Ci sono state delle volte che ci siamo chiesti “Perché proprio a me?” In questo racconto più persone si faranno questa domanda, ma la risposta? Forse potreste darla voi.
La macchina andava a velocità regolamentare, gli alberi sfrecciavano calmi e colorati di un verde acceso, fuori dal finestrino. Mike cercava di contarli, ma i suoi 10 anni non gli permisero di continuare per molto. Si stava annoiando, non riusciva a stare fermo e ogni tanto una ginocchiata partiva verso il sedile dell’autista.
Suo padre era stanco di dirgli di stare fermo e girandosi di scatto gli diede un ceffone. Con quel gesto sortì due effetti: Mike si fermò, rigido come un baccalà, e l’automobile lunga e scura con i paraurti rossi che stava sorpassando, a momenti non finì fuori strada. Colin, il papà di Mike frenò all’improvviso per lo spavento; l’altra auto sfreccio vicino alla loro, Molly, la mamma di Mike, sbatté la testa nel cristallo davanti.
Mentre Colin frenava cominciò a urlare contro il figlio mentre Molly si massaggiava la fronte.
Mike diventò tutto rosso, ma non per lo spavento, ma per la rabbia. Era furioso con il padre, perché urlava sempre, perché non gli lasciava i suoi spazi. Non poteva fare nulla. “Non vedo l’ora che tu muoia” era l’anatema silenzioso che lanciò Mike nei confronti di suo padre. Chiudendo le braccia intorno al suo piccolo busto e mettendo il broncio, era il suo modo per vendicarsi senza avere punizioni di ritorno. Ma era la prima volta che pensava questo, nel profondo sentiva una piccola vocina che diceva di sentirsi in colpa.
Ripreso la marcia per il cottage che avevano affittato per le vacanze. Un lungo weekend prima del rientro a scuola. Mike cercava di dormire ma in sottofondo sentiva le voci dei genitori che litigavano: il papà che aveva un tono aspro e la mamma che quasi piagnucolava cercando di esternare le sue motivazioni. Mike sbuffò cercando di non sentire. Era sempre così, in casa, in auto e in vacanza.
“Ecco, siamo arrivati” Disse Colin soddisfatto. Eccolo lì. Indicava un bellissimo cottage in cima a una collina. Ai piedi di quella montagna ancora innevata, si estendeva un bellissimo lago glaciale.
I colori che passavano dal celeste a un azzurro meraviglioso terminavano in un blu profondo e misterioso. La strada che lo costeggiava di lato scendeva in una serie di curve dalla piazzola dove si erano fermati ad ammirare il panorama. Le montagne erano stupende, il bianco della neve si fondeva con il rosa delle rocce e il verde della vegetazione. Quella regione era uno spettacolo.
“Scendiamo a vedere il lago da vicino” Propose Colin.
“È tardi… Mike deve mangiare e riposare. Ci andremo domani.” protestò Molly.
“Allora vado io, con questa luce non credo lo vedremo mai più”
Molly scese insieme a Mike, e si diresse verso il cottage con una valigia. Mentre stavano per entrare si fermarono a guardare verso valle, il lago risplendeva sotto la luce del sole, la riva evidentemente con acqua più bassa era quasi bianca, degradava verso il blu profondo. Era affascinante. L’auto di Colin era quasi arrivata alla spiaggia. Dietro di lui c’era una macchina nera, molto lunga. Mike la riconobbe, era quella che li aveva sorpassati in velocità ore prima. La distanza che separava la macchina di Colin e l’auto scura era di pochi metri. D’un tratto la mano di Molly strinse forte quella di Mike, aveva visto che el due auto avevano tamponato. Ma non si erano fermate. L’auto nera spingeva l’auto di Colin verso il lago, si sentivano le ruote stridere anche da lassù. Il fumo dei freni si vedeva appena, ma madre e figlio immaginavano quello che stava accadendo. Colin frenava, ma l’auto nera continuava a spingere, la macchina di Colin entrò in acqua e nonostante l’attrito fosse di meno, si vedeva che stava ancora frenando.
“Esci, ti prego, esci” Una preghiera silenziosa uscì dai pensieri di Molly.
Mike era interdetto, fissava le due auto attaccate come fossero un millepiedi. Stavano andando verso l’acqua profonda, lentamente ma inesorabilmente. Mike cominciò a urlare
“Esci esci, esci,” Ma Colin aveva paura dell’acqua, anche di quella bassa. Ma se non usciva in quel momento non lo avrebbe mai più fatto.
Lentamente, inesorabilmente sotto gli occhi della famiglia, l’auto con dentro Colin scivolò verso l’azzurro più intenso e un momento dopo precipitò nel baratro blu notte. Tutto era finito.
L’auto nera con i paraurti rossi, riuscì a tornare indietro nella’acqua alta una decina di cm e fuggì verso la strada dileguandosi.
Mike non pianse, le lacrime rimasero ghiacciate dietro quegli occhi terrorizzati. La sua vita non fu più la stessa. Nella sua mente risuonava sempre lo stesso pensiero. “Non vedo l’ora che tu muoia” Non lo aveva mai detto a nessuno, ma ora, nel grande salone della clinica per malattie mentali dove la madre lo aveva fato ricoverare, pensava di essere al sicuro. Il nuovo dottore stava arrivando e Mike sperava che lo guarisse, aveva 18 anni ormai. Voleva tornare a parlare, voleva pensare delle cose diverse, fare progetti.
“Hei, guarda, arriva il nuovo dottore.” L’infermiera lo fece avvicinare alla grande finestra che dava sul parcheggio. Un signore alto con i cappelli bianchi stava scendendo da una lunga auto scura con i paraurti rossi.
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