e le persone pericolose per la mia vita.
Il primo incontro è stato senza scossoni, quasi tedioso, indifferente. Ho accettato il secondo appuntamento solo per dimostrare a me stessa che potevo farlo. Invece sono rimasta incastrata.
Il fischio del treno che entra in galleria mi sorprende e spalanco gli occhi spaventata. La carrozza è buia, illuminata appena da qualche luce sul soffitto. Il nuovo Orient Express è affascinante, mi ricorda corpetti goffrati di uomini con pipa e orologio da taschino, Dame con gonne lunghe eleganti e affascinanti.
Il loro profumo, l’odore del tabacco e del Bourbon. Il mio pensiero corre un’altra volta dove il cuore fa male. Il respiro è mozzato a metà e un brivido mi percorre le viscere. Ho preso il treno proprio per evitare di tornare indietro, Da Venezia mi porterà a Mosca, poi non so cosa farò, ma sarò lontano per cedere alla tentazione di tornare indietro e rivederlo.
Il mio corpo si ribella, il cuore si spezza, ma la mente è sveglia, vigile, non vuole cadere preda dei sentimenti che mi porterebbero inevitabilmente in rovina.
Il ricordo dei suoi baci, la tenerezza delle sue carezze mi fa singhiozzare. Una lacrima esce prepotente dall’angolo del mio occhio. L’asciugo in fretta, siamo tornati alla luce del giorno la galleria è finita e con lei il momento della nostalgia si è infranto. Ma resta il dolore.
Vedo ancora che mi guarda con infinita tristezza mentre gli comunico che tra noi è finita prima di cominciare. Mi ama, lo so. Ma non può funzionare tra noi.
Il capotreno e una sua collega camminano piano nel corridoio sorridendo ai viaggiatori. L’ Orient Express è un treno è usato per diporto, come una nave da crociera. Tutti sorridono, si godono il viaggio mentre io sono una macchia grigia di pianto in mezzo a tutto quello sfarzo e allegria.
Mi ricompongo e sorrido. La ragazza in divisa prende le ordinazioni. Ordino un Bellini, in fondo ci sta, e poi è il nostro cocktail. Quello che ci è stato offerto il giorno del nostro primo incontro. Era un compleanno di una collega, non so perché gli ho lasciato il mio numero di telefono.
Arriva il cameriere con il flute, gli sorrido solo per educazione, vorrei piangere e gridare. Perché l’ho lasciato, mi chiedo. So la risposta, ma io sono così, alterno momenti di “bene ce l’ho fatta” a “perché l’ho fatto”. Intanto il paesaggio è cambiato, siamo dentro una foresta, ormai sono ore che viaggio. Tra un poco arriverò a destinazione. E non mi resterà che riprendere il treno un’altra volta oppure arrivare all’aeroporto più vicino e correre da lui. L’ultima notte è stata meravigliosa.
Avrei voluto non finisse mai, eravamo solo due amanti innamorati che si sentivano e godevano della loro vicendevole presenza. Il risveglio è stato un colpo di maglio nello stomaco. Avevo appena aperto gli occhi e mi stiracchiavo come un gatto, mentre lui era già vestito. “Devo partire” mi disse senza ombra di rammarico.
Il suo sguardo dolce e amorevole era scomparso, al suo posto c’era determinazione e l’ombra della giornata in arrivo. Il lavoro lo prendeva molto. Un velo di tristezza oscurava il mio sguardo, quasi non se ne accorse. Se non fosse stato per la lacrima solitaria che mi solcava il viso. “Non essere triste, tra pochi giorni sarò di nuovo da te”. Non mi basta, non mi basterà mai. Vestendomi lo sorpresi a guardarmi, non c’era tristezza. C’era solo la frenesia di ricominciare il lavoro, io non esistevo.
Un altro fischio, e la voce del capotreno. “… Mosca sarà pronta ad accogliervi” Ho sentito solo le ultime parole. Poco importa, preparo il mio trolley e lascio la poltrona azzurra e mi dirigo verso la dinette. Chiedo un altro Bellini e aspetto gli ultimi chilometri che mi separano dalla stazione. In silenzio e con la mente rivolta a lui. “Lo amo”. Rivelazione sconcertante. Non credevo all’amore, ma la sofferenza che provo ne è la prova. Amare vuol dire soffrire.
Il treno piano si ferma e io ho il cuore impazzito. Mille pensieri si accavallano nella mente. Aeroporto. Treno. Torno da lui. Ma lui è partito. Non lo rivedrò più. Le mie ultime parole sono state sprezzanti, quasi volessi fargli il male che lui stava facendo a me.
“Non voglio più vederti, questo rapporto non mi fa bene. Avevo già preventivato una vacanza, e domani parto da Venezia con l’Orient Express. La nostra storia è finita prima di cominciare. D’altronde ci conosciamo da appena un mese. Non sarà una tragedia.”
Idiota, sono stata un’idiota. Ho visto il suo sguardo, non sapeva cosa dire sembrava sorpreso. Ma io sono andata via lo stesso. Mi volto indietro, le poltrone azzurre, la tappezzeria bordeaux d’altri tempi e al centro Agatha Christie che mi sorride enigmatica.
Mi punta un dito contro e me lo sventola davanti al naso. Chiudo gli occhi e li riapro, speriamo non ci sia Hercule Poirot in sua compagnia. Nessuno. Sono troppo sconvolta per pensare lucidamente. Scendo i tre gradini della carrozza e mi avvio a cercare un taxi. Mi porta all’aeroporto. Non ho nessuna intenzione di andare da lui. Non mi ha chiamato, probabilmente lasciandolo gli ho tolto un peso. Quindi è inutile tornare in fretta e furia a Venezia. Al gate mi dicono che c’è da aspettare due ore prima del volo, e mi siedo al bar.
Aspettare sta diventando il mio Leit Motive.
“Bianca”. Quella voce. Mi giro di scatto. Lui! Che ci fa qua? È un’altra allucinazione, arriverà anche Poirot ora.
La sua mano calda mi accarezza il collo e mi avvicina con forza alla sua bocca. Inerte mi lascio trascinare, e dopo un lungo bacio mi sorride, lo guardo… E l’unica cosa che mi dice mi fa andare in paradiso.
