{"id":521,"date":"2021-02-03T16:27:07","date_gmt":"2021-02-03T15:27:07","guid":{"rendered":"http:\/\/ritapinna.it\/artistiribelli\/?p=521"},"modified":"2021-02-03T16:27:09","modified_gmt":"2021-02-03T15:27:09","slug":"di-nuovo-quel-brivido-eccolo-compagno-dansia-e-comportamenti-sociali-disdicevoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ritapinna.it\/artistiribelli\/2021\/02\/03\/di-nuovo-quel-brivido-eccolo-compagno-dansia-e-comportamenti-sociali-disdicevoli\/","title":{"rendered":"La mia vita con la Tourette"},"content":{"rendered":"\n<p>Chi \u00e8 che rompe a quest\u2019ora. Sono solo le nove. \u201cPronto\u2019\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSignor Travel?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono io.\u201d Un brivido nella schiena che mi fa accapponare la pelle, parte dal coccige e sale su, fino alla nuca. Uno schiocco del collo mi provoca un dolore lacerante, ma rispondo come se nulla fosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiamo dalla questura, il commissario Corinzi vuole parlarle urgentemente. Se non pu\u00f2 venire mandiamo una pattuglia a prenderla.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo\u2026 No \u2026 Vengo subito\u2026 Subito.\u201d Non riesco a fermarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Di nuovo quel brivido, eccolo, compagno d\u2019ansia e comportamenti sociali disdicevoli. Cos\u00ec disse il mio psicologo. Ma io voglio guarire, a 46 anni \u00e8 impossibile che io continui a vivere cos\u00ec. Ahuuuuuuu. L\u2019ululato mi mancava.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai sono sveglio, entro in doccia e mi faccio il caff\u00e8 cercando di tenere a freno il braccio che sbatte costantemente sul fianco. Mi chiedo perch\u00e9 il commissario voglia vedermi. Proprio oggi che non lavoro e avevo progettato di rilassarmi in piscina.<\/p>\n\n\n\n<p>Accendo la radio nel frattempo che aspetto il caff\u00e8 e sento di nuovo quella notizia che mi riporta, come sempre indietro con la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u2026L\u2019auto, che si sospetta usata per il rapimento \u00e8 stata trovata in periferia completamente bruciata\u2026\u201d Spengo, non ho voglia di angosciarmi ancora una volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna mi sono calmato e i tic non sono cos\u00ec forti, sento solo l\u2019occhio che si strizza provocandomi le lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>La musica dentro la mia mente comincia a farsi sentire.&nbsp;<em>Meraviglioso perfino il tuo dolore&nbsp;potr\u00e0 guarire poi\u2026&nbsp;Meraviglioso\u2026 Ma guarda intorno a te&nbsp;che doni ti hanno fatto\u2026Ti hanno inventato il mare<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Darei un bacio alla dottoressa, per avermi dato una chance di serenit\u00e0, consigliandomi questa canzone.<\/p>\n\n\n\n<p>Corro verso la fermata dell\u2019autobus, ho indossato jeans e maglietta non voglio dare l\u2019impressione di uno snob. Chiss\u00e0 perch\u00e9 vuole parlare con me.<\/p>\n\n\n\n<p>Varco la porta e chiedo dove devo andare. Perch\u00e9 mi guardano in questo modo?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGuardi, l\u00ec oltre quella porta. Si sieda, vedr\u00e0 che la chiameranno.\u201d Mi dice il piantone che vede la mia aria smarrita.<\/p>\n\n\n\n<p>Non capisco perch\u00e9 sono qui. Quest\u2019ansia mi uccide. Ecco: la spalla se ne va per i fatti suoi. Mi devo calmare altrimenti penseranno che sia pazzo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cWof wof\u201d Azz\u2026 Anche i tic vocali ora, anche se escono sottovoce sono imbarazzanti. Calma Leonardo, calma.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Accidenti, non riesco a stare fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un brivido nella schiena: ecco stanno arrivando.<\/p>\n\n\n\n<p>Un urlo improvviso che soffoco inutilmente. Le persone in sala d\u2019attesa si voltano e mi guardano con riprovazione. Mi alzo e giro per la sala toccando ritmicamente la macchinetta del caff\u00e8 e il tavolino di formica sbeccato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi osservano, mi sento nervoso quasi pronto a esplodere. Spero con tutto il cuore che il commissario mi chiami al pi\u00f9 presto. Sento le gocce di sudore che scendono bagnandomi la fronte, e non \u00e8 per il caldo.<\/p>\n\n\n\n<p>Comincio a stare male sul serio. Cerco di trattenermi, di apparire normale. Ma normale come? Cos\u2019\u00e8 la normalit\u00e0? Ormai sono arrivato alla conclusione che hanno scoperto tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Far\u00f2 una brutta figura. Non \u00e8 colpa mia, di questo sono convinto, ma da come stanno andando le cose questa convinzione comincia a vacillare. Potrei essere io il responsabile del mio rapimento, e forse anche di questo.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena saputo del rapimento del bambino \u00e8 stato come un pugno in faccia. Ha la stessa et\u00e0 di quando sono stato portato via io. Spero con tutto il cuore che la faccenda non si svolga in quel modo. Lui, quel bambino non avrebbe dovuto fare qualsiasi cosa per tornare a essere libero. Forse sarebbe stata meglio la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>La porta dell\u2019ufficio si apre piano e vedo una faccia rotonda e rubizza che chiama il mio nome. Finalmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi siedo di fronte a un tavolo in una camera con uno specchio enorme che copre quasi tutta la parete. Un occhio rosso invadente all\u2019angolo tra soffitto e parete, sembra seguire ogni mio impercettibile movimento. Mi sento osservato, ancora! Non c\u2019\u00e8 nessuno, ma la sensazione di essere al centro dell\u2019attenzione di qualcuno o di molti mi fa andare in tilt.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani si muovono senza che io gli abbia detto di farlo. Me le asciugo nei jeans stirati di tutto punto, rovinando la piega. I ricordi tornano, prepotenti, anche se non voglio. Nonostante cerco di scacciarli loro rimangono l\u00ec, come zecche, attaccate alla parte pi\u00f9 buia dell\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia voce di bambino che piange, supplicante si fa strada tra le mie paure. Sento che chiede di essere lasciato libero dice che far\u00e0 qualsiasi cosa pur di tornare a casa. Ma le sue urla sono vane.<\/p>\n\n\n\n<p>Il buio non si trasforma in luce come nei cartoni animati. Resta buio e nessuno gli parla. Mi passo la mano sull\u2019avambraccio, la pelle d\u2019oca arriva sempre quando penso al rumore di un cucchiaio sul piatto, l\u2019unico rumore che mi teneva compagnia in quei lunghissimi interminabili mesi di prigionia.&nbsp;&nbsp;<em>Qualsiasi cosa<\/em>. Penso.&nbsp;<em>Qualsiasi cosa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo pare dilatarsi Guardo l\u2019orologio sembra che sia passato tantissimo tempo eppure sono passati solo cinque minuti. Mi passo la mano sinistra sulla fronte e subito dopo la destra, nello stesso identico modo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La porta si apre, mi alzo come una molla.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBuongiorno. Mi scusi per averla fatta attendere.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il commissario entra come se nulla fosse, ha in mano alcuni fogli protocollo e non mi guarda.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriccio il naso e contemporaneamente piego in dentro le dita dei piedi, il dolore mi fa strabuzzare gli occhi. Il commissario mi guarda strano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi accomodi. Tranquillo, lei \u00e8 qua solo perch\u00e9 \u00e8 una persona informata sui fatti.\u201d Mi avvicina il bicchiere d\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLei fa il pittore, o almeno qua c\u2019\u00e8 scritto cos\u00ec.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, signor commissario. Faccio anche piccole sculture. Mi chiamano anche da fuori citt\u00e0\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Le mie dita tamburellano il tavolo attirando l\u2019attenzione del commissario. Cerco di smettere, ma l\u2019ansia \u00e8 troppa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBuono a sapersi, potrebbe servirmi.\u201d Lui mi sorride, forse spera di mettermi a mio agio. Non sa che non \u00e8 possibile e non lo sar\u00e0 mai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVolevo sapere, se a lei non dispiace, come mai il 12 giugno, lei ha percorso una decina di volte avanti e indietro il viale Giardini.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Lo guardo fisso con aria sorpresa, ma non \u00e8 sorpresa. \u00c8 un ennesimo tic. Io lo so benissimo il perch\u00e9 di quel andirivieni, ma come faccio a dirlo al commissario? L\u2019espressione stampata nella mia faccia e il continuo fare l\u2019occhiolino, non rende facile essere creduto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome\u2026 Come\u2026 Fa a saperlo. Mi scusi\u2026 Scusi\u2026 I tic non mi danno tregua\u2026 Tregua.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLe telecamere signor mio, le telecamere.\u201d L\u2019espressione del commissario \u00e8 contrariata. Forse si domanda se i tic possono essere contagiosi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cStavo lavorando nella villetta dei signori Rocchi, come finivo il materiale andavo a comprarlo.\u201d Mento spudoratamente, sapendo che il commissario non ci avrebbe mai creduto. La&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sindrome_di_Tourette\">Tourette&nbsp;<\/a>trascina con se anche i movimenti compulsivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Io quel giorno assecondavo le mie fissazioni, andavo avanti e indietro su quella strada, e mettevo solo la seconda, anche a costo di far urlare il motore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer dieci volte? E dove avrebbe comprato il materiale?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNel colorificio in piazza Michelangelo. Proprio alla fine del viale.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSa che quel giorno \u00e8 stato rapito un bambino?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUhhhhhhh\u2026\u201d Un forte ululato esce dalla mia bocca contorta, cerco di fermarlo ma lui si imbestialisce ed esce lo stesso, anche pi\u00f9 forte se possibile. \u201cS\u00ec, ho letto i giornali, ma io che c\u2019entro?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLei andava avanti e indietro per la strada quella mattina, pu\u00f2 aver visto qualcosa.\u201d Ridacchio, ma non \u00e8 spontaneo. Un altro tic che in questo momento \u00e8 la mia condanna. Il commissario mi sembra sempre pi\u00f9 esasperato. Mi metto nei suoi panni, dialogare con me quando sono in ansia, non \u00e8 mai facile.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Faccio fatica a restare presente. Rivivo i giorni del mio ritrovamento. La confusione dentro il commissariato che mi fa girare la testa.&nbsp; Il ricovero in ospedale per scoprire se avessi avuto violenze o ero stato drogato. Mi piaceva quell\u2019attenzione, le infermiere mi coccolavano e mi portavano di tutto, mi sentivo amato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non volevo pi\u00f9 tornare a casa mia. L\u2019atmosfera l\u00ec, in quella casa era tetra e pregna d\u2019odio. Mai un sorriso una risata. Mia madre era sempre imbronciata e arrabbiata con la vita, tanto da dimenticarsi come si faceva a amarmi o a regalarmi una carezza o un abbraccio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono ancora convinto che l\u2019atteggiamento di mia madre fosse colpa mia, di quei tic che erano comparsi da un giorno all\u2019altro senza sapere perch\u00e9. Forse ERA colpa mia, se nessuno mi voleva bene. Ma in ospedale, tutti mi amavano, facevano a gara per starmi vicino, e il dubbio rimane ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accorgo che da qualche minuto non parlo e i tic sono spariti, incredibile. Il commissario mi osserva poi si alza di scatto facendo cadere la sedia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAdesso basta!\u201d mi dice sbattendo il pugno sulla scrivania. Indietreggio sgomento, stringendo le palpebre alternativamente, e contorcendomi le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi racconti del suo rapimento.\u201d Mi dice con rabbia tornando a sedere come nulla fosse. Era evidente che voleva disorientarmi, lo avrebbe capito anche un bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto mi riprendo dallo sgomento e comincio a parlare a filo continuo, la logorrea \u00e8 un altro dei miei mali, e racconto quello che per me, ormai fa parte della mia vita come un gene o una cellula.<\/p>\n\n\n\n<p>Fa male parlarne, ma sono costretto e il mio corpo urla NO in tutti i modi. Inevitabilmente comincio a scalciare contro la gamba del tavolo con il piede sinistro. Il commissario alza gli occhi al cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAvevo quasi dieci anni, stavo andando a scuola. Qualcuno mi ha messo la mano in bocca. Non vidi dove mi portava perch\u00e9 mi aveva messo un cappuccio in testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasi chiuso in una cantina per molto tempo. Un giorno trovai la porta aperta e uscii. Poi mi hanno detto che erano passati undici mesi prima di ritrovarmi. Non hanno mai scoperto chi fosse il rapitore. Non so altro.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQui leggo che il caso fu archiviato. Ma secondo lei non \u00e8 strano che la porta sia rimasta aperta per permetterle di fuggire?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEro un bambino, non mi sono fatto quella domanda.\u201d La bocca si contorce nel vano tentativo di reprimere un ululato.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia mente, intanto si \u00e8 ripresa la libert\u00e0 dovuta e riprende a vagare nei ricordi di quei giorni. Ho sempre gridato dietro quella porta chiusa, giorno dopo giorno finch\u00e9 ho urlato con tutto me stesso che avrei fatto qualsiasi cosa per uscire. Non avrei mai immaginato che quel&nbsp;<em>qualsiasi cosa<\/em>&nbsp;sarebbe stata una punizione e che mi avrebbe segnato tutta la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuei tic che la torturano, sono stati causati dal trauma del rapimento?\u201d Il commissario proprio in quel momento ruppe il silenzio e ricomincio con i tic.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo, la mia \u00e8 la Sindrome di Tourette, ne soffrivo gi\u00e0 prima del rapimento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh, ecco!\u201d Il commissario sembra soddisfatto dalla mia risposta e si zittisce per un po\u2019. Continua a guardare i fogli bianchi che ha in mano, fa finta che io non ci sia, ma mi pongo una domanda: \u00e8 normale uno che guardi dei fogli protocollo bianchi fingendo di leggerli? Mi sento invisibile, proprio come quando ero un bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPosso andare?\u201d Chiedo, infine.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPu\u00f2 andare a prendere un caff\u00e8 se vuole, ma resti in sala d\u2019attesa per il momento.\u201d&nbsp; Mi alzo sollevando le braccia al cielo, non \u00e8 un tic, ma un gesto di sollievo. Spero che il commissario creda sia un tic.<\/p>\n\n\n\n<p>Apro la porta e un poliziotto mi accompagna in sala d\u2019attesa. Ho capito, non posso andare a prendere il caff\u00e8 al bar. Mi siedo sconfortato nella panca dei tempi di Mussolini e mi indigno per il legno scheggiato e inciso da chiss\u00e0 chi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono accanto alla porta, non si sa mai, pu\u00f2 esserci bisogno di un\u2019evacuazione forzata e io sono pi\u00f9 vicino alla salvezza degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guardo intorno e scopro che sono solo, la folla di poco prima \u00e8 sparita. Probabilmente si sono stufati di aspettare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi scusi\u2026\u201d Il commissario con una tazza di caff\u00e8 in mano mi avvicina sorridente e me la offre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPu\u00f2 raccontarmi come passava il tempo durante il suo rapimento?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Lo guardo sorpreso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e9 lo vuole sapere?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCuriosit\u00e0, allora me lo dice?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEra quasi sempre buio. C\u2019era una finestrella molto in alto che faceva passare della luce qualche volta, ma non sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Pioveva e non faceva mai caldo. Il rapitore mi aveva lasciato un tamagochi e io giocavo sempre con quello. Quando si scaricavano le batterie, le trovavo nel piatto insieme al panino al salame e un cucchiaio. Non mangiavo altro. Solo panini al salame.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe vita noiosa\u2026 Il cucchiaio, perch\u00e9 il cucchiaio per il panino al salame? Ma non l\u2019ha mai visto in faccia?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Lo guardo con tristezza. Il ricordo di un uomo con un passamontagna si affaccia alla mia mente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo. Non l\u2019ho mai visto, e anch\u2019io mi sono sempre chiesto a che serviva il cucchiaio. La bocca mi si contorce in maniera assurda sembra voglia andare al posto del naso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che il commissario non ha mai visto nulla del genere. Mi sembra impressionato dalla quantit\u00e0 di muscoli che riesco a muovere contemporaneamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVenga con me.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDove mi porta?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSa cos\u2019\u00e8 il D.N.A.?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u2026\u2026s\u2026\u00ec \u201c Comincio a preoccuparmi, ho terrore di tutti quegli strumenti invasivi che hanno i medici.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe c\u2019\u00e8? Il commissario si ferma insospettito dalla mia reazione. Si era accorto che non era un tic ma non sapeva cos\u2019era.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scendo le scale seguendo il commissario, che ogni tanto si volta a guardarmi. Forse ha paura che scappi, o forse lo desidera perch\u00e9 cos\u00ec avrebbe ragione, o nel migliore dei casi per lui, avrebbe trovato il colpevole e chiuso il caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Entriamo in quello che sembra un obitorio. \u00c8 freddo e pieno di luci al neon. In quel silenzio irreale la mia ugola non trova altro divertimento che esprimere il suo dissenso lanciando un urlo da far accapponate la pelle a un orco.<\/p>\n\n\n\n<p>Trambusto e un levar di piedi mi arriva dagli uffici che si affacciano nel salone. Una decina di teste di tutti i colori si sporgono allarmate. Mi imbarazzo, divento rosso e comincio a tormentarmi le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Il commissario rassicura tutti, anche se non dice il motivo dell\u2019urlo. Poteva inventarsi qualche topo nel corridoio, ma avrebbero fatto evacuare l\u2019edificio con mia somma goduria e con suo grosso disappunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Entriamo in una piccola stanza e il commissario suona un campanello che stuzzica le mie corde vocali.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDlin dlon dlin dlon\u2026\u201d continuo a dire e non riesco a fermarmi. Mi guarda esasperato, nemmeno io riesco pi\u00f9 a sopportarmi. Spero che mi mandi via solo perch\u00e9 non mi sopporta pi\u00f9, ma \u00e8 una speranza vana.<\/p>\n\n\n\n<p>Da una porta a vetri esce un uomo calvo e corrucciato con il camice bianco. Gli occhi neri sormontati da un monociglio lo fa assomigliare a un personaggio di un cartone animato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi pare si chiami Yosemite Sam. Il commissario gli chiede di fare un tampone per il DNA. Yosemite gli risponde che non sar\u00e0 possibile fino a nuovo ordine. I test erano stati riservati solo in caso di omicidio, per via dei tagli al budget.<\/p>\n\n\n\n<p>Vedo quasi il fumo sopra il capo del commissario, stava andando in ebollizione. Sorrido dentro di me e mi sento libero dai tic. Tornando su per le scale intono il brano musicale che mi rilassa:&nbsp;<em>meraviglioso\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il commissario si ferma a met\u00e0 scala, mi guarda e sorride sornione. Ha capito che sto mentendo. Sa che io so qualcosa. La mia sensibilit\u00e0 acquisita con la sindrome mi fa quasi leggere nelle menti delle persone con cui parlo, la gestualit\u00e0 con cui interagiscono con me, apre la loro mente, permettendomi di capire cosa pensano.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo mi \u00e8 molto utile nel mio lavoro perch\u00e9 riesco ad accontentare i clienti. Ma ora capisco che c\u2019\u00e8 un altro con il mio stesso dono. Il commissario.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSignor Travel, la villa dei signori Rocchi \u00e8 proprio di fronte alla casa del bambino rapito. Sicuro di non aver visto nulla?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha preso in contropiede, mi stavo rilassando e pregustando il momento in cui avrei lasciato quel posto cos\u00ec caotico, invece lui ricomincia con le domande.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSicuro, lavoravo dentro il salone che d\u00e0 sul cortile retrostante. Non ho visto nulla.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDel bambino si sono perse le tracce nel momento in cui lei lasciava la villa dei Rocchi una delle tante volte. Non ha visto qualche auto che passava da quelle parti?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mamma mia, stanno tornando i tic, il brivido comincia a salire nella spina dors\u2026 UAHHHHHH.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cScusi tanto, mi dispiace, scusi tanto mi dispiace\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec\u2026 S\u00ec\u2026 Mi dica, i tic arrivano quando lei \u00e8 in ansia?\u201d rispondo s\u00ec impulsivamente decretando la mia condanna a morte, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMeglio di una macchina della verit\u00e0.\u201d Il commissario mi guarda ghignante mentre abbasso gli occhi come se mi avesse sorpreso con le mani nel vasetto della marmellata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAndiamo nel mio ufficio.\u201d Mi dice improvvisamente. Io posso solo seguirlo e lasciare uscire i miei tic liberamente. Arriviamo nella ormai, ipervisitata sala d\u2019attesa mentre un poliziotto si avvicina all\u2019orecchio del commissario e gli sussurra qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi sieda, attenda che la richiami.\u201d Mi indica una panca, la solita che mi fa indignare, e con lo sguardo mi inchioda alla seduta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il piede comincia a fare il ballerino mentre la sala d\u2019attesa si riempie sempre di pi\u00f9. Ormai la folla \u00e8 cos\u00ec cresciuta che non ci sono pi\u00f9 posti a sedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardo uno specchio al di l\u00e0 del banco delle informazioni e mi sembra di vedere un bambino con i cappelli biondi che sale su un furgone. Cerco di gridare, voglio avvisarlo di non salire su quell\u2019auto.<\/p>\n\n\n\n<p>Altrimenti avrebbe dovuto fare qualsiasi cosa per tornare a casa,&nbsp;<em>qualsiasi cosa<\/em>.&nbsp; Un urlo esce fuori dalla mia bocca mentre salto tre volte. I tic non mi danno tregua, non lo faranno mai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSignor Travel?\u201d Il piantone mi chiama.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPu\u00f2 andare, ma resti a disposizione dei nostri agenti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente posso andare. Non riesco a capire perch\u00e9 mi chiamino ogni volta che qualcuno viene rapito. Chiamo la terapista per chiedergli se pu\u00f2 ricevermi e con mia grande soddisfazione accetta. Scendo le scale del commissariato e mi ritrovo nella piazza del tribunale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il commissario non voleva lasciarmi andare. Ci scommetto che sospetta qualcosa. Ma non do spago ai pensieri negativi e prendo la metro per arrivare allo studio della terapista. Mi siedo di fronte ad una ragazzina che digita freneticamente al cellulare beata giovent\u00f9. Accidenti, arriva il brivido\u2026 No!<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cWoff woff\u201d Le mie mani toccano alternativamente le mie orecchie e mentre grido, storco la bocca e arrossisco, mi guardano tutti con gli occhi di fuori. E sento mormorare la parola: \u201cdrogato\u201d. Mi viene da piangere. Mi alzo di scatto, lancio un urlo e dico.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Cazzo, sono malato abbiate un po\u2019 di ritegno non guardatemi.\u201d Qualche risata dietro le mie spalle e sguardi di compassione da una vecchia signora seduta di fianco a me. La ragazzina non ha sollevato lo sguardo neppure per un secondo. Non sono importante per lei.<\/p>\n\n\n\n<p>La metro si \u00e8 fermata e scendo, anche se non \u00e8 la mia destinazione. Il sospiro dei passeggeri si confonde con il fischio del compressore che chiude le porte. Mi asciugo le lacrime di rabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>La Tourette non mi da scampo. Certe volte vorrei morire, e lo penso mentre il polpastrello del dito indice si consuma strisciando nel muro. Finalmente sono arrivato allo studio della dottoressa. Salgo le scale e lei mi riceve sorridente come sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una bella ragazza, ho scoperto da poco che vive insieme ad un\u2019altra donna. Mi ha confidato che si amavano e alla fine nonostante le loro famiglie erano contrarie hanno coronato il loro sogno. Vivono ormai insieme da vent\u2019anni e sono felici.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLeonardo, allora, cosa mi racconta?\u201d Ne avrei da dire a cominciare dalla convocazione del commissario.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon va bene dottoressa, i tic che tra l\u2019altro mi vengono spesso, quando sono sotto pressione, disturbano la mia vita sociale, anche se \u00e8 quasi inesistente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema sono le ossessioni: non esco di casa se non torno indietro almeno 10 volte per vedere se ho spento le luci, e so che le ho spente, ma lo stimolo \u00e8 irrefrenabile, lo devo assecondare altrimenti arriva il brivido nella schiena e poi i tic.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSa che lei deve imparare a essere rilassato anche nei momenti pi\u00f9 stressanti, vero? Gli esercizi che le ho dato li sta facendo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Wof wof. S\u00ec\u2026S\u00ec. Dico mentre tocco ritmicamente il tavolino e il fermacarte di fronte&nbsp; a me.<\/p>\n\n\n\n<p>Le devo confessare una cosa. Dico con aria greve.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi dica, sono qua per ascoltarla.\u201d La sua voce \u00e8 dolce, mi rilassa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOggi sono stato convocato al commissariato per il rapimento di quel bambino.\u201d Vedo che non si stupisce e resta tranquilla seduta e attenta a quel che dico.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cLeonardo, il commissario ha chiamato anche me, per sapere se lei \u00e8 una persona psicolabile, visto il suo comportamento.\u201d Sorride mentre me lo dice.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNaturalmente gli ho risposto che lei \u00e8 una persona equilibrata e degna di fiducia, che la Tourette non invalida assolutamente il suo intelletto, che, anzi, ha una marcia in pi\u00f9 in confronto a noi persone, cosiddette normali. Che \u00e8 un validissimo artista pieno di fantasia.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo sguardo vaga alla ricerca del mio dipinto a parete. Da quella parte si apre la porta per i Caraibi, l\u2019azzurro del cielo e il mare con le tartarughe che hanno una zampa dentro l\u2019ambiente, e la palma che accarezza il portalampada; le onde che si infrangono a met\u00e0 studio, tra il tappeto e la poltrona.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ci fosse stata la musica del mare sembrava di stare proprio in mezzo alla spiaggia incontaminata di Waikiki.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAllora, perch\u00e9 mi tortura.\u201d Dico esasperato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVuole sapere cosa gli \u00e8 capitato quando \u00e8 stato rapito. Proprio non vuole dirglielo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sicuramente lo sospetta, non \u00e8 colpa mia ma ho paura del giudizio di chi non ha vissuto la mia stessa situazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDovrebbe parlare, Leonardo, forse servirebbe a trovare il bambino rapito.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>I brividi alla schiena ricominciano e la mia bocca si contorce. Ha ragione il commissario, la Tourette \u00e8 meglio della macchina della verit\u00e0. Dopo un\u2019altra ora di chiacchiere e esercizi di rilassamento saluto e la ringrazio per i consigli.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi avvio alla fermata della metro per tornare a casa. Ho la mente dentro il dipinto dello studio. Qualcosa mi dice che sarebbe bello andare a stare in spiaggia senza stress, senza nessuno che ti giudica. Un sorriso illumina la mia faccia sempre adombrata.<\/p>\n\n\n\n<p>Dura poco, qualcuno viene a sbattere violentemente sopra di me. Una ragazza, o meglio una donna a cui \u00e8 caduta la borsa. Cercando di recuperarla mi \u00e8 venuta addosso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi scusi, mi spiace.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon \u00e8 nulla.\u201d Rispondo guardandole gli occhi del colore del mare di Waikiki.&nbsp; \u201cEcco, la borsa.\u201d Mi ero inchinato a raccoglierla istintivamente. Restiamo cos\u00ec, a guardarci senza sapere perch\u00e9. Poi lei mi dice: \u201cMi scusi, stavo andando a prendere un caff\u00e8, vuol farmi compagnia?\u201d&nbsp;<em>La sera pi\u00f9 bella della mia vita<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono passati tre anni, disteso sulla spiaggia di Waikiki cerco di ricordarmi gli eventi che mi hanno portato qui. Ci rinuncio, guardare la mia compagna che nuota felicemente a qualche decina di metri da me \u00e8 pi\u00f9 coinvolgente. La mia mano tocca una testolina riccioluta che si sta svegliando proprio in quel momento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPapi\u201d Dice con la bocca ancora impastata dal sonno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVoio acca\u201d Lo guardo sorridendo e gli do il biberon pieno a met\u00e0 d\u2019acqua, ma la mia mano si scuote provocando una risata sincera nel mio bambino, i tic per lui sono dei giochi. Lo mette in bocca e torna a dormire. La mia mano lo sfiora delicatamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLeonardo?\u201d Monia mi chiama, \u00e8 uscita dall\u2019acqua e mi guarda con quegli occhi blu che mi hanno fatto innamorare. Strizzo gli occhi, dei tic mi \u00e8 rimasto questo e qualche altro movimento involontario che riesco a gestire benissimo, anche se sono ancora compulsivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli esercizi insegnati dalla dottoressa hanno fatto miracoli, ma il colpo di grazia glielo ha dato l\u2019arresto del mio rapitore. Era la stessa persona che aveva rapito il bambino tre anni prima. Lo hanno catturato grazie alla lettera che ho fatto recapitare al commissario prima di eclissarmi ai caraibi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCaro commissario, la mia terapista mi ha consigliato di confessare tutto quello che mi \u00e8 successo, potrebbe aiutare a trovare il bambino prima che sia obbligato a fare cose che lo segneranno per tutta la vita. Il mio rapitore mi ha tenuto nove mesi chiuso in cantina.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi diceva che mi avrebbe lasciato libero solo quando io avrei fatto una determinata cosa solo perch\u00e9 la volevo fare, senza obblighi. Io non lo volevo fare, ma alla fine sono stato costretto dalla mia voglia di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho dovuto giocare al dottore di mia spontanea volont\u00e0 con il rapitore. Pu\u00f2 immaginare cosa significhi, non scendo in particolari. Il rapitore vestiva come un postino ed aveva a quel tempo circa trentanni. Le auguro di trovare il bambino. Io ho trovato l\u2019amore e la serenit\u00e0. Buona vita.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Poco tempo dopo il commissario mi sped\u00ec una mail per dirmi che avevano ritrovato il bambino, ma lui non aveva subito ancora abusi sessuali. Era stato fortunato grazie a me.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero stato fortunato anche io, mentre pensavo a Waikiki, sono andato a sbattere contro un\u2019agente di viaggi che mi ha amato a prima vista. Ora posso raccontare come la mia vita con la sindrome di Tourette non \u00e8 pi\u00f9 una tragedia.<\/p>\n\n\n\n<p>Se non fosse stato per lei, non avrei mai conosciuto la mia dolce compagna. Non sarei diventato un famoso pittore d\u2019interni e non sarei qui a far ridere mio figlio con quel verso del cane che odiavo a morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Pubblicato in <a href=\"http:\/\/www.ritapinna.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ritapinna.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi \u00e8 che rompe a quest\u2019ora. 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