<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>villacidronew.info Archivi - Rita Pinna</title>
	<atom:link href="https://ritapinna.it/tag/villacidronew-info/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ritapinna.it/tag/villacidronew-info/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 14 Aug 2025 15:28:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2026/03/cropped-cropped-logo-rita-png-32x32.png</url>
	<title>villacidronew.info Archivi - Rita Pinna</title>
	<link>https://ritapinna.it/tag/villacidronew-info/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La 27esima ora</title>
		<link>https://ritapinna.it/2025/08/14/la-27esima-ora/</link>
					<comments>https://ritapinna.it/2025/08/14/la-27esima-ora/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 15:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[27esima ora]]></category>
		<category><![CDATA[lea melandri]]></category>
		<category><![CDATA[sottomissione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[villacidronew.info]]></category>
		<category><![CDATA[villacidronew2]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ritapinna.it/?p=1740</guid>

					<description><![CDATA[<p>  E’ uno strano potere quello che spinge la donna a prodigare le proprie energie per il benessere altrui&#8230;Il sogno d’amore la forza o la debolezza delle donne? di Lea Melandri In modo sempre più pressante negli ultimi anni le donne denunciano con rabbia, oppure lamentano, l’insopportabilità della loro condizione,</p>
<p>L'articolo <a href="https://ritapinna.it/2025/08/14/la-27esima-ora/">La 27esima ora</a> proviene da <a href="https://ritapinna.it">Rita Pinna</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div>
<div id="entry-3638">
<div><span>  </span></div>
<div>
<blockquote>
<div><img  title=""  alt="quote-a32 La 27esima ora" decoding="async" class=" size-full wp-image-1739" src="https://ritapinna.it/wp-content/uploads/2012/02/quote-a32.jpg" border="0" style="margin-bottom: 0px;" /> <em> E’ uno strano potere quello che spinge la donna a prodigare le proprie energie per il benessere altrui&#8230;</em>Il sogno d’amore<span> la forza o la debolezza delle donne?</span></div>
<div>di <a href="http://27esimaora.corriere.it/">Lea Melandri</a></div>
</blockquote>
<hr />
<div>
<p>I<strong>n modo sempre più pressante negli ultimi anni le donne denunciano con rabbia, oppure lamentano, l’insopportabilità della loro condizione, ma poi inspiegabilmente sembrano piuttosto riluttanti a modificarla. Anche tra le donne più impegnate la sensazione è spesso di immobilità. Nelle grandi istituzioni (partiti, sindacati, ecc.) </strong><strong>la loro presenza è tutt’altro che trascurabile, ma non si può dire lo stesso della loro visibilità.</strong></p>
<p>E’ solo per resa, costrizione, sottomissione al potere maschile, o c’è altro a cui dobbiamo guardare, qualcosa che le donne sono poco disposte ad ammettere e soprattutto ad abbandonare?</p>
<p>Giorni fa una lettrice, Francesca Bonini, scrivendo alla casella di 27esima ora, faceva notare che, se è necessario perseguire mete di innegabile giustezza -diritti, pari opportunità, ecc.-, non meno importante è “parlare del rimosso delle donne, di ciò che non dicono, di quello che ancora si vergognano a denunciare”. E faceva l’esempio di quel <strong>“senso di colpa gigante” che ci si porta ancora dietro, tanto da</strong></p>
<blockquote>
<p>“colludere così disastrosamente con la violenza, a tutti i livelli e in tutte le sue sfumature”.</p>
</blockquote>
<p>Ma è solo l’umiliazione che resta sepolta tra le mura domestiche, o anche il suo opposto, il sentimento inconfessabile della propria indispensabilità all’altro, l’idea di essere portatrici di “valori” che potrebbero rigenerare il mondo, se solo fossero ascoltati?</p>
<p>Due coscienze femminili anticipatrici, Sibilla Aleramoe Virginia Woolf, già all’inizio del secolo scorso, sembrano aver colto <strong>la discrepanza, non sempre evidente, tra la pretesa “logica e giusta” di uguali diritti civili e politici e il desiderio intimo della donna.</strong></p>
<blockquote>
<p>“Forse è atavismo muliebre. La donna -scrive Aleramo- assai meno dell’uomo si adatterà a romperla con certe tradizioni, perché la protezione gliele ha rese più dolci, più seducenti. Per lei, centro della casa, le grandi solennità rifulgevano quasi esclusivamente: per lei e per i bimbi… ch’ella debba rinunciare a tutte le prerogative antiche, sia pur conquistandone di superiori, è cosa che le mette nell’animo una invincibile mestizia, come il rimpianto vago di ciò che non è più.”</p>
</blockquote>
<p>Guardata con l’occhi della figlia che ne ha avvertito ossessivamente la “presenza invisibile” per anni – “ne udivo la voce, la vedevo, mi immagino ancora cosa avrebbe detto…”-, la figura che in passato ha riempito di sé l’interno di una stanza famigliare, così è descritta da Virginia Woolf in una rara pagina autobiografica:</p>
<blockquote>
<p>“Eccola, mia madre, al centro della vasta cattedrale che era l’infanzia; era là dall’inizio. E, s’intende, era il centro di tutto. Il centro: forse questa è la parola che esprime meglio la diffusa sensazione che avevo di vivere immersa così totalmente nell’atmosfera di lei, da non distaccarmi mai abbastanza da vederla come una persona (…) Quante cose sconnesse ricordo di mia madre, se lascio scorrere il pensiero; ma tutte di lei in compagnia; di lei in mezzo ad altri; di lei generalizzata; dispersa, onnipresente, di lei come creatrice di quell’affollato, allegro mondo ruotante al centro della mia infanzia.”</p>
</blockquote>
<p>Ma è sempre Woolf a smascherare con lucidità impietosa la <strong>cattedrale dell’infanzia. Nel saggio <em>Una stanza tutta per sé</em>, dopo aver passato in rassegna l’immensa letteratura maschile cha ha esaltato le doti della donna, conclude:</strong></p>
<blockquote>
<p>“Immaginativamente, la sua importanza è estrema; praticamente, la sua insignificanza è totale (…) uno strano mostro quello che scopriamo, leggendo prima gli storici e poi i poeti: un verme con le ali di un’aquila; lo spirito della vita e della bellezza, rinchiuso in cucina a tagliare il lardo.”</p>
</blockquote>
<p>Dove sta allora l’ambiguità di quel groviglio di forza e di debolezza, di potenza e insignificanza, che l’uomo ha visto nell’altro sesso e che ogni più anonima “signorina Smith” sembra incarnare ogni qualvolta che diventa per il suo uomo lo specchio indispensabile perché possa riprendere sicurezza, fiducia in se stesso e affrontare con più vitalità la vita pubblica? E’ uno strano potere quello che spinge la donna a prodigare le proprie energie per il benessere altrui.</p>
<blockquote>
<p>“Ero schiava della mia forza – dice Aleramo- , della mia creatrice immaginazione… Il mio potere era questo: far trovare buona la vita. La mia forza era di conservare tal potere, anche se dal mio canto perdessi ogni miraggio. Amore senza perché. Senza soggetto quasi.”</p>
</blockquote>
<p>Ancora più rimosso del potere che in qualche modo sempre si esercita su chi è oggetto delle proprie cure, è il sogno d’amore, l’illusione di poter ricreare attraverso la riunificazione di qualità che l’uomo ha voluto opposte e complementari -il corpo e il pensiero, i sensi e la ragione, la tenerezza e la forza, ecc.- l’appartenenza intima a un altro essere, l’unità a due che è stata degli inizi della vita e che come un “lungo sonno” continua ad avvolgere la coppia adulta.</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://ritapinna.it/2025/08/14/la-27esima-ora/">La 27esima ora</a> proviene da <a href="https://ritapinna.it">Rita Pinna</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ritapinna.it/2025/08/14/la-27esima-ora/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il segreto delle donne&#8230;.</title>
		<link>https://ritapinna.it/2025/08/13/il-segreto-delle-donne/</link>
					<comments>https://ritapinna.it/2025/08/13/il-segreto-delle-donne/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Aug 2025 14:54:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[il segreto delle donne in bagno]]></category>
		<category><![CDATA[info villacidro]]></category>
		<category><![CDATA[villacidronew.info]]></category>
		<category><![CDATA[villacidronew2]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ritapinna.it/?p=1732</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: ‘MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto’ e poi ti mostrava ‘la posizione’ che consiste nel bilanciarsi</p>
<p>L'articolo <a href="https://ritapinna.it/2025/08/13/il-segreto-delle-donne/">Il segreto delle donne&#8230;.</a> proviene da <a href="https://ritapinna.it">Rita Pinna</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: ‘MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto’ e poi ti mostrava ‘la posizione’ che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza. ‘La posizione’ è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, ‘la posizione’ è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.</p>
<p>Quando ‘devi andare’ in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di ‘me la sto facendo addosso’.</p>
<p>Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con ‘la bambina piccola che non può più trattenersi’ e ne approfittano per passare avanti tutte e due!</p>
<p>A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai); non importa… Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c’è (non c’è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai. Tornando alla porta… dato che non c’è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi ‘la posizione’… AAhhhhhh… finalmente…</p>
<p>A questo punto cominciano a tremarti le gambe… perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa ‘non sederti mai su un gabinetto pubblico!’, così rimani nella ‘posizione’, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere ‘la posizione’ richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo…! non ce n’è…! (mai). Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati. NO!! Allora urli ‘O-CCU-PA-TOOO!!!’, continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il keenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; perché il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero ‘non sai quante malattie potresti prenderti qui’.</p>
<p>Ma la debacle non è finita… sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone!</p>
<p>Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna! Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino; l’asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un’eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata! A me è capitato una volta, e non sono l’unica a quanto ne so! Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava. ‘Perché ci hai messo tanto?’ ti chiede irritato.</p>
<p>‘C’era molta coda’ ti limiti a rispondere.</p>
<p>E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere ‘la posizione’. E la dignità.</p>
<p>Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ritapinna.it/2025/08/13/il-segreto-delle-donne/">Il segreto delle donne&#8230;.</a> proviene da <a href="https://ritapinna.it">Rita Pinna</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ritapinna.it/2025/08/13/il-segreto-delle-donne/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sardegna Sud Occidentale</title>
		<link>https://ritapinna.it/2011/12/12/sardegna-sud-occidentale/</link>
					<comments>https://ritapinna.it/2011/12/12/sardegna-sud-occidentale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 19:35:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[parco g.dessì villacidro.villacidronew]]></category>
		<category><![CDATA[villacidronew.info]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ritapinna.it/2011/12/12/sardegna-sud-occidentale/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Buggerru,Fluminimaggiore, le miniere del Parco G.Dessì   La spiaggia di Buggerru è immersa in un&#8217;atmosfera di altri tempi per la presenza, alle sue spalle, dei resti delle strutture minerarie, la laveria ed i magazzini, che si integrano in modo armonioso con il paesaggio.   La deliziosa spiaggia, delimitata alle estremità</p>
<p>L'articolo <a href="https://ritapinna.it/2011/12/12/sardegna-sud-occidentale/">Sardegna Sud Occidentale</a> proviene da <a href="https://ritapinna.it">Rita Pinna</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"> Buggerru,Fluminimaggiore, le miniere del Parco G.Dessì<br /></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"> </span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">La spiaggia di Buggerru è immersa in un&#8217;atmosfera di altri tempi per la presenza, alle sue spalle, dei resti delle strutture minerarie, la laveria ed i magazzini, che si integrano in modo armonioso con il paesaggio.</span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"> </span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">La deliziosa spiaggia, delimitata alle estremità da alte ed imponenti scogliere, è un&#8217;ampio arenile di sabbia fine e dorata; non si può definire immensa, rapportandola alle altre località vicine, ma mai affollata poichè Buggerru è dislocato e poco conosciuto.</span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"> </span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Il mare cristallino alterna colorazioni verde smeraldo e azzurro intenso, mentre il fondale sabbioso è splendido in particolare durante le giornate di mare calmo, quando assume delle colorazioni difficilmente descrivibili.</span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"> </span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Il vento di Maestrale è spesso protagonista su questa spiaggia, facendola diventare meta ideale per i praticanti di surf, che non perdono occasione per darsi appuntamento.</span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"> </span></p>
<h3><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Fluminimaggiore: Pubusinu &#8211; Gutturu Pala</span></h3>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"> </span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Nella zona di Pubusinu e Gutturu Pala, sono ancora visibili scavi minerari degli antichi Romani e dei Pisani. La presenza di scorie delle antiche fonderie romane, in particolare qui e in altre aree del paese, diede all&#8217;industriale Enrico Serpieri l&#8217;idea di costruire a Fluminimaggiore una fonderia per ritrattare quegli scarti ancora ricchi di piombo e d&#8217;argento. L&#8217;impianto fusorio fu realizzato nel 1861 alla periferia dell&#8217;abitato, località che per questo fu chiamata Sa fonderia.</span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"> </span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Nel 1873 il re Vittorio Emanuele II assegnò la concessione mineraria per lo sfruttamento dei minerali di piombo, zinco e argento, chiamata Pubusinu e Gutturu Pala, alla società inglese Gonnesa Mining di Giorgio Henfrey. In quel tempo la miniera era guidata dal tedesco Carlo Marx, dal francese Angelo Lambert, dal belga Giovanni Eyquen, dal fluminese Giacomo Garrucciu. Gli studiosi dicevano con competenza che &#8220;<em>poche miniere in Sardegna, anzi nessuna, si è mai presentata con maggiori elementi di successo&#8221;.</em> Quel giudizio è confermato dal fatto che nella crisi che ha travolto tutte le miniere, Gutturu Pala è stata l&#8217;ultima a chiudere i cancelli.</span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"> </span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Vicino alla sorgente di Pubusinu si notano i forni di calcinazione della calamina ed i ruderi della laveria, che fu abbandonata perché era più conveniente trattare i minerali nel moderno impianto di Su Zurfùru. Nel 1905 la miniera passa alla società inglese Pertusola e alla fine degli anni Sessanta all&#8217;Ente Minerario Sardo ed alla consociata Società Piombo Zincifera Sarda.</span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><em>ANTAS (Iscrizione lapide)</p>
<p> Tempio romano di Sardus Pater babay, <br /> ricostruito dall&#8217;imperatore Caracalla<br /> (sec III D.C.) sull&#8217;area del tempio<br /> punico di sid&#8217; addir babay, fondato<br /> dai cartaginesi attorno al 500 a.C.,<br /> continuando in forme semitiche<br /> un preesistente culto nuragico tributato<br /> al grande iddio delle acque e della<br /> vegetazione, vincitore delle fiere<br /> (quindi anche liberatore dal male)<br /> e padre universale, del quale rimase<br /> il ricordo nell&#8217;appellativo protosardo<br /> &#8220;babay&#8221; (padre), conservato nei<br /> secoli dallo stesso iddio, accanto<br /> a quelli datigli successivamente da<br /> cartaginesi e romani</p>
<p> Restauro compiuto in collaborazione da <br /> la soprintendenza archeologica di Cagliari,<br /> la regione autonoma della Sardegna<br /> ed il Comune di Fluminimaggiore</p>
<p> 1976</em></span></p>
<p><em><strong><span style="font-family: comic sans ms,sans-serif;"> {joomplucat:60 limit=30|columns=4}</span></strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://ritapinna.it/2011/12/12/sardegna-sud-occidentale/">Sardegna Sud Occidentale</a> proviene da <a href="https://ritapinna.it">Rita Pinna</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ritapinna.it/2011/12/12/sardegna-sud-occidentale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
