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	<title>notizie villacidro Archivi - Rita Pinna</title>
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		<title>Il problema dell&#8217;adolescenza a Villacidro</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 15:29:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Mio figlio 15enne ha cominciato a fumare, ho trovato nelle sue tasche varie sostanze, non mi ascolta, non studia, marinava spesso la scuola, e ora con l’inizio del nuovo anno scolastico l’iter riprenderà. Compie atti di vandalismo sia in casa che fuori. Rompe tutto, non ha cura di niente e si rivolge a me con parolacce e gesti osceni. Tutto gli è dovuto e si rivolge a me solo per chiedere soldi o favori. Esco per andare al lavoro e torno con la paura di cosa posso trovare, sedie rotte, oggetti bruciati, puzza di sigaretta o anche di qualcos’altro, materasso affettato. Io gli butto le cose che trovo, sigarette, erbe, macchinette per rollare, bong. Ho chiesto aiuto a suo padre, dal quale sono separata da 2 anni e per un po&#8217; mio figlio andrà a vivere da lui, ma lui crede che io esageri e sottovaluta molto la situazione, probabilmente convinto che la colpa sia mia. Vi assicuro che faccio di tutto, non sono aggressiva, sono anche troppo permissiva, ma mi sto distruggendo, non ce la faccio più. Ho anche chiesto aiuto al servizio sociale, ma mi hanno detto che non possono fare nulla. Frequenta ragazzi più grandi di lui che sono già stati in prigione e temo che lo possano coinvolgere in loschi affari. Io sono gia in balia dei tranquillanti, che non hanno nessun effetto e sto facendo preoccupare anche i miei genitori che ne stanno facendo una malattia anche loro. A Villacidro non c’è nessun centro per togliere i ragazzi dalla strada e nessuno che possa impedire questa piaga sociale che sta di giorno in giorno peggiorando, lo vedo in mio figlio. Non so più che fare datemi qualche consiglio.</em></p>
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		<title>In ricordo di Annamaria</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 15:28:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono un assistente sociale affiancato a casi di dipendenza da gioco e da persone. Ho conosciuto questa ragazza che si è tolta la vita 6 mesi fa, sono andato al cimitero per portarle delle rose con il pensiero costante di non essere riuscito a aiutarla. Scrivo alcune parti della lettera</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un assistente sociale affiancato a casi di dipendenza da gioco e da persone. Ho conosciuto questa ragazza che si è tolta la vita 6 mesi fa, sono andato al cimitero per portarle delle rose con il pensiero costante di non essere riuscito a aiutarla. Scrivo alcune parti della lettera che mi ha spedito quando l&#8217;ho conosciuta. Non temete ho le autorizzazioni neccessarie dai parenti. Vorrei che la pubblicaste per ricordare come una ragazza per paura possa distruggere se stessa. Grazie</p>
<p>Carlo</p>
<blockquote>
<p>A 13 anni mi sono innamorata di un ragazzo piu&#8217; grande, ma piu&#8217; che un amore e&#8217; stato un inganno perche&#8217; una sera mi ha portata dai suoi amici e mi hanno violentata; questi abusi sono andati avanti per 3 anni. Lui diceva di amarmi e che dovevo stare tranquilla, ma intanto mi vendeva ai suoi amici&#8221;. Cosi&#8217; Annamaria, una ragazza protagonista di una violenza subita all&#8217;eta&#8217; di soli 13 anni da parte del fidanzato piu&#8217; grande di lei e, successivamente, anche dagli amici di lui, racconta:&#8221;Io non ho avuto la forza di raccontarlo ai miei genitori e mi sono confidata con il prete,ma lui si e&#8217; rifiutato di aiutarmi e si e&#8217; impegnato soltanto a farmi dei test di gravidanza con l&#8217;aiuto di una suora. Non ne ho parlato con i miei genitori per paura perche&#8217; io venivo picchiata, minacciata con armi e mi dicevano che se avessi raccontato tutto avrebbero ucciso la mia famiglia.Ero troppo impaurita tenevo tutta questa cosa dentro di me. Dopo che ho sporto denuncia, ho lasciato la scuola perche&#8217; si sono messi tutti contro di me e nessuno piu&#8217; mi parlava, mi hanno isolato, non avevo piu&#8217; amici ne&#8217; compagni&#8221;. &#8220;Sempre sola, non ho nemmeno avuto piu&#8217; un lavoro, non ho avuto piu&#8217; nulla. La mia forza sono state le forze dell&#8217;ordine, che mi hanno cresciuta e sono cresciuta insieme a loro, mi sono vicine e mi sono state vicine. Il mio avvocato (donna) mi ha fatto crescere a casa sua. Questa e&#8217; stata l&#8217;unica forza che ho avuto io. I carabinieri per me sono stati una famiglia. In paese tutti sapevano e stavano zitti e non hanno voluto aiutarmi&#8221;. La famiglia racconta la giovane non sospettava nulla &#8220;mia mamma domandava spesso &#8216;ma che hai? Perche&#8217; hai questi lividi addosso? Che cosa ti e&#8217; successo?&#8217;. E io le dicevo che ero caduta, o magari che avevo litigato con mio fratello. Nascondevo questa cosa, pero&#8217; soffrivo sempre, piangevo, stavo malissimo. Ora a 23 anni ho cambiato paese, sono andata in città, ho un’altra vita. Ma non mi sogno neppure di avere una famiglia, perché chiunque avvicino mi spaventa e fuggo.Mi hanno consigliato una terapia di gruppo e fatto il suo nome, mi puo aiutare?</p>
</blockquote>
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		<title>Amare se stessi</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 15:27:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tratto da &#8220;L&#8217;arte di Amare&#8221; di Erich Fromm edito da Mondadori &#8220;Amore per se stessi. Mentre non suscita nessuna obiezione l&#8217;applicazione del concetto d&#8217;amore a vari oggetti, è opinione diffusa che sia virtuoso amare gli altri e peccato amare se stessi. Si ritiene che nella misura in cui amo me</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">Tratto da &#8220;L&#8217;arte di Amare&#8221; di Erich Fromm edito da Mondadori </span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">&#8220;Amore per se stessi. Mentre non suscita nessuna obiezione l&#8217;applicazione del concetto d&#8217;amore a vari oggetti, è opinione diffusa che sia virtuoso amare gli altri e peccato amare se stessi. Si ritiene che nella misura in cui amo me stesso non posso amare gli altri, che l&#8217;amore per se stessi sia una forma egoistica d&#8217;amore. Questo punto di vista ha la sua origine nel pensiero occidentale. Calvino parla di amore per se stessi come di &#8221; una peste &#8220;, Freud ne parla in termini psichiatrici, ma, nonostante ciò, il suo giudizio è uguale a quello di Calvino. Per lui, amore per se stessi significa narcisismo, libido verso se stessi. Il narcisismo è il primo stadio dello sviluppo umano, e la persona che in età adulta ritorna a questo stadio è incapace di amare; nel caso estremo è malata di mente. Freud parte dal presupposto che l&#8217;amore sia la manifestazione della libido, e che la libido sia o rivolta verso altri (amore) o verso se stessi (amore per se stessi). Amore per gli altri e amore per se stessi sono reciprocamente esclusivi, nel senso che più ve n&#8217;è di uno, meno ve n&#8217;è dell&#8217;altro. Se l&#8217;amore per se stessi è peccato, ne deriva che l&#8217;altruismo è virtù. Sorgono ora queste domande: L&#8217;osservazione psicologica sopporta la tesi che ci sia una contraddizione basilare tra l&#8217;amore per se stessi e l&#8217;amore per gli altri? È l&#8217;amore per se stessi lo stesso fenomeno dell&#8217;egoismo, oppure è l&#8217;opposto? Inoltre, è l&#8217;egoismo per l&#8217;uomo moderno un vero interesse per se stesso come individuo, con tutte le sue possibilità intellettuali, emotive e sensuali? Non è egli diventato un&#8217;appendice del suo ruolo economico-sociale? È il suo egoismo uguale all&#8217;amore per se stesso, oppure è cagionato dalla mancanza di esso?&#8230;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">&#8230;.Siamo ora arrivati alle premesse psicologiche sulle quali si fonda il nostro argomento. Generalmente queste premesse sono come segue: non solo altri, ma anche noi stessi siamo l&#8217;oggetto dei nostri sentimenti e attitudini; le attitudini verso gli altri e verso noi stessi sono fondamentalmente congiuntive Rispetto al problema in questione ciò significa: l&#8217;amore per se stessi si trova in coloro che sono capaci di amare il prossimo. L&#8217;amore, come principio, è indissolubile per quel che riguarda la connessione tra &#8220;oggetti&#8221; e noi stessi. L&#8217;amore genuino è un&#8217;espressione di produttività ed implica cure, rispetto, responsabilità e comprensione. Non è un &#8220;affetto&#8221; nel senso di essere amato da qualcuno, ma uno sforzo attivo per la crescita e la felicità dell&#8217;essere amato, dettato dalla propria capacità di amare.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">Amare qualcuno è la realizzazione e la concentrazione dei potere d&#8217;amore. L&#8217;affermazione fondamentale contenuta nell&#8217;amore è diretta verso la persona amata come verso un&#8217;incarnazione di qualità essenzialmente umane. L&#8217;amore per una persona implica l&#8217;amore per l&#8217;uomo come tale. La &#8220;divisione del lavoro &#8220;, come William James la chiama, per cui un uomo ama la famiglia ma non sente niente per lo &#8221; straniero &#8220;, è sintomo d&#8217;incapacità d&#8217;amare. L&#8217;amore dell&#8217;uomo non è, come generalmente si crede, una astrazione che viene dopo l&#8217;amore per una specifica persona, ma è la sua premessa, sebbene geneticamente la si acquisisca amando specifici individui.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">Ne deriva che il mio io deve essere un oggetto di amore tanto quanto ogni altro essere. L&#8217;affermazione della propria vita, felicità, crescita, libertà è determinata dalla propria capacità di amare, cioè nelle cure, nel rispetto, nella responsabilità e nella comprensione. Se un individuo è capace di amare in modo produttivo, ama anche se stesso; se può amare solo gli altri, non può amare completamente.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">Se l&#8217;amore per se stessi non è disgiunto dall&#8217;amore per gli altri, come ci spieghiamo l&#8217;egoismo, che ovviamente esclude qualsiasi interesse genuino per gli altri? L&#8217;egoista s&#8217;interessa solo di se stesso, vuole tutto per sé, non prova gioia nel dare, ma solo nel ricevere. Vede il mondo esterno solo dal punto di vista di ciò che può ricavarne; non ha interesse per le necessità degli altri, né rispetto per la loro dignità e integrità. Non può vedere altro che se stesso; giudica tutto e tutti dall&#8217;utilità che gliene deriva; è fondamentalmente incapace d&#8217;amare. Questo non prova che l&#8217;interesse per gli altri e l&#8217;interesse per se stessi sono alternative inevitabili? Sarebbe così se l&#8217;egoismo e l&#8217;amore per se stessi fossero la stessa cosa. Ma questa convinzione è l&#8217;errore che ha suscitato tante conclusioni errate riguardo il nostro problema. Egoismo e amore per se stessi, anziché essere uguali, sono opposti. L&#8217;egoista non ama troppo se stesso, ma troppo poco; in realtà odia se stesso. Questa mancanza di amore per sé, che è solo un&#8217;espressione di mancanza di produttività, lo lascia vuoto e frustrato. È solo un essere infelice e ansioso di trarre dalla vita le soddisfazioni che impedisce a se stesso di raggiungere. Sembra interessarsi troppo di sé, ma in realtà non fa che un inutile tentativo di compensare la mancanza di amore per sé. Freud sostiene che l&#8217;egoista è un narcisista, che ha concentrato su se stesso ogni capacità d&#8217;amore. P vero che gli egoisti sono incapaci di amare gli altri, ma sono anche incapaci di amare se stessi.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">È più facile capire l&#8217;egoismo se lo si paragona ad un morboso interesse per gli altri, come lo troviamo, ad esempio, in una madre troppo premurosa. Mentre lei crede di essere particolarmente attaccata al suo bambino, in realtà ha una profonda, repressa ostilità per l&#8217;oggetto del proprio interesse. È eccessivamente premurosa, non perché ami troppo il proprio figlio, ma perché deve compensare la sua incapacità di amarlo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">Questa teoria sulla natura dell&#8217;egoismo è nata dall&#8217;esperienza psicoanalitica dell'&#8221;altruismo&#8221; nevrotico, un sintomo di nevrosi osservato in molti soggetti turbati non solo da questo sintomo, ma da altri ad esso connessi, quali la depressione, la stanchezza, l&#8217;incapacità di lavorare, il fallimento nei rapporti col prossimo, e via dicendo. Non solo l&#8217;altruismo non è considerato un &#8220;sintomo&#8221;; è spesso l&#8217;unico tratto positivo del carattere del quale i soggetti si vantano. La persona &#8221; altruista &#8221; non vuole niente per sé; vive solo per gli altri, si vanta di non considerarsi importante. È sorpresa di scoprire che, ad onta del proprio altruismo, è assai infelice e che i suoi rapporti con coloro che la circondano non l&#8217;appagano. Uno studio analitico dimostra che questo altruismo non è qualcosa di separato dagli altri sintomi, ma uno di essi, e spesso il più importante; che il soggetto è inibito nelle proprie capacità di amare e di godere; che è pieno di ostilità verso la vita e che dietro la facciata dell&#8217;altruismo si nasconde un sottile ma intenso egocentrismo. Questo individuo può essere curato solo se anche il suo altruismo è interpretato come un sintomo tra gli altri, in modo che la sua aridità, che sta alla base sia dell&#8217;altruismo che degli altri sintomi, possa essere corretta.&#8221;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;"> </span></p>
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