Il Poeta di Corte

Addì 12 de friarzu (febbraio) in quel di Castel di Castro.

Siamo assediati ormai da ben 7 mesi da Aragona. L’infante non si ritira, è deciso a decimarci tutti. Scrivo questo tomo ormai da ben 12 mesi. Ovvero da quando i tentativi di quietare gli animi in vista di una donazione cospicua da parte della Sardegna alla Spagna, sono naufragati. Vogliono questa dolce terra per sfruttare le sue foreste per costruire navi da guerra e arricchire la regina. Pisa è stata sottomessa e Aragona costruisce fortificazioni che i villici chiamano Bonaria ( buen Ayre).

Uno storpio venuto dal mare, mi si è presentato davanti predicendomi la sorte. “tempo tu non avrai da fuggire” dice.  “Ti strapperanno gli occhi e bruceranno il tuo cuore.” Ha ben ragione, ho nascosto in un luogo inaccessibile un amuleto miracoloso che potrebbero far finire la guerra. E a corte non vogliono. Si è sparsa al voce e io sono in pericolo di vita.

Non ho paura di morire, ho paura di bruciare all’inferno. Di questi tempi, pregni di superstizione e magia, uomini come me sono scomodi. Ma io continuerò a battermi per la giustizia.

Ecco, Castel di Castro sta per cedere. Io conosco il futuro, l’amuleto mi ha benedetto con il suo potere che altri bramano. Ma non cederò. Mi ruberanno l’anima cavandomi gli occhi, ma continuerò a cantare come un fringuello la storia della Sardegna amata. La storia del mio castello, tradito e affamato dallo straniero. Rita Pinna

E’ venuto il corvo di mare
A predirmi la sorte:
“Tempo tu non avrai di fuggire…
Ti raggiungono già!
Strapperanno i tuoi occhi,
Bruceranno il tuo cuore!
Tempo tu non avrai di fuggire…
Ti raggiungono già!”.
Io non ho paura di dovere morire
E tu vecchio corvo
I suoi occhi strapperai.
Io non ho paura, molto a lungo ho cantato
E il suo cuore falso come il mio brucerà!
è venuto dal mare il granchio:
Alla sua bocca aspetterà
Di potere con l’ultimo respiro
Rubargli l’anima.
E il mio signore non sa:
Una sola volta non basterà
Che l’avvoltoio divori il mio corpo
Per far tacere per sempre il mio cuore. (Angelo branduardi)

Gherardo de Roccaberti e suo nipote, giunsero in Sardegna alla guida di un piccolo corpo di spedizione composto da 2000 fanti e 200 cavalieri nella primavera del 1323 in aiuto degli arborensi

Il 13 giugno la flotta che trasportava l’infante Alfonso con la grande armata aragonese sbarcò nella costa sud occidentale e si diresse verso Villa di Chiesa a Iglesias per assediarla. La ricca città mineraria, non ricevendo aiuti da Pisa, si arrese per fame dopo 7 mesi di resistenza nel febbraio del 1324. Gli aragonesi proseguirono quindi la loro marcia verso la rocca pisana di Castel di Castro, ricongiungendosi con Gherardo e Dalmazzo e i loro uomini, affiancati da forze arborensi, che erano appostati a Quartu.

Una flotta pisana partita da Porto Pisano giunse in aiuto di Castel di Castro e, dopo aver ricevuto il via libera da parte degli aragonesi, iniziò lo sbarco di uomini e cavalli nei pressi di Capoterra

Il 29 febbraio aragonesi e pisani si scontrarono in battaglia  nei pressi di Elmas  Gli scontri furono vinti dagli aragonesi

L’armata aragonese si accampò nel colle a sud-est di Castello dove costruì una cittadella fortificata chiamata Bonaria (Buen Ayre ). Piccoli scontri si verificarono in quei mesi tra aragonesi e pisani, provenienti dalle rocche di Bonaria e Castello, nei pressi dell’attuale via Sonnino. I toscani si arresero nel giugno del 1324 perdendo tutti i possedimenti sardi (ad eccezione di Castel di Castro) che andarono a formare il primo nucleo territoriale del regno di Sardegna. Di Alessandra Cioppi, Battaglie e protagonisti della Sardegna medioevale

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